La scuola dell'infanzia oggi. Gli asili e le scuole materne a Buja di Renzo Lorenzini | |
State ascoltando Renzo Lorenzini in una registrazione radiofonica degli anni '70
La scuola dell’infanzia ha superato definitivamente due caratteristiche che la relegavano a istituzione che poco aveva in comune con la scuola vera e propria. La prima è il carattere di assistenzialità e di custodia nei riguardi di una famiglia impossibilitata, per ragioni di lavoro, ad adempiere a questo compito nei riguardi dei figli in età prescolare. La seconda, più recente e dura a morire, è il carattere preparatorio alla scuola che segue, la scuola elementare, primo segmento della scuola dell’obbligo. Dobbiamo salutare con soddisfazione questo superamento concettuale e accettare, senza ritorni e ripensamenti, che la scuola dell’infanzia sia una vera e propria scuola dove il bambino dai 3 ai 6 anni conquista progressivamente la sua identità e la sua autonomia in un clima ricco di rapporti interattivi con i suoi simili e con gli adulti, attraverso un fare produttivo che lo mette di fronte alle sue possibilità e limiti, motivandolo a impegnarsi. La scuola materna si qualifica, oggi, come luogo adatto allo sviluppo integrale della personalità del bambino secondo i tratti della sua natura psicologica e della sua condizione civile e sociale. In sintesi: una vera e propria scuola di vita e di naturalezza ludico-affettiva e interattiva. La scuola materna rappresenta oggi, a tutti gli effetti, un segmento scolastico “emergente” e di “successo” il cui tasso di frequenza va continuamente espandendosi e la cui richiesta non subisce flessioni. Si tratta di un consapevole convincimento oppure di una richiesta di liberazione da compiti educativi da parte della famiglia? La risposta mi sembra scontata. Anzitutto va evidenziato lo sviluppo di una scuola che ha conquistato i suoi titoli di apprezzamento attraverso un processo storico e professionale di non breve durata e di non lieve impegno. Secondariamente va recuperata la fondamentale funzione della famiglia nella vicenda educativa del bambino. L’interazione scuola-famiglia può essere considerata, a questo proposito, il momento fondamentale e primario in termini culturali e di maturazione pedagogica. La recente affermazione giuridica della parità tra le scuole statali e non statali non fa che esaltare i concetti sopra esposti impegnando tutti, dai genitori ai docenti, dai gestori responsabili alla comunità tutta in una attenzione per la scuola materna che tenga presenti almeno questi elementi essenziali: 1. impegno etico-sociale come risposta agli squilibri ed alle disarmonie educative e culturali della società contemporanea; 2. ridefinizione degli elementi per un riconoscimento della cittadinanza del bambino e per una costruzione sociale dell’infanzia; 3. presa d’atto delle nuove conoscenze sui potenziali di apprendimento e di sviluppo del bambino e, nello stesso tempo, mantenimento delle istanze affettive; 4. definizione delle questioni educative e curricolari che devono costituire i termini di riferimento per una corretta attuazione normativo/legislativa della parità scolastica in grado di porre tutta la scuola materna italiana nelle migliori condizioni di funzionalità e di servizio educativo. LA SCUOLA MATERNA A BUJA, cenni storici. Un noto sociologo americano ha scritto in uno dei suoi libri: “I bambini rappresentano il messaggio vivente che noi trasmettiamo a un futuro che non vedremo”. Questa affermazione, chiarissima nella sua sintesi, rappresenta molto bene la preoccupazione che hanno avuto i nostri avi quando hanno voluto aprire i primi “Asili Infantili” per custodire i numerosi bambini mentre i loro genitori erano impegnati nei duri lavori dei campi o nei primi opifici. I Parroci, dopo l’enciclica “Pascendi” di Pio X (1907), che condannava quel movimento di pensiero che va sotto il nome di “Modernismo”, non potendo dedicarsi più di tanto negli studi e alla speculazione teologica, a causa del veto pontificio, si impegnarono nelle opere, nell’assistenza e nell’educazione. Oltre alle latterie turnarie, agli oratori, sorsero via via in quegli anni gli asili, affidati alle Congregazioni Religiose, o in alcuni casi, a donne del paese spesso prive di una qualche formazione culturale specifica, che coadiuvavano il sacerdote nell’opera di custodia educativa. Tali situazioni si sono perpetuate, con lodevoli eccezioni di efficienza ed efficacia educativa, pressoché fino alle soglie degli anni ’70 quando è stata istituita la Scuola Materna statale (legge n. 444 del 1968). Alla luce di queste considerazioni storiche è possibile intraprendere un breve escursus storico sull’origine e lo sviluppo della scuole materne di Buja. SCUOLA MATERNA “FRANCO ANDREA NICOLOSO” di S. Stefano Dopo la prima guerra mondiale la