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Il percorso 

dal bambino all'astronomo

di Ferdinando Patat 

 

 

Deve essere stato poco dopo il terremoto del 1976, dal cortile di casa mia, quando ho guardato la luna con il binocolo di mio padre. Per la prima volta la vedevo per quello che era realmente, come una sfera appesa in cielo e nella mia mente di bambino iniziava a prendere forma la percezione dell'universo in tutta la sua abissale profondità. Non più un dipinto piatto, un lenzuolo nero forato dalla luce, ma un pozzo profondo, smisurato, al di fuori e al di là della comprensione umana.

Da quel momento, la passione per la bellezza del cosmo e dell'insondabile mi ha accompagnato sempre. Prima attraverso gli anni dell'adolescenza e poi, più avanti nel tempo, anche quando diventava sempre più difficile continuare a vedere questa bellezza nei numeri, nella meccanica quantistica e nella relatività generale. Era la curiosità e il tentativo di scoprire, di capire cosa c'era e cosa succedeva nelle remote profondità di quell'abisso senza fine e misterioso. Questa passione e questo sentimento non mi ha più lasciato, fino all'età' adulta, il tempo in cui ho realizzato che avrei continuato ad avere sempre più domande, per molte delle quali forse non avrei mai trovato una risposta. In fondo è questo che rende il lavoro del ricercatore, dell'astronomo così coinvolgente, una vera passione: il tentativo di percepire la realtà in modo più profondo, per vedere oltre ciò che incontra l'occhio umano.