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Benvenuto 2000 

Passato e futuro nei 

calendari delle scuole 

di Mirella Comino

 

FOTO

 

Di sigûr tes famèes di Buje 'e son inmò riserves di fotografies, ch'e vignaran in lûs un pôc a la volte. Cumò, intani, j ài cjatât une miniere là di Neva Eustacchio (n. 1922) che sta a Dartigne, ma 'e jere di Solaris.

Così come il 1629 è passato alla storia come «l'anno dei Furlani» a causa della massiccia migrazione di nostri conterranei che cercavano sopravvivenza nella ricca Serenissima, e così come il 1976 è per tutti noi «l'anno del terremoto», allo stesso modo è probabile che il 2000 passerà alla storia come «l'anno dei calendari».

Non sappiamo se e quando sarà mai sciolto il dubbio amletico sulla posizione di questa data nel millennio (è il primo anno del millennio nuovo o l'ultimo di quello vecchio?), ma sappiamo che, dal calendario classico di Frate Indovino a quello dotato di coroncina fosforescente con le immagini di Padre Pio oppure, sul versante opposto, da quelli discutibili «da garage» a quelli che ammettono candidamente di autoproporsi «per far soldi», certo è che ne abbiamo visti veramente di tutti i colori e di tutti i gusti.

Di fronte a tanto fenomeno, che ha scatenato una giustificata corsa alla collezione, le scuole di Buja non si sono tirate indietro, anche perché mai come in questo momento di grande passaggio epocale il calendario ha simbolicamente impersonato tutto il passato e tutto il futuro della nostra storia, vale a dire ciò che abbiamo ereditato dai giorni che hanno preceduto la mezzanotte del 31 dicembre scorso e ciò che vorremmo lasciare in eredità a chi verrà dopo di noi.

Si tratta certo di discorsi grandi, persino generici se trattati in due righe. Si può, però ragionevolmente pensare che non si tratti di discorsi difficili da prendere in considerazione, con i dovuti adeguamenti di cui la scuola deve farsi carico, insieme ai bambini, anche i più piccoli. Tant'è vero che tutti e tre gli ordini di scuole dell'Istituto Comprensivo di Buja (la nuova realtà istituzionale che comprende le scuole materne, elementari e medie del comune) hanno dato il benvenuto al 2000 con un calendario che rappresenta interessi, risorse, esperienze raccolte dal passato per essere portate nel nuovo millennio e fatte crescere con nuovi progetti.

 

Scuola materna: nel 2000 con il Colore.

 

Dicono le insegnanti della scuola materna di Avilla: «Nelle nostre classi, la realizzazione "artigianale" di un calendario da parte di ogni bambino è diventata una tradizione, con la quale si usa augurare buon anno a tutte le famiglie degli alunni. All'inizio il calendario era stato concepito come mezzo per riassumere il lavoro di osservazione effettuato sulle stagioni, ma negli anni successivi è stato perfezionato con l'uso di tecniche diverse che rispettano le capacità del bambino in rapporto all'età. Quanto alle tecniche, variano dalla stampa con l'impronta delle mani al frottage, dal collage all'incollatura di materiali di recupero, dall'acquerello al pastello a cera». Le mani e la loro capacità di creare opere d'arte partendo dalle cose di sempre sono dunque le protagoniste indiscusse di ciascuno dei settanta e più calendari messi insieme dai bambini di tre, quattro e cinque anni. Le mani, guidate dal più straordinario dei maestri: il Colore. Non c'è quindi da stupirsi che, scorrendo le pagine di carta da pacco che ricompongono lo scorrere delle stagioni, ci siano reminiscenze di Klimt, Monet, Van Gogh: le maestre presentano ai piccoli i quadri dei grandi Artisti di tutti i tempi, poi sono i quadri stessi a parlare il loro linguaggio più affascinante/quello del colore, che non ha bisogno di lunghi studi per essere capito dagli occhi spalancati su ogni sfumatura della creatività. Il signor Colore diventa così un amico che non si può dimenticare in un cassetto del secolo scorso, ma si deve portare con sé perché ci sono mille progetti ed attività che aspettano di uscire dal grigiore che affligge troppo spesso i grandi. E via nel 2000!

 

Scuola elementare: nel 2000 con Maria Forte e le sue poesie.

 

