Il silenzio della galassia di Marco Tonino |
Sappiamo per certo che, solo nella nostra galassia, ci sono 200 miliardi di stelle e le galassie nell’universo sono decine di miliardi. E’ ragionevole pensare che, in 14 miliardi di anni di vita dell’universo, sia esistita o esista qualche civiltà avanzata: sono la statistica, la logica, il buon senso e l’enormità dei numeri a pretendere che sia così. Ma allora perché tutte queste civiltà non ci hanno mai visitato, non ci hanno mai lasciato traccia, non hanno mai inviato un segnale? Cerchiamo di capire perché, a tutt’oggi, non abbiamo mai avuto né una prova reale, né un contatto con forme di vita aliene. Qualcuno potrebbe far notare che gli avvistamenti di UFO sono civiltà aliene che vengono a farci visita. Ma già lo stesso nome UFO (dall’inglese: oggetti volanti non identificati) ci spiega chiaramente che sono oggetti non identificati e non navicelle aliene. Inoltre tutti gli “avvistamenti” possono essere spiegati in termini razionali e….terrestri! Tutto ciò che abbiamo in mano è il famoso segnale “non naturale”, denominato WOW, registrato la notte del 15 agosto 1977 che durò poco meno di un minuto. Tre grandi radiotelescopi furono puntati subito verso la sorgente dell’impulso, ma il segnale era ormai scomparso e non fu mai più ripetuto, né se ne ritrovò più traccia nemmeno su altre coordinate galattiche, né su altre frequenze d’onda. Quale risposta si può dare a questo silenzio che ci circonda? Le risposte, o meglio, le spiegazioni, a questo silenzio della galassia sono molteplici ed è forse la somma di tutte queste che ci chiarisce il perché di questo silenzio. Analizzandole una ad una però ogni lettore potrà sia accostarsi a quelle che trova più vicine al proprio pensiero, sia scartare quelle che non trova credibili. Ecco allora alcune possibili spiegazioni all’imbarazzante silenzio che c’è là fuori, nello spazio profondo: Non abbiamo ascoltato abbastanza a lungo. In fondo è da pochissimi decenni che stiamo ascoltando se arrivano messaggi artificiali dallo spazio. Basti pensare che se l’eventuale civiltà è situata su un pianeta anche solo a 500 anni luce da noi e quest’anno, nel 2009, decidesse di inviare un potente segnale che incrociasse (con grande fortuna) l’orbita terrestre, noi riceveremmo il messaggio nell’anno 2509….ne abbiamo ancora di tempo da star in attesa prima di ricevere il segnale! Forse finora abbiamo dimostrato di aver poca pazienza e nel cosmo si deve essere molto pazienti, perché i tempi sono sempre e comunque molto lunghi. Molto più lunghi di un’intera vita umana, che paragonata ai tempi cosmici è un’entita davvero insignificante. Serviranno intere generazioni prima di ottenere qualche risultato concreto. Tanti ascoltano e solo pochissimi trasmettono. Per quanto sia complesso captare un segnale tra i milioni di frequenze possibili e i miliardi di stelle nel cielo, è di gran lunga più difficile e costoso inviarlo. Poiché non sappiamo dove possa risiedere una civiltà avanzata dotata di strumenti in grado di ricevere un nostro segnale, l’opzione più sicura sarebbe di trasmettere isotropicamente, cioè con la stessa potenza in tutte le direzioni. La trasmissione isotropica garantisce di essere sentiti da tutti coloro che in quel momento siano sintonizzati su quella precisa frequenza (e solo su quella!) su cui trasmettiamo. Se volessimo inviare un segnale isotropico a banda stretta, in modo da farlo ricevere da potenziali antenne aliene entro solo 200 anni luce, la potenza richiesta dal trasmettitore supererebbe di poco l’attuale capacità elettrica di tutto il mondo. Quanto più lontano vogliamo spingere il nostro segnale, tanto più elevata sarà l’esigenza di energia. Una trasmissione isotropica quindi è da scartare per mancanza sia di energia sia di fondi economici. Se conoscessimo la posizione esatta di un radiotelescopio su un pianeta a 200 anni luce da noi, (ammesso di avere la sfacciata fortuna di trovare civiltà evolute così vicine) potremmo inviare il segnale da un radiotelescopio terrestre con un consumo di energia limitato, ma il punto è che non sappiamo dove puntare il trasmettitore. Inviare un segnale sulla frequenza ottica risulterebbe ancora più oneroso. Per essere visibili nell’ottico dovremmo riuscire ad emettere un fascio laser o di luce che superi in intensità la luce del Sole, oppure la civiltà che osserva nella nostra direzione vedrebbe solo la luce della nostra stella e il nostro segnale luminoso si perderebbe all’interno della luce emessa dal Sole. In sostanza o abbiamo un elenco dei sistemi planetari destinatari, con valori precisi delle loro posizioni, o il nostro sforzo per inviare il segnale sarà vano, perché il segnale