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Giocare col passato 

di Doriana Alessio

 

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Da cinque anni noi insegnanti ci troviamo alle prese con l'organizzazione dei "Giochi di Primavera", che sono stati ideati con lo scopo di offrire ai bambini delle tre scuole elementari di Buja o, meglio, di realizzare insieme a loro una giornata di divertimento, di giochi, senza barriere di scuole, di classi, di abilità sportive che richiedono tecniche specifiche e doti atletiche.

Nella passate edizioni, per esempio, abbiamo giocato con i "rifiuti", imparando a differenziarli e a riciclarli e con la diversità biologica esistente sul nostro pianeta, imparando ad apprezzarla per la sua importante funzione.

Il materiale utilizzato è sempre stato rigorosamente povero e recuperato, non tanto per necessità quanto per scelta, e i bambini sono stati coinvolti in raccolte di ogni tipo: dalle lattine ai sassi del Tagliamento, dai vecchi bottoni alle moderne bottiglie in PET. Non è però sempre facile inventare manifestazioni che siano insieme divertenti ed educative. Così anche lo scorso anno il dilemma si è riproposto: -...

E adesso cosa escogitiamo? Perché non proviamo a cercare uno spunto nelle nostre attività quotidiane? Perché non tentiamo di far vivere quello che in genere resta sui quaderni o sui cartelloni appesi in classe? Ci siamo allora rivolte al passato, al passato prossimo, a quello che può ancora essere ritrovato nelle testimonianze dirette, cui spesso attingiamo per impostare lavori di carattere storico.

Al passato prossimo i bambini si rivolgono quando intervistano i nonni su numerosi argomenti; così le vicende storiche, l'emigrazione, le diverse abitudini di vita sembrano più vicine e più comprensibili e le testimonianze diventano strumenti di lavoro vivi e affascinanti. Un argomento di ricerca in particolare viene affrontato sempre con interesse:

I giochi di una volta. Abbiamo quindi deciso di organizzare i "Giochi di Primavera" del 1992, rispolverando dalla memoria delle persone anziane e dalle poche soffitte sopravvissute al terremoto i giochi e i giocattoli di un tempo. I bambini delle tre scuole elementari di Buja, utilizzando un questionario predisposto per l'occasione, hanno intrapreso una capillare indagine intervistando nonni, parenti, vicini di casa, persone anziane disponibili a spiegare i giochi e a cercare, recuperare, mostrare, prestare ed eventualmente ricostruire i giocattoli.

Attraverso le interviste i bambini hanno scoperto giochi nuovi, diversi da quelli attuali, più semplici forse, ma che richiedevano inventiva e abilità specifiche. I nonni erano riusciti a trasmettere ai bambini non solo delle semplici regole fino ad allora sconosciute o facili istruzioni per costruire nuovi giocattoli, ma la consapevolezza che l'esigenza di giocare, di divertirsi stando con gli altri, di utilizzare tutte le risorse disponibili per creare sempre nuovi giocattoli era viva anche ai tempi della loro infanzia.

Quelle fionde, quelle biglie, quei cerchioni di biciclette scoperti magari con disinteresse da qualche bambino in un angolo della casa diventavano all'improvviso importanti, degni di attenzione; suscitavano insomma curiosità. A noi insegnanti sembrava comunque difficile immaginare che i nostri alunni, abituati ai videogiochi e agli altri loro sofisticati divertimenti, potessero trovare interessante giocare alla cavallina, a campo, a saltare con la corda, correre nei sacchi, far correre il "cercli", tirare con la fionda dando importanza anche a semplici sassi, corde e bastoni.

Eppure molti bambini hanno assimilato il messaggio e hanno rinunciato alla tradizionale ricreazione coi soliti giochi per provare qualcosa di diverso; con costanza e caparbietà si sono allenati e divertiti. Così quei giochi, "documenti" del passato conosciuti attraverso le interviste ai nonni, sono stati attualizzati dai bambini in un modo semplicissimo: giocando, provando e quindi divertendosi.

I "Giochi di Primavera" sono stati il risultato finale di questo lavoro; nella giornata in cui si sono svolti tutti i bambini delle elementari di Buia hanno ritrovato, negli spazi interni ed esterni della scuola di Santo Stefano, alcuni giochi delle loro interviste, i nuovi giochi provati e riprovati durante le ricreazioni e le ore trascorse in palestra. I 277 bambini erano divisi in sei squadre comprendenti ciascuna alunni di tutte le scuole e di tutte le classi.

 Ogni squadra, partecipando ai vari giochi, concorreva a riempire il serbatoio di una fantastica macchina del tempo che così alimentata si sarebbe avviata e avrebbe riportato tutti i bambini nel presente dal passato nel quale avevano giocato. Non ci sono stati vincitori o vinti, ma per tutti la semplice soddisfazione di aver scoperto alcuni giochi nuovi e la suggestione di un passato rivissuto nell'attualità con un pizzico di fantasia.

 

I NONNI RICORDANO...

Ricerche degli alunni delle scuole elementari di Buja

Per realizzare i «Giochi di Primavera 1992» gli alunni delle scuole elementari di Buja hanno intervi-stato oltre 150 persone, di età compresa tra i 90 e i 30 anni, che hanno fornito informazioni sulle deno-minazioni, i tempi, le modalità di svolgimento dei giochi della loro infanzia, sui premi e i pegni con cui si concludevano, sui luoghi in cui si svolgevano.

Nelle interviste, accanto alle informazioni «tecniche» ed alle descrizioni fondamentali, sono spesso affiorati ricordi e anneddoti di quando, da bambini, si andava...

 

... A 'ZUÂ DI BOTONS (GHETIES O PERLES)

Maria Ursella, nata nel 1904:

Quanche si zuave di gheties, chel ch'al rivave a fâ colâ i soi botons pui dongje de rie tirade par cjere al vinceve duc' chei altris. Qual-chi volte un al vinceve les partides une daûr Pâtre, e chei frus e' restavin cence nuje, e magari e' vevin tirât jù i botons tal vistît. Alore si cjapavin a botes, se no cemût fasevino a lâ a contâ a cjasse che vevin pierdûs duