Emergenza rifiuti: di Mirella Comino | |
Ci sono molti interrogativi nella scuola. Troppi, sospetta qualcuno, pensando alla prossima, indefinita riforma dei cicli che ci riguarderà cambiando il volto delle elementari e delle medie e che si inserirà su una normativa di attuazione dell’autonomia, quella del D.P.R. n. 275/99, ancora troppo recente per potersi dire uscita, di fatto, dalle difficoltà e dalle incertezze della sperimentazione. D’altra parte, se da un lato le novità ed i conseguenti rischi di improvvisazione preoccupano per la ricaduta che possono avere sul delicato equilibrio dei punti di riferimento organizzativi, educativi e didattici cui si affidano i bambini- scolari di oggi, da un altro impongono a tutti, insegnanti, famiglie, enti ed istituzioni locali, uno sforzo di riflessione e di progettazione capaci di tenere il passo col mondo che va avanti. La riflessione è necessaria per considerare opportunamente le risorse, le esperienze, le indicazioni di contenuto e di metodo che le nostre scuole di Buja (oggi “Istituto Comprensivo” di cui fanno parte la scuola materna statale, le tre elementari e le medie) hanno già maturato negli anni, guadagnandosi stima e consenso piuttosto diffusi. Abbiamo attraversato con successo numerosi, importanti passaggi della sperimentazione, da quella didattica che ha rivoluzionato la scuola negli anni ’60 a quella organizzativa ed educativa, tradotta in concreto dall’attuazione della legge 820 del 1971 con l’istituzione della scuola a tempo pieno e con l’introduzione delle attività cosiddette integrative, capaci già allora di guardare sotto una luce diversa le interazioni possibili tra scuola e territorio e di anticipare molti elementi delle riforme successive (Programmi del 1985, legge 148 sull’introduzione della lingua straniera, ecc.). Ignorare la propria storia, per la scuola come per qualsiasi altra realtà, sarebbe un errore di valutazione e di presunzione: per questo è necessario guardarsi attorno e censire le risorse e le esperienze che si sono dimostrate o possono dimostrarsi capaci di offrire qualcosa di buono e di utile per la crescita dei ragazzi. La progettazione è necessaria perché ormai non c’è “dire” che possa diventare “fare” senza superare il mare dei come, dei dove e dei perché. E, vista la crescita di consapevolezza, reale o solo in auspicio, del ruolo della scuola nella sua terra e tra la sua gente, la progettazione non può non coinvolgere tutte le componenti della comunità che abbiano a qualsiasi titolo una funzione educativa capace di incidere sulla società e sulla cultura locali. Amministrazione civica, mondo dell’associazionismo ed agenzie varie, prima in assoluto la famiglia, sanno ormai che devono fare la loro parte non solo e non tanto per legge, ma soprattutto per dovere di responsabilità nei confronti dei cittadini del futuro. Il compito delle cosiddette “funzioni obiettivo”, messe in cantiere proprio dalla riforma recentemente entrata in vigore sull’autonomia delle istituzioni scolastiche, è forse tutto qui, al di là delle tante e diversamente interpretabili indicazioni normative che ne hanno annunciato la nascita ufficiale con l’anno scolastico 2000-2001. Raccogliere le esperienze di continuità e progettare nuovi modi di facilitare il passaggio degli alunni tra i diversi ordini di scuola; conoscere ipotesi teoriche e percorsi pratici di approfondimento dei metodi di studio per guidare i ragazzi ad una maggiore autonomia di gestione del proprio lavoro; censire la situazione dei fattori di rischio e delle possibili soluzioni per creare condizioni di vita più sicure tra le mura scolastiche; contare attentamente nelle nostre scuole le risorse disponibili riguardanti l’approccio alle nuove tecnologie informatiche per aiutare scolari e studenti a camminare coi tempi nel campo dell’informazione e della comunicazione; fare tesoro della grande e varia ricchezza di enti, associazioni e risorse creative, educative ed operative di cui Buja dispone per restituire a Buja stessa, attraverso le generazioni che si stanno formando nelle scuole dell’obbligo, nuovi elementi di crescita civile: detti così, in poche parole, i programmi delle funzioni obiettivo denominate rispettivamente di “Continuità”, “Metodo di studio”, “Sicurezza”, “Informatica” e “Rapporto scuola- territorio” possono suonare ambiziosi, generici o banali, secondo la bontà di giudizio di chi li legge. In realtà, per quanti limiti abbiano (prima di tutto finanziari!) e per quante attese possano lasciare deluse (innanzitutto quelle degli stessi docenti, sempre a corto di tempi e di mezzi rispetto alle intenzioni) si vantano di aver potuto dare finalmente un’impostazione organica, coordinata e riconoscibile alle tante attività che la scuola ha sempre portato avanti solo grazie ad una sorta di volontariato interno, affidato alle intuizioni o alla disponibilità dell’uno e dell’altro insegnante, con sicuro pregiudizio per la continuità. L’emergenza ambientale e la sensibilizzazione ai problemi che la riguardano, ad esempio, sono materia affrontata da tempo e in diversi modi nella pratica quotidiana delle scuole materne, elementari e medie del comune. I “giochi di primavera” di qualche anno fa, organizzati con la meticolosa regia di un gruppo di insegnanti elementari per gli oltre trecento alunni delle scuole a tempo pieno, avevano mostrato come gli oggetti ormai destinati alla discarica (lattine, bottiglie, vecchi stracci) possano aspirare ad una vita più lunga e più utile se riutilizzati con ingegno e fantasia. La scuola elementare di Avilla ha organizzato in proprio per anni, finché le difficoltà burocratiche non hanno sommerso gli utili simbolici che ne derivavano, la raccolta di lattine di alluminio e di acciaio, che gli alunni avevano imparato a separare, ridurre di volume e rendere pronte per il riciclaggio. Gli alunni delle quinte classi di tutta Buja, poi, si trovano ormai da anni, sotto la guida dei volontari dell’ANA e della Protezione Civile e con il patrocinio di Legambiente e del Comune, a ripulire strade o altri luoghi del paese da cartacce e mozziconi di sigarette in occasione di quella che passa ormai sotto il nome di “Giornata ecologica”. Ma le singole iniziative di studio, riflessione, approfondimento, sperimentazione, ricerca, verifica su problemi di educazione ambientale non si contano più nelle varie classi dei tre ordini di scuola. L’ambiente è un argomento troppo vitale nel determinare la qualità della vita futura per poter passare sotto silenzio nei piani educativi attraverso i quali si formano i cittadini che dovranno mandare avanti il mondo e i suoi problemi. Quest’anno, però, sia stato il vento delle novità organizzative dell’autonomia scolastica, che regola con competenze più chiare il rapporto tra scuola ed enti territoriali, sia stato semplicemente il fortunato incontro di un’attenzione condivisa dalle scuole e dall’amministrazione civica rispetto all’inquietante problema dello smaltimento dei rifiuti, che sembrano destinati a sommergerci a meno di una nuova presa di coscienza individuale e collettiva, resta il fatto che ente comunale ed istituto scolastico si sono trovati a progettare insieme un percorso comune per affrontare la questione. Destinatari dell’iniziativa tutti i cittadini di Buja, a partire dalle scuole dell’obbligo e senza limiti di età. Il progetto, finanziato dall’amministrazione comunale attraverso fondi provinciali, è stato affidato per la parte di competenza tecnica e specialistica alla Cooperativa Viaterra di Tolmezzo, che si occupa in varie direzioni di problemi ambientali. La parte educativa è rimasta, ovviamente, nelle mani della scuola, che ne ha gestito la programmazione attraverso gli interventi disciplinari nei vari ambiti, da quello linguistico a quello geografico e scientifico, da quello matematico a quello… artistico! Infatti, se appare quasi scontato che i bambini debbano imparare a trattare la questione dello smaltimento dei rifiuti sotto l’aspetto scientifico, prendendo confidenza con i concetti di inquinamento, oppure sperimentando i processi di biodegradabilità, o studiando la trasformazione e la composizione dei materiali, e se ci sembra logico che possano elaborare dati e statistiche capaci di illustrare