rischierebbe di perdersi nello spazio e passare inosservato. Quindi sia in termini di calcoli, sia in termini di frequenze bisogna essere assolutamente precisi. Il tutto con la desolante certezza che la ricezione del segnale avverrebbe 200 anni dopo e l’eventuale risposta potrebbe essere ricevuta dopo 400 anni, quindi da generazioni di uomini molto lontane da coloro che lanciarono il segnale. E inoltre va ricordato che è molto improbabile che ogni 200 anni luce ci sia una civiltà evoluta, perché se questa fosse la densità media, vorrebbe dire di accettare l’ipotesi che esistono attualmente milioni di civiltà come la nostra. Forse le galassie sono piene di civiltà aliene in attesa di una telefonata e nessuna vuole pagare la chiamata, perché è troppo costosa. Quindi la spiegazione del silenzio potrebbe essere semplicemente che siamo tutti in ascolto, ma non c’è nessuno a trasmettere. Non trasmettono perché sanno che può essere pericoloso essere individuati. Questa è una motivazione legata a quella precedente. Oltre che costosa e complessa, l’attività di spedire messaggi, potrebbe rivelarsi un “boomerang”. Pensiamo a quello che è capitato ai nativi delle Americhe e al loro incontro con una civiltà aggressiva e in cerca di nuovi mondi dove trasferirsi e soprattutto….più evoluta tecnologicamente! Le altre stelle sono troppo lontane. Con qualche rammarico, si può constatare che, anche se esistessero attualmente nella nostra Galassia civiltà extraterrestri evolute oltre alla nostra, le distanze spazio-temporali sono tali che a tutti gli effetti pratici è come se ognuno fosse solo nella Galassia. Questa può essere dunque la spiegazione più logica: la Terra non ha mai ricevuto visite a causa dell’impossibilità e dell’incapacità di tutte le civiltà di portare avanti con successo voli interstellari. Le distanze fanno che sì che ognuna sia confinata, ora e per sempre, nel proprio sistema planetario. Ossia, se all’interno dello stesso sistema planetario, ci fossero due pianeti adatti a sostenere forme viventi, allora quelle civiltà avrebbero la possibilità di entrare in contatto tra loro. Ma perché possano entrare in contatto ci vorrebbe anche la coincidenza temporale. Ad esempio, per quanto riguarda il Sistema Solare attualmente la Terra è l’unico pianeta in grado di ospitare la vita. Tra 2 o 3 miliardi di anni quando il Sole diventerà più grande e con il suo calore brucerà ogni forma di vita sulla Terra, non è escluso che la vita possa fiorire su Marte, che diventerà più temperato. Eventuali Marziani di quel lontano futuro penseranno di essere gli unici esseri viventi ad aver mai abitato un pianeta del Sistema Solare! Ci inviano segnali, ma non sappiamo su che frequenza riceverli. Il grande radiotelescopio di Arecibo con la sua parabola di oltre 300 metri di diametro, potrebbe intercettare una trasmissione aliena proveniente anche da 5.000 anni luce di distanza. Il punto è che pochi radiotelescopi vengono usati per queste ricerche, quindi non si può pretendere di avere risultati senza ricerca. Inoltre anche quando si mette in uso un radiotelescopio, non possiamo sapere su quale frequenza le civiltà aliene preferiscano trasmettere. E’ come se ci fosse una emittente Tv che trasmette, ma di cui non conosciamo la frequenza per riceverla sul nostro televisore. Quindi se non troviamo la giusta frequenza, non vedremo mai quella trasmissione. Inoltre questa Tv non trasmette tutto il giorno, ma magari solo una volta all’anno per pochi secondi. E va detto che lo spettro elettromagnetico è molto più vasto rispetto alle frequenze che può ricevere una Tv. Le civiltà evolute durano poco e poi si autodistruggono. Senza ombra di dubbio l’intelligenza fornisce, agli individui che ne dispongono, un vantaggio enorme per arrivare a dominare un pianeta. Può darsi però che come un fuoco, dopo un certo tempo, si spegne da solo, così anche una specie molto intelligente finisca per estinguersi dopo aver “bruciato tutto l’ossigeno” e le risorse necessarie alla sua stessa vita. Quando una forma vivente diventa così evoluta da dominare e conquistare la biosfera del proprio pianeta e in tal modo distruggerla, l’evoluzione ha termine. Altri sostengono che le civiltà evolute siano destinate all’autodistruzione quando arrivano a scoprire “il segreto delle stelle”, la fusione nucleare, le bombe H. Riproducendo su un pianeta questi fenomeni tipici delle stelle e incompatibili con la vita, finirebbero per usarle rendendo inadatto alla vita il pianeta stesso. Per valutare la veridicità di questa spiegazione non abbiamo però alcun modello. L’unico esempio che abbiamo, cioè il nostro, potrebbe influenzarci troppo e rendere questa spiegazione poco imparziale.
La galassia è un luogo pericoloso per le forme di vita. Le stelle con tutto il loro corteo di pianeti ruotano lungo la galassia. Il Sole, e noi con lui, fa un giro completo in 226 milioni d’anni e in questo viaggio fare cattivi incontri è la norma. Osservando il cosmo al telescopio ci si può render conto che i fenomeni violenti sono frequenti. Nuclei galattici che esplodono, scontri tra intere galassie, supernovae, esplosioni di raggi gamma. Senza contare gli impatti continui tra pianeti e corpi celesti che vagano nello spazio. Su tempi brevi, di qualche secolo, questi eventi hanno poca rilevanza. Ma su tempi lunghi miliardi di anni, quali quelli necessari alla vita per evolvere fino alle civiltà avanzate, hanno un importanza forse decisiva, perchè con questi pericoli disseminati nel cosmo, in un arco di meno di un miliardo d’anni le estinzioni di massa sono inevitabili. Quindi è plausibile che nessuna civiltà avanzata possa sopravvivere abbastanza a lungo per arrivare a sviluppare tecnologie per viaggi intergalattici. In una galassia come la nostra si verificano in media una decina di esplosioni di supernovae ogni millennio. Tutte le eventuali civiltà, che si trovassero a transitare con il loro pianeta entro 30 anni luce di distanza, subirebbero un’estinzione dovuta all’emissione di raggi gamma e radiazioni incompatibili con la chimica della vita. Infine ci sono i GRB (Gamma Ray Burst) le terribili esplosioni di raggi gamma che possono sterilizzare un’intera galassia. Lo sviluppo del cervello a livelli umani è raro e la scienza non è uno sviluppo obbligato. Sulla Terra sono apparse milioni di specie viventi, ma per ora solo una con un cervello e un sistema nervoso super-sviluppato. Se questa è la media anche altrove, allora le civiltà scientificamente avanzate sono molto rare. Ci sono molti esseri viventi sulla Terra stessa, che non hanno avuto bisogno di sviluppare un cervello complesso, ma vivono bene e portano avanti la loro specie ugualmente. Basta guardare ai coccodrilli che vivono da più tempo di noi sul nostro stesso pianeta. Anche tra gli stessi Homo Sapiens possiamo vedere che esistono tribù, che non hanno alcun interesse per la scienza e vivono bene lo stesso nelle foreste. Quindi non è detto che altre civiltà aliene debbano per forza sviluppare interessi per la scienza e la comunicazione spaziale. La transizione da esseri unicellulari a pluricellulari è rara. Si sa che sulla Terra la vita batterica è apparsa relativamente presto, ma lo sviluppo di organismi pluricellulari ha richiesto miliardi di anni. Forse la Galassia è piena di pianeti sui quali la vita si è stabilizzata e bloccata al livello unicellulare. Una specie di “colpo di scena” finale:
Non riceviamo nessun messaggio per il semplice fatto che siamo soli nella Galassia: l’unica forma di vita intelligente nell’Universo. Forse la vita batterica non è una rarità, magari è piuttosto diffusa. La vita pluricellulare è più rara, ma solo un pianeta, la Terra, ospita una forma di vita intelligente.
La vita potrebbe aver avuto origine altrove nello spazio. E’ il concetto di Panspermia. Secondo questa teoria forme di vita microbiche viaggiano nello spazio su comete, sono presenti nelle nubi molecolari, nelle nebulose. Sono stati scoperti batteri in grado di vivere negli ambienti più ostili, senza luce, cibandosi di rocce o di materiale radioattivo. Batteri attaccati alle sonde Apollo hanno raggiunto la Luna ed erano ancora in vita dopo il rientro sulla Terra. Uno dei maggiori misteri sull’origine della vita è la relativa rapidità con cui è apparsa sulla Terra. Tutti questi indizi potrebbero far pendere la bilancia verso la constatazione che noi stessi Terrestri siamo in realtà tutti alieni. Vedremo nei prossimi anni se la missione “Stardust” da poco rientrata con polveri cosmiche e cometarie, potrà far luce su questi interrogativi. Purtroppo con le tecnologie attuali e con i leaders mondiali sempre impegnati a spendere i fondi per guerreggiare tra loro, la civiltà del pianeta Terra non sembra in grado di prendere l’iniziativa, né di effettuare viaggi alla scoperta di altre civiltà, né di lanciare precisi messaggi verso eventuali pianeti abitati. Per adesso, a noi uomini a cavallo tra il Secondo e il Terzo Millennio, non resta che rimanere in vigile attesa. Un’attesa che potrebbe durare per molti altri Millenni…. |