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Pasqua 2003

Scuola.... non solo educazione

di Paola Ridolfì

 

Il termine "educazione" oggi è piuttosto trascurato in ambito scolastico tanto che ha assunto un significato vago. Il vocabolo latino "educare" non indica solo l'atto dell'allevare e dell'istruire, ma anche quello del "tirare fuori", del "dare alla luce" e tale ultimo significato è andato perduto; non si tratta, quindi, solo di trasmettere contenuti, ma anche di far emergere il potenziale di ciascuno.

Oggi la scuola preferisce istruire gli alunni (chiamati anche "utenti" come se l'istituzione scolastica fosse un'azienda che fornisce servizi) trasmettendo loro contenuti da sapere, piuttosto che educarli ai valori, insegnando loro dei comportamenti. Si tralascia in questo modo un aspetto fondamentale dell'educazione, cioè la possibilità di aiutare il bambino o il ragazzo nella costruzione di un senso critico personale, che lo aiuti a distinguere cos'è bene o male, giusto o ingiusto, in relazione a se stesso e agli altri.

E' davvero difficile, in questi tempi, fare l'insegnante poiché l'alunno che si ha di fronte ha già alle spalle diverse "agenzie educative" che lo stanno formando e plasmando da tempo: la famiglia in primis, i vari gruppi sportivi e ricreativi, la Chiesa, gli amici e i massmedia (tv, computer, internet..). Il ragazzo, perciò, non è tabula rasa, ma si relaziona con diversi modelli che gli forniscono informazioni, saperi, valori e pensieri di ogni genere. La situazione si è complicata poiché ognuna di queste "agenzie" non ha un modo di pensare omogeneo come un tempo, ma ognuna procede secondo un suo linguaggio e una sua impostazione etica.

Risultato: il ragazzo capisce che non c'è un bene comune, una verità, un modo di essere, ma avverte la diversità e a volte l'opposizione tra i modelli proposti: per questo ci vuole un senso critico che permetta ad ognuno di far fronte al relativismo etico e comportamentale, una bussola per camminare tra la marea di informazioni e opinioni! L'insegnante comprende che l'alunno è spiazzato, confuso, perciò non sa come porsi nei riguardi del ragazzo in quanto rischia di aggiungere ulteriori problemi e sofferenze. Che fare?

La scuola dovrebbe privilegiare di nuovo il suo compito educativo: il bambino, il ragazzo o il giovane che sia è una persona in formazione e gli si deve dare la capacità di capire chi è e chi vuole diventare. E' quanto mai necessario puntare quindi non solo sul sapere ma soprattutto sull'essere; quando riconosco le mie capacità ed i miei limiti, allora saprò anche fare e fare bene per me e per l'altro.

La Chiesa ha sempre avuto un'attenzione speciale nel campo dell'educazione, preoccupata di favorire la crescita integrale della persona. E' questa la linea ispiratrice delle nostre Scuole Cattoliche che meritano attenzione e sostegno.