Comunità Parrocchiale di Buja beneficiò dell’aiuto della suore Francescane impegnate nell’assistenza degli anziani soli, poveri ed ammalati presso la locale Casa di Riposo. In questa istituzione vennero inseriti anche alcuni bambini orfani o con problemi psicofisici tali da non poter essere gestiti a livello familiare. Poco alla volta il numero dei bambini ammessi andò sensibilmente aumentando fino a costituire una vera e propria sezione di asilo infantile alla quale i bambini partecipavano portando da casa il pranzo al sacco. Si trattava di una lodevole iniziativa che si preoccupava esclusivamente della custodia e dell’assistenza con poche e residuali attenzioni formative educative e culturali. Nel 1947 una signora benestante del Comune fece costruire a S. Stefano un edificio destinato esclusivamente a scuola materna e lo donò alla Parrocchia per affrontare l’esigenza, sempre più sentita, dell’assistenza ai bambini dai 3 ai 6 anni. La donazione munifica era finalizzata al ricordo del proprio figlio, tenente medico Franco Andrea Nicoloso, caduto sul fronte jugoslavo nel 1943; da cui l’intitolazione della scuola. La scuola ha da sempre avuto un numero considerevole di bambini - oltre un centinaio - provenienti dalle frazioni del Comune e dai Comuni confinanti, fino all’istituzione, dall’anno scolastico 1976/77, di una scuola materna statale in ambito comunale. Da allora le sezioni sono passate da tre a due, con oltre cinquanta bambini. L’edificio originario, gravemente lesionato a seguito del sisma del maggio 1976, è stato completamente recuperato e ristrutturato grazie al contributo di tanti amici ed estimatori buiesi della scuola materna ma soprattutto grazie all’intervento generoso dei volontari delle valli del Bergamasco e del Bresciano che hanno operato instancabilmente nel comune di Buja dopo il 1976. Nel frattempo la scuola ha continuato ad operare, senza soluzione di continuità, in un prefabbricato installato nel cortile esterno dell'edificio originario. La scuola è stata diretta da personale religioso (Suore Francescane di Gemona) fino al termine dell’anno scolastico 98/99, da tale data è subentrato personale laico sia per quanto riguarda le docenti, sia per la direzione e il personale ausialiario. SCUOLA MATERNA “SACRI CUORI” DI MADONNA. L’origine di questa scuola materna risale al lontano 1927 quando un gruppo di donne della Parrocchia, con il sostegno dell’allora Parroco don Mattioni, decisero di creare una struttura per accudire ai bambini della Parrocchia durante la giornata che vedeva i genitori impegnati nei lavori dei campi o, in alcuni casi, assenti in quanto emigranti stagionali. Nel 1940 le suore di Maria Bambina sono subentrate nella gestione e hanno dato vita all’“Asilo Infantile Maria Bambina”, che operò fino al 1965 quando la Congregazione ritirò le suore educatrici da Madonna. Dopo un periodo di circa due anni, grazie all’interessamento di Mons. Urbani allora Arciprete di Buja e di don Carlo Cautero parroco di Madonna, nonché di due parrocchiani, Olivo Cojaniz e Sergio Pauluzzi, la scuola riaprì nel novembre 1967 sotto la direzione di due suore appartenenti alla congregazione francese “Sacri Cuori”, come scuola materna parrocchiale di Madonna. Il terremoto del maggio ’76 rese impraticabile l’edificio della scuola che fu, in seguito demolito. La scuola continuò a funzionare dapprima sotto una tenda e in seguito in un prefabbricato donato dalla Regione Lombardia. Attualmente la scuola funziona sempre sotto la direzione delle Suore Maestre di Santa Dorotea figlie dei Sacri Cuori affiancate da alcune educatrici laiche nel nuovo, superbo e funzionale edificio eretto su progetto dell’architetto buiese Vergilio Burello. Recentemente è stato inaugurato il parco attrezzato che circonda la scuola, realizzato con il contributo di tanti generosi volontari di Buja che completa l’area scolastica. SCUOLA MATERNA STATALE DI BUJA. La Scuola Materna Statale di Buja ha iniziato la sua attività nel 1976 per rispondere alla richiesta eccezionale di assistenza e di intervento educativo nei riguardi dell’infanzia a seguito dei gravi eventi sismici che avevano colpito la comunità. Ha funzionato in un prefabbricato attrezzato ad Avilla fino a giugno 2001. Dall’anno scolastico 2001/2002 la scuola si è trasferita nel nuovo e funzionale edificio progettato sempre dall’architetto Vergilio Burello in via Vidisêt accanto alla scuola media. Non sono numerose le comunità del nostro Paese che possono vantare una rete scolastica per l’infanzia simile a quella di Buja così ricca di opportunità e di scelta; i genitori infatti oltre ad avere una ampia distribuzione delle scuole all’interno del territorio comunale hanno anche la facoltà di optare, per l’educazione dei loro figli, fra istituzioni scolastiche statali o paritarie. |