INDIETRO 

INDIETRO A CLERO BUJESE

 

Le sue note 

hanno incantato tre Papi

di Gemma Minisini Monassi

 

FOTO

 

Splendeva il sole il giorno di San Pietro e Paolo del 1949 e tutta Avilla era in festa per la Prima Messa di padre Emidio Papinutti (1), ordinato sacerdote appena tre giorni prima dal vescovo Giuseppe Zaffonato nella Basilica della Madonna dei Miracoli, a Motta di Livenza.

Davanti alla chiesa, addobbata con alte canne di granoturco, una piccola folla aspettava impaziente l’arrivo di Ercole, come ancora tutti lo chiamavano, anche se già da anni vestiva l’abito francescano con il nome di frate Emidio. Circondato dalle autorità che erano andate a prenderlo a casa, con accanto mamma Teresa, papà Leonardo, mons. Ivo Sant e don Saverio Beinat, il giovane fraticello arrivò sulla piazza del paese visibilmente commosso. Non si aspettava un’accoglienza così calorosa da parte dei suoi compaesani, in fondo erano passati tanti anni da quando aveva salutato tutti per entrare nel Collegio serafico di Lonigo, dove l’aveva portato l’amore per San Francesco e per la sua regola.

In collegio Ercole si era appassionato soprattutto allo studio della musica, rivelando subito doti di rara sensibilità interpretativa, lievità di tocco e freschezza tecnica.

Ad appena vent’anni era già organista e direttore del coro della Basilica della Madonna dei Miracoli. Sotto le sue abili dita il suono puro e caldo dell’organo si alzava tra le navate della chiesa, creando momenti di grande suggestione ed impatto emotivo.

Verso la fine degli anni quaranta i padri francescani del Veneto avevano dato vita ad importanti centri missionari in El Salvador e in Guatemala (2). Si erano fatti “ingegneri e architetti, muratori e manovali, imbianchini e piastrellisti. Le loro mani, dopo aver toccata l’Eucarestia, impugnavano badili e cazzuole, carrucole e livelli, pale e martelli” (3).

Nel 1953 anche padre Emidio dovette lasciare l’Italia per raggiungere il Guatemala, paese dalla realtà variegata e complessa che tende verdi amache tra i vulcani, terra dell’Eterna primavera”, dove dalla fitta vegetazione emergono con forza templi, piramidi, palazzi, osservatori, resti di città maya, mosaico di una cultura fantastica che continua a vivere sui volti e nei gesti della gente.

Prima destinazione la vastissima parrocchia di Zacapa, dove la comunità era viva, vitale e la partecipazione dei fedeli alla liturgia sentita ed entusiasta.

Quando c’era qualche festa importante, i contadini indios arrivavano in città la sera prima, dopo aver camminato anche per trenta chilometri. Passavano la notte nei corridoi della canonica, accovacciati sulle loro povere cose… alla mattina presto, tutti in chiesa!

“E preghiere e canti e confessioni e comunioni.

Poi il rientro alle proprie case. Altri trenta chilometri a piedi” (4).

…E strada a piedi ne ha fatta tanta anche padre Emidio per raggiungere i villaggi abbarbicati sulle montagne imbrigliate nelle nuvole, villaggi fatti di misere capanne di fango e paglia, col pavimento in terra battuta, animati, però, dalle voci e dai sorrisi dei bambini, dai costumi coloratissimi delle donne e dal suono dolce e malinconico della marimba.

Per svolgere la sua attività pastorale, per allargare gli spazi della carità e della promozione umana, padre Emidio si è avventurato sul filo di incredibili precipizi, a dorso di mulo si è arrampicato sugli altipiani lungo i sentieri di erba gialla, incurante del pericolo ha attraversato in canoa fiumi dalle acque vorticose…

Arrivato a destinazione c’era sempre festa grande in suo onore!

Due anni e mezzo fantastici, durante i quali la musica lo ha sempre accompagnato, aiutandolo a scoprire fili e affinità tra culture diverse e lontane, a trasmettere emozioni che arrivavano anche a chi non era preparato a ricevere quella straordinaria carica spirituale.

Dopo Zacapa, Guatemala City dove l’arcivescovo Mariano Rossel lo volle come organista della Cattedrale. Qui il giovane francescano dovette fare il musicista a tempo pieno: organista della Cattedrale, ma anche insegnante di organo nel Conservatorio nazionale, insegnante di canto nel Seminario arcivescovile ed in diversi collegi della città e poi lezioni private, collaborazioni settimanali alla Radio, pubblicazioni di articoli di musica sacra ed ancora lezioni di lingua italiana presso il nostro Istituto Culturale, conferenze, concerti… Un’attività intensa durata più di dieci anni, un’attività molto apprezzata che gli valse medaglie e riconoscimenti, soprattutto la “Stella della Solidarietà italiana” “per la costante collaborazione che durante parecchi anni ha portato alla nostra Ambasciata, consentendole di allargare a nuovi settori l’attività di avvicinamento italo-guatemalteco” (5).