Anche nella scuola elementare l'idea di realizzare un calendario, quasi un libro, non è nata proprio all'ultimo momento. Già da qualche tempo nel plesso di Avilla si teneva d'occhio il 1999 come l'anno in cui si sarebbero ricordati il centesimo anniversario della nascita ed il ventesimo della scomparsa di Maria Forte, poetessa, scrittrice ed insegnante cui è dedicata la scuola. I preparativi erano partiti per tempo, nel '98, con la determinazione, da parte degli insegnanti, di riprendere in mano «Vôs Disdevore» e «Peraulis», le due maggiori raccolte poetiche della Forte, per riscoprirle coi bambini di tutte le classi. Affrontati di volta in volta i problemi linguistici (difficoltà di comprensione di termini friulani divenuti rari o perfino scomparsi, questioni di grafia, difficoltà di entrare, da parte dei bambini, nella profondità di certe immagini poetiche) la lettura delle poesie aveva alla fine rivelato tutta la loro bellezza: vi si trovava una Buja dai paesaggi, persone e modelli di vita del passato, ma allo stesso tempo una Buja attuale nei sentimenti, in taluni scorci ambientali, nella peculiarità del suo friulano. Non si poteva rinchiudere tutto questo nelle pagine di un quaderno. Le poesie dovevano anzi, diventare il mezzo attraverso il quale la scuola avrebbe saputo dimostrare il suo ossequio alla memoria della Forte ed il suo affetto alla professoressa Andreina Nicoloso Ciceri, figlia di Maria Forte, che impersona concretamente il trait d'union tra gli alunni e la figura della Titolare della scuola. Così, sulla base di un'esperienza precedente che aveva visto alcuni bambini trasformarsi in piccoli medaglisti sulle orme dei Maestri incisori bujesi, la prima interpretazione di alcune poesie fu trasformata in una serie di otto medaglie di bronzo, realizzate fino al gesso positivo dalle mani degli alunni stessi. Contemporaneamente le stesse ed altre poesie continuavano il loro viaggio nell'immaginazione dei ragazzi, che le traducevano in disegni. Scelti dodici brani particolarmente adatti ad essere associati a ciascun mese dell'anno, e scelto con una votazione in piena regola, tra i tanti di ogni classe, il disegno che illustrava al meglio ciascuna poesia, tutto è stato pronto per costruire l'impianto fondamentale del calendario. Una mostra presso la scuola, nel giugno '99, annunciava già quali erano i colori che avrebbero dato vita ad ogni mese. Al ritorno tra i banchi, il calendario ha accolto ordinatamente nelle sue pagine ogni cosa: poesie, medaglie, disegni, riflessioni, ricordi e festività, insieme allo scorrere dei giorni e dei mesi scanditi in italiano, friulano ed inglese che sono patrimonio dell'educazione linguistica della scuola. Ha accolto anche le malefatte di un computer che si è divertito a correggere quel che non doveva ed ha inondato di «i» superflue i delicati meccanismi dei digrammi friulani «cj»e «gj», oggi in fase di riassetto per il passaggio di consegne tra la vecchia grafia e quella «normalizzata»: non solo le luci, ma anche le ombre dei nostri tempi se ne vanno dunque con le sue pagine nel millennio futuro!

«Lasciate pure nel secolo che se ne va il computer e gli altri marchingegni» ha detto ai bambini mons. Emidio Goi, intervenendo all'affollata cerimonia di presentazione del calendario presso la sala consiliare del comune (la pubblicazione tirata in un migliaio di copie, è stata tra l'altro realizzata grazie ad un finanziamento comunale e ad un contributo della prof. Ciceri), «ma non dimenticate di portarvi dietro, nel nuovo secolo, la poesia!».

Ed è quello che il calendario della scuola elementare di Avilla ha cercato di fare, entrando
nelle case dei Bujesi!            

 

Scuola media: nel 2000 con gli alberi di Buja.

 

Sono gli stessi alunni della 2a A, autori dell'opera sotto la guida della professoressa Loredana Facile, insegnante di matematica e scienze, a spiegare in prima pagina i perché e i come del loro calendario 2000. «L'idea del calendario» scrivono «è nata per far conoscere alle persone alcuni alberi tipici del nostro territorio e soprattutto per imparare a rispettarli ed osservarli con occhi diversi».

E infatti, gli alberi di Buja sono i protagonisti delle loro pagine lungo lo scorrere dei mesi. Lo sono indubbiamente sotto un'ottica scientifica: una scheda compilata rigorosamente secondo la terminologia botanica fornisce per ogni specie informazioni sull'origine, le caratteristiche del tronco, della chioma, della corteccia, delle foglie e dei frutti, la diffusione.

Ciò che, in questa schedatura, fa la differenza con le comuni classificazioni da manuale è lo strato di sentimento che affiora dai piccoli particolari: il gelso o il castagno, il frassino o il tiglio, infatti, non sono soltanto una somma di dati botanici, ma sono esseri viventi che partecipano alla nostra storia.

Hanno un nome comune ed un nome latino corrispondente alle tavole di Carlo Linneo, ma hanno anche un nome friulano, quello che i nostri nonni sapevano senza bisogno di classificazioni perché era la fonte del loro riscaldarsi, del provvedere al cibo per le persone e gli animali, dell'ingegnarsi per fornire la casa di mobili e strumenti. Ed hanno perfino un nome inglese, perché ormai il mondo appartiene a chi sa guardare lontano.

 E poi la figura: non è la solita immagine rubata a qualche vocabolarietto illustrato, né la foto scattata chissà dove, ma un disegno eseguito accuratamente e fedelmente dai ragazzi, che si sono divertiti - così scrivono - anche a raccogliere le foglie di ogni specie arborea per eseguirne i calchi su ceramica. Un lavoro fatto col cuore. E c'è il cuore, non più i dati scientifici, nei brani di prosa o di poesia che ogni mese accompagnano la descrizione dell'albero con poche righe a piè pagina. Sono brani degli autori più diversi nel tempo e nello spazio, dai nostri poeti e scrittori locali come la Dorigo e la Forte a quelli nazionali come Saba e Diego Valeri, da Giorgio Gaber a Mauro Corona.

Ma è soprattutto in una riga, l'ultima compilata nella breve carta d'identità di ciascuna specie, che si rivela il legame stabilitosi tra i ragazzi e l'essere vivente di nome «Morâr» o «Tei» o «Cjastenâr». Comincia con «A Buja:» e descrive con poche parole i luoghi in cui l'incontro con l'albero è realmente possibile ogni giorno per guardarlo, goderne della bellezza, amarlo. Perché, come affermano i ragazzi nella loro prefazione, preoccupati dello scempio che spesso si fa di boschi e foreste, «non dobbiamo considerare gli alberi una presenza scontata, ma dovremmo iniziare a viverli, cioè a guardarli, pensarli ed ispirarci a loro...».

«Gli alberi sembrano identici / che vedo dalla finestra / ma non è vero...». È tutto qui, nei tre versi di Franco Fortini che i ragazzi di 2a A hanno scelto per la copertina, il lavoro di questo calendario: un progetto concreto di attenzione per quello che ci circonda, che ha un valore senza prezzo e che verrà nel futuro con noi solo se ne avremo cura.