matematicamente una situazione giunta ormai ai limiti del collasso, sembra difficile immaginare che possano passare pomeriggi interi ad esprimere la loro fantasia creando oggetti artistici con la carta riciclata “in proprio” o con i tubi di cartone della carta igienica o con gli straccetti raccattati sotto la macchina da cucire della mamma. Per non parlare dei giochi che si possono inventare su un percorso in mezzo a cassonetti e raccoglitori a campana, oppure delle storie che si possono immaginare per dare una vita dignitosa e più che mai interessante ad una vecchia scatola o ad un giocattolo semidistrutto. In queste ed altre esperienze si sono incuriositi, appassionati e divertiti i ragazzi di tutte le classi del secondo ciclo di scuola elementare e quelli di terza media: esperienze pratiche, guidate con grande capacità di coinvolgimento e con efficace chiarezza dagli esperti intervenuti nelle scuole per conto della cooperativa Viaterra e non nuovi ad esperienze di lavoro coi bambini. Esperienze che continuano con entusiasmo anche a progetto ufficialmente finito (i tempi della burocrazia hanno imposto marce forzate entro la fine dell’anno solare 2000): è pressoché generale, infatti, l’impegno sottoscritto dagli alunni ad assumere come abitudini di vita quotidiana quelle regole che il progetto ha messo in evidenza come condizione indispensabile per uscire nel tempo dall’emergenza rifiuti. Non sono poche, inoltre, le classi tuttora coinvolte, anche con la partecipazione dei genitori, in lavori manuali basati sul riutilizzo di materiali da scarto per la produzione di oggetti da destinare alle mostre mercato di fine anno scolastico, mentre si sta delineando il come e il dove di una giornata conclusiva da realizzare insieme, o con iniziative coordinate. Non sarà un progetto che toglierà improvvisamente dal mondo il peso di un problema che reclama l’attenzione più immediata. Le “tre R” di Riduzione, Recupero e Riciclaggio, efficace slogan che indica la strada da seguire per diminuire il cumulo di immondizie altrimenti destinato a sopraffarci con le sue poco allettanti qualità, non arriveranno nelle case e nella sensibilità di tutti, nonostante che il progetto abbia avuto una parte di attuazione anche presso la popolazione non scolastica, con questionari, conferenze e con la diffusione di un interessante calendarietto che istruisce sulle modalità di raccolta differenziata e sull’impegno possibile di ogni cittadino in questa direzione. Ma se è vero che le gocce scavano le montagne, di una cosa la scuola è certa: che l’esperienza di questo progetto è andata oltre il puro e semplice studio di un contenuto disciplinare e darà perciò frutti più ampi, anche se forse non immediati. Gli alunni, infatti, sono sempre il veicolo più efficace per scuotere le riflessioni delle famiglie e diventano spesso giudici severi delle cattive abitudini, tanto da indurre piccoli ma inesorabili cambiamenti di costume. Quanto a loro stessi, qualunque sia l’età in cui hanno lavorato con le mani e con la testa per capire qualcosa di più di questi problemi, è verosimile un’affermazione: che non sono tanto le minacce ambientali incombenti ad arrivare al loro cuore ed alla loro sensibilità. E’ piuttosto la disponibilità a cogliere al volo un principio nuovo e al tempo stesso appartenuto alla saggezza dei vecchi, ripetutamente suggerito nel corso di questa iniziativa anche se spesso banalizzato o ignorato da quando l’abbondanza di mezzi economici ha reso facile il consumismo più sconsiderato: non è utile né a noi stessi né agli altri usare a nostro capriccio ciò che ci viene dato per vivere; non è dunque ragionevole né vantaggioso decretarne la fine quando “non serve più”. Anche le cose più piccole sono il risultato di un dispendio di energia, di risorse e di lavoro che hanno un costo e devono poter avere un domani sempre più lungo, comunque più lungo e più utile di quanto siamo disposti a considerare obbedendo solo alla nostra superficialità ed alla nostra pigrizia. L’ottimismo verso questa parte dell’emergenza ambientale può cominciare nelle nostre scuole. Può cominciare così. |