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Ci ha
nno scritto (Francesco a Lucrezia)Ai Soci dell'ARCI e ai giovani di Buia
Dopo la festa del 4 Settembre in Monte ci vengono da fare alcune considerazioni.
L'avevamo concepita come una festa diversa dalle sagre tradizionali o dai festivals dell'Unità e dell'Avanti; non doveva essere un mezzo di finanziamento dell'ARCI, bensì un momento di divertimento collettivo che favorisse al massimo la partecipazione attiva di noi giovani, non tanto dietro al banco del chiosco quanto sul palco a cantare, a dire, a recitare, a gridare quello che a uno gli passava per la testa.
Un modo di stare assieme diverso dal solito bar, dalla solita discoteca, dal solito cinema.
Insomma qualcosa fatta da noi, e non "messaci a disposizione" dagli altri: vuoi genitori, preti, i padroni delle sale da ballo e dei cinema.
Ma sul palco e in "platea" ci siamo ritrovati in pochi; la maggioranza dei giovani di Buia non c'era. Perchè? Forse non avevamo fatta abbastanza pubblicità, non avevamo spiegato molto bene le nostre intenzioni. Forse i musicisti che hanno suonato erano poco conosciuti.
Però crediamo che al di là di queste ragioni ci sia la difficolta da parte dei giovani e non solo di loro, di accettare il circolo ARCI per paura di essere strumentalizzati e privati delle loro idee.
Vi è come il timore che collaborare e partecipare alle attività dell'ARCI voglia dire prendere apertamente una posizione politica precisa, assumere un'immagine in pubblico col rischio di non sapere difendersi dalle critiche della gente.
Si ha come l'impressione che, sotto sotto molti avessero voglia di venir su in Monte a divertirsi come noi ci siamo divertiti, ma che qualcosa li frenasse. Probabilmente un sentimento di distacco e disinteresse rispetto all'attività dello ARCI che, con tutta probabilità?non riesce a esprimere "l'altra" condizione giovanile, cioè quella che si riflette,tanto per intenderci, nelle sale da ballo tipo "La Grotta"•
Ora, si sa che in questa società qualsiasi iniziativa che non sia controllata dalla parrocchia, dai partiti dominanti o comunque dalla classe dirigente (i "sorestans") viene tacciata di "comunismo" e boicottata.
Non ci soffermiamo sul discorso se l'ARCI è comunista o no, che ne abbiamo molte volte parlato. Piuttosto osserviamo che il problema più grande per noi in questo momento è superare quel sentimento di isolamento che avvolge il nostro lavoro; è un fatto che ci sembra di lavorare nel vuoto, che non sentiamo la collaborazione della gente, dei giovani né l'approvazione né il dissenso. Uscire da questo isolamento significa recuperare innanzitutto la nostra identità di giovani; cioè uscire nella società con la nostra problematica e i nostri bisogni.
Il bisogno di avere un peso maggiore nellle decisioni politiche e sociali, di avere un diverso rapporto con i genitori a l'altro sesso, il bisogno di avere delle strutture gnostreh in cui incontrarci ed esprimerci. Non si tratta più di offrire un gservizioh alla popolazione di Buia (un giornale un film, una conferenza), si tratta di utilizzare il circolo a le attrezzature (e speriamo che il Comune pensi una benedetta volta ad un centro sociale!) par dire quello che noi abbiamo dentro, non quello che gli altri vogliono sentirci dire.
Così il circolo ARCI, anzi i suoi aderenti, potranno almeno confrontarsi con i giovani, che, oggi, restano indifferenti. Avremo cosi modo di parlare con gli altri non in quanto comunisti o democristiani, ma in quanto giovani che in questa società, vivono le medesime condizioni di emarginazione.