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Poimes e Cuârs 

di Remo Molinaro

 

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«Ducj Asîns, di là de Poime, e ducj Slâfs, di là dal Cuâr!» Per mio nonno il mondo non solo era piatto, era una striscia di terra, larga sì e no un chilometro, tra “le Poime” ed il “Cuâr”. Era lì che viveva la brava gente, quella che lavorava e di cui ci si poteva fidare! Ovvio che “un friulano che scrive”, Roberto Ongaro, non poteva non dedicare un suo canto - “De Poime al Cuâr” - a questo piccolo paradiso terrestre.

Il figlio di mio nonno, mio zio, costretto non da terremoti ed alluvioni, ma dagli stessi peccati mortali politici di sempre, guerra e disoccupazione, ci è andato, “di là de Poime” e “di là dal Cuâr”. L’ha fatta, la strada, non attraversando la piazza di Pers, bensì andando “de Poime” verso Majano, Berlino e Santo Do­mingo, per poi arrivare dalla parte di Mels e Melesons “al Cuâr”. E gli “Asîns e Slâfs” di tutto il mondo gli hanno aperto occhi e cuore, gli hanno fatto capire che la nostra terra è piena di “Poimes e Cuârs”, fatti apposta per attraversarli, non per fermarsi davanti a loro. Fu la madre di un “Muc” - altro tema di un ro­manzo di “Roberto l’ungherese” - a curare mio zio appena finita la guerra, chiamandolo «mein Sohn», perché le ricordava il suo unico figlio caduto in guerra.

Dover abbandonare la propria “Poime” vuol dire poter avvicinarsi “al Cuâr” degli altri. E questo è un privilegio. Grazie al distacco da Pers e San Eliseo i miei hanno fatto un’amicizia profonda non solo con gente di Savorgnano e La­tisana, ma anche di Timau e Pulfero con famiglie che non si chiamano Per­sello, Peresino e Peresotto, ma Mentil, Muser, Jurman e Cencig, e che tra di loro parlano tutto tranne il friulano. Per capirsi, “di là de Poime”, basta avere fiducia ed osare un’esperienza.

Lontano, le diversità e la ricchezza culturale del Friuli emergono chiare, mentre a Pers e San Eliseo sventolano solo maglie del Milan e bandiere della Ferrari. Se è vero che il Friuli è la regione più europea d’Italia, questo lo si vede meglio fuori dal Friuli che nel Friuli stesso. Se il “Palio das Cjarogiules” non si disputasse a Paluzza, ma nelle montagne Svizzere, il borgo di Timau - al contrario della realtà - di certo non mancherebbe alla partenza.

Ma non solo il Friuli è piu grande in Svizzera, anche l’Italia e il mondo intero: Belluno è appena “di là de Ledre” e Lecce si trova solo “un tic pui in jù di Rodeán”. È di là, di Belluno, Lecce, Tirana e Nairobi che viene la brava gente, quella che lavora e di cui ci si può fidare! Basta attraversare “le Poime”, da straniero, per capirlo.

Noi, nipoti dei nonni, non siamo più costretti a cercare fortuna “di là de Poime”. L’abbiamo già, la fortuna, in tasca, assieme al cellulare e alla carta di credito. Ma questo non è solo un bene. Perché mentre passiamo le vacanze natalizie a Phuket, voliamo a Monaco per bere una birra e corriamo a Zeltweg per vedere rosso, la nostra anima rischia di rimanere a casa, incantata da “Tele Santo Stefano” e “Radio Collosomano”, catturata dal proprio campanile tra “le Poime” ed il “Cuâr”.