Rientrato a Roma nel 1967, per volontà dei Superiori, frequentò il Pontificio Istituto di Musica Sacra, dove, in tre anni conseguì il Magistero in canto gregoriano, il diploma in archeologia cristiana, il diploma di organista liturgico, l’abilitazione per l’insegnamento della musica e del canto corale ed il Dottorato in musica sacra.

Documento di questa ascesi accademica “Il Processionale di Cividale” (6), lavoro giudicato meritevole della massima votazione: Summa cum laude.

Nessuno, sino allora, si era preoccupato di studiare criticamente e di trascrivere questo Codice, di collocarlo nella sua autentica cornice storica, religiosa, liturgica e musicale, per questo lo studio di padre Papinutti è “di importanza fondamentale per conoscere alcuni dei più caratteristici riti medioevali della Chiesa Cividalese” (7).

Pochi mesi dopo la discussione della tesi, Paolo VI volle concedere “in premio allo studioso, così brillantemente distintosi, una medaglia d’oro del Pontificato” (8).

Le strade di Paolo VI e di padre Emidio si erano incrociate la prima volta il 1° gennaio 1969 nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli, dove il Papa doveva celebrare la “Giornata della Pace”. Sedeva all’organo, per accompagnare i canti dell’assemblea, il frate francescano. Quel giorno Paolo VI rimase particolarmente impressionato dall’organista perché, disse, “aveva suonato in maniera diversa dagli altri”.

Alla fine della liturgia diede incarico a mons. Bugnini, Maestro delle Cerimonie Pontificie, di chiedere il suo nome.

Da allora, per vent’anni, padre Papinutti fu invitato ad accompagnare quasi tutte le celebrazioni papali, sia in San Pietro che nelle altre Basiliche romane.

Il 26 dicembre 1974 venne nominato Organista Ufficiale della Basilica di San Pietro, il 1° gennaio 1980 divenne anche Organista del Capitolo Vaticano. Il servizio durò durante tutto il pontificato di Paolo VI, nei trentatré giorni di papa Luciani e poi con Giovanni Paolo II, fino al 1989.

I sei organi di San Pietro, ognuno con propria sonorità e caratteristiche diverse, padre Emidio li ha suonati tutti con la classe del grande interprete, che sa accendere una storia dentro ogni componimento. A volte rimaneva alla consolle anche per nove ore di filato, per lavorare sul linguaggio del suono, per impreziosire le composizioni con intuito ed affinità d’eccezione, per far vivere nelle partiture la sua profonda cultura musicale, animata da finezza di gusto ed eleganza di tratto. Le sue erano esecuzioni ricche di raffinata sensibilità ed intelligenza, incisive e profonde, tessute di calda intensità, capaci di ritagliare nicchie di vera poesia. Sapevano produrre un coinvolgimento emotivo di rara forza ed imporsi per la leggerezza del tocco, la limpidezza delle melodie, per il disinvolto e magistrale dipanarsi del contrappunto.

Oggi, padre Papinutti, può fregiarsi del titolo di Organista Emerito della Patriarcale Basilica di San Pietro in Vaticano “per quanto ha fatto per il decoro delle sacre celebrazioni nella Basilica Vaticana, sia per le liturgie presiedute dal Papa, sia per le liturgie del Capitolo” (9).

Per quindici anni è stato anche Segretario Generale dell’Associazione Italiana Santa Cecilia, il prestigioso sodalizio nato per coltivare e sviluppare in tutta Italia la Musica Sacra, rimanendo nel solco della tradizione. A tale scopo ha promosso in tutte le Diocesi l’educazione liturgico-musicale del clero, delle Scholae Cantorum e dei fedeli, secondo lo spirito della Chiesa. Ha collaborato mensilmente alla rivista “Bollettino Ceciliano”, ha tenuto conferenze e incontri, ha animato corsi di aggiornamento, ha organizzato convegni regionali e congressi nazionali, ha svolto lezioni di canto gregoriano e polifonia sacra. Speciale merito ha avuto nel preparare le Solenni Messe papali (due con Paolo VI e tre con Giovanni Paolo II) in occasione dei congressi nazionali delle Scholae Cantorum.

Durante i vent’anni trascorsi a Roma ha composto brani destinati al servizio liturgico della Basilica di San Pietro, ha insegnato musica nelle scuole, ha tenuto concerti, dato alle stampe libri, condotto rubriche a carattere musicale presso la Radio Vaticana, collaborato a giornali e riviste, soprattutto con “L’Osservatore Romano”, sulle cui pagine, per più di dieci anni, sono apparsi suoi articoli (10).

Una vita piena di interessi e di lavoro, che però non gli hanno impedito di svolgere attività pastorale, soprattutto non gli hanno mai fatto perdere la sua francescana serenità.

Accanto ai numerosi premi e riconoscimenti che hanno accompagnato la sua lunga e prestigiosa carriera, c’è anche il “Nadâl Furlan” che il Circolo Culturale Laurenziano ha voluto assegnargli nel 1983. Buja ha voluto, così, dirgli un “grazie” sincero per aver contribuito alla “riscoperta delle antiche sorgenti musicali cristiane del Friuli e per la sua eletta attività compositiva ed esecutiva in America Latina e nel centro della cristianità”.

Alla cerimonia di consegna del premio, purtroppo, padre Emidio non potè essere con noi, ha fatto le sue veci il Rettore del Santuario di S. Antonio di Gemona, padre Gandolfo Venturini (11). In occasione della Pasqua 1991, però, si è fatto “perdonare” l’assenza, con uno splendido concerto tenuto nel Duomo di Santo Stefano.

Ancora una volta la sua musica è riuscita a coinvolgere tutti, stabilendo quel senso di comunicazione diretta ed immediata che alla fine sfocia in applausi calorosi.

Oggi vive a Mantova, nel convento di San Francesco continua la sua missione sacerdotale, continua a studiare, a scrivere, a lodare Dio “in cymbalis et organis”.

 

NOTE

(1)                Papinutti Ercole Mario (padre Emidio dell’Ordine dei Frati Minori), è nato il 17 maggio 1924. Suo padre Leonardo (Nard Zuss) era di San Floreano, mentre sua madre, Teresa Pittino (Gjgje Miloc), era nativa di Tomba.

(2)                Fondatore della Missione del Guatemala e El Salvador è stato padre Faustino Piemonte dell’Ordine dei Frati Minori. Nato a Buja (Udine) il 31 gennaio 1882, era ultimo di tredici figli. Due suoi fratelli si sono fatti sacerdoti, uno nel clero diocesano e l’altro Gesuita, mentre tre sorelle sono entate nella Congregazione delle Ancelle della Carità. Si è spento a Amatitlan (Guatemala) l’11 luglio 1973.

(3)                Emidio Papinutti, “Eterna Primavera”, Arti Grafiche Chiribella, Bozzolo (Mantova) 2002, pag. 109.

(4)                Ibidem, pag. 89.

(5)                La cerimonia della consegna della “Stella della Solidarietà italiana” si è svolta a Guatemala City, nel convento Cerrito del Carmen, alla presenza dell’ambasciatore d’Italia conte Folco Aloisi de Larderel, del procuratore del Presidente della Repubblica guatemalteca comm. Josè Guirola, dell’Arcivescovo S.E. mons. Mariano Rosell y Arellano e di numerose altre autorità civili e religiose.

(6)                Durante i secoli nei quali vi hanno risieduto i Patriarchi di Aquileia (733-1420), Cividale ha mantenuta viva la tradizione liturgica e musicale della Chiesa aquileiese. “Il Processionale” Codice C1, conservato nel Museo archeologico della città ducale, contiene le istruzioni per la celebrazione delle processioni e delle funzioni liturgiche, con i relativi accompagnamenti musicali. Nell’arco di un anno si svolgevano a Cividale più di centocinquanta processioni, in quaresima c’era una processione al giorno.

(7)                Emidio Papinutti, “Il Processionale di Cividale”, Ed. di “Int Furlane”, Tip. Sociale, Gorizia 1972, dalla Prefazione, pag. 6.

(8)                Dalla lettera indirizzata il giorno 22 ottobre 1971 al Preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra mons. Ferdinando Haberl, dal Segretario di Stato della Città del Vaticano.

(9)                Dalla lettera spedita a padre Emidio Papinutti dal Card. Aurelio Sabattani, Arciprete della Reverenda Fabbrica di San Pietro in Vaticano, il giorno 30 agosto 1989.

(10)            Gli articoli di carattere musicale pubblicati da padre Papinutti su “L’Osservatore Romano” durante gli anni 1986-’90, sono riuniti nel libro “Un popolo che canta”, edito a cura dell’Associazione “Amici dell’Organo” di Como nel 1990.
Nell’opera i “Giullari di Dio”, Edizioni Urban, Saronno (Milano) 1997, sono, invece, raccolti i novantacinque “medaglioni” pubblicati su “L’Osservatore Romano della Domenica”, negli anni 1990-’95.

(11)            La cerimonia della consegna del Premio “Nadâl Furlan” 1983, si è svolta sabato 17 dicembre presso la “Casa della Gioventù” di Santo Stefano di Buja, alla presenza di molte autorità civili e religiose. Padre Papinutti non potè essere presente perché impegnato, in mattinata, a San Pietro per il pellegrinaggio della Diocesi di Civita Castellana ed il pomeriggio in un concerto di musiche natalizie per organo, presso la Basilica di Santa Maria in Montesanto. Il giorno seguente, poi, doveva prestare servizio a San Pietro per la Santa Messa ed i Vespri.