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Il Titolo

Un nome già fatto è noto, in patria e fuori, un attributo non certo meritato - e se lo è torna a nostro onore - quello che assumiamo per la nostra pubblicazione "IL REGNO DI BUIA,,! Cilici crede a questo appellativo con cui veniamo gratificati ed alle volte interpellati?

E' una definizione come un'altra - in Friuli abbiamo tanti paesi con qualifiche poco lusinghiere - della quale noi non ci addontiamo, ma ci "arrangiamo,, -senza fare scongiuri come faceva quel nostro Pievano che presentandosi ad un PrincipeArcivescovo si sentiva complimentare per la notorietà di Buia nel mondo: egli lusingato enumerava le benemerenze del suo paese quando bonariamente venne interrotto : " Non per questo Reverendo... v'à di ben altro per cui Buja è celebre... Dica dica, caro lei, come fanno in confessione con quei cotali?..

" O, semplice Eccellenza. . si fa a metà e si assolve... ,,

Arrangiarsi dunque... Ma quale barba può stabilire oggi chi detenga il primato nelle " falsificazioni ,, ?

Se, come si vuole un giorno la leggenda - di un regno senza re - venne consacrata su dei dischetti lucenti e sonanti, ciò torna come si disse, a nostra gloria, perchè così facendo i nostri avi avevano giocato un brutto tiro, anzi una sfida, all'occhialuta sbiraglia austriaca, la quale fra i nostri colli si accaniva a voler cercare quegli che, falsando moneta, si erano ripromessi di danneggiare la Banca  Imperiale e regia.

Il mito era creato! Nessuna meraviglia quindi che questo abbia i suoi apostoli ed i suoi seguaci.

"IL REGNO DI BUIA , dunque! E le sue pagine, raccoglieranno cose nostre: cronache, interessi locali, brani di storia patria; una piccola palestra dove i giovani possono spiegare le... proprie ali per voli più vasti ed arditi.

La situazione

Buia è un paese isolato un pò troppo dai centri della Provincia ed è naturale che i suoi abitanti formino in loro stessi una visione quasi isolana delle cose.

Il nostro giornale aspira alla vita e pensa di viverci fino alla venuta del tram che a buona ragione si pensa debba portare ad un totale miglioramento della situazione.

L'inverno scorso era davvero impressionante per la massa di disoccupati che avevamo; di nuovi lavori non se ne vedeva traccia, di propositi e proponimenti ancora meno. Per l'emigrazione era inutile parlare.

Ora invece la situazione è meno gravosa. Il lavoro per la sede stradale del tram potrebbe occupare maggior numero di operai ma per il primo lotto accontentiamoci.

La costruenda filanda in S. Floreano occupa un discreto numero di lavoratori e così pure il costruendo asilo che sorge al centro, voluto per la munificenza della signora Rachele Furchir.

Lavori sono stati fatti allargando una via ad Ursinins Grande ed un'altra ad Ursinins P. dove oggi rendono buona comodità a quelle frazioni. Inoltre si fanno lavori per le acque in Andreuzza ed al bivio sopra Madonna.

Altro lavoro di una certa importanza dal lato urbanistico è quello della costruzione dei nuovi edifici della Cooperativa Trasporti.

Ottima l'impostazione del pi no stradale che continuando fin verso S. Bartolomeo potrà un giorno formare un'arteria di circonvallazione, uscente sopra la salita di Cioč.

Purtroppo non tutti i lavori che si sono fatti e si stanno facendo sono bastati e bastano a togliere la disoccupazione, che era spaventosa nel paese tanto che diversi gruppi di persone già lavorano in Austria, altri in Francia ed altri ancora attendono di seguirli.

Vogliamo augurarci che tutti questi lavori vengano a conclusione e principalmente quello tranviario che è il chiodo fisso con cui il nostro giornale ha intenzione di battersi, convinto che la meta, è il benessere di Buia.

vino si fa anche a Buja ed è quello che maggiormente ci piace perché ha il " nestri abocat,, i sapori e gli aromi a noi più graditi e consueti, quello che ci ridona appetenza allorché convalescenti, che rinnova quotidiana energia nei nostri vecchi.

Voi

Parliamo di voi che siete morti in guerra, di voi che, stanchi di scoppi, allorché la morte vi colse pensaste che finalmente avevate raggiunta la pace.

Quale delusione non provate a sentirvi continuamente citare dagli uomini di guerra, a sentire che voi volete essere vendicati, che moniste combattendo contro quel tal o tal'altro nemico.

Quale delusione non provate quando vedete che siete proprio voi la fabbrica dei nemici. Voi che un mattino stavate per incominciare il lavoro quotidiano allorché vi dissero che bisognava andar a vendicare i morti, immolati combattendo contro questo o quest'altro.

Poveri morti, abbandonaste il lavoro e, indossata la giubba, partiste. Ma ritornaste e ritornate tuttora appena "qualcuno,, ha urgente bisogno di nemici.

Non importa se non sono quelli che credevate voi. Voi servite ugualmente, anzi siete "cose,, necessarie per la guerra di una nazione. Appena ne termina una, parte di voi vengono cancellati dall'angolo della via, parte rimessi per starvi finché termina la prossima.

Quando la guerra finirà veramente solo allora avrete trovata  la vera  pace.

Prima sarete continuamente sfruttati dai sentimenti umani, miseri giocattoli in mano di capi che, dopo avervi data una tinta, vi espongono in piazza per farvi piangere o ballare.

"Mi occorrono almeno mille morti - disse un giorno il Caporale ; e i Caporali non sono finiti. Ancora esistono coloro che cercano di far apparire che voi siete morti per disunire e vi escludono dalla cerchia dei morti comuni tenendovi a portata di mano nel reparto "reclam" assieme ai manifesti.

Appena accorrete eccovi in testa alle folle, agli eserciti come esche e come incitamento: - "Tutti devono essere pronti a morire per la propria fede! (come siete morti voi); tutti devono essere pronti a morire per la propria   patria.

E si moltiplicano le disunioni, i nemici e nuove vittime scendono accanto a voi a deludersi come voi vi siete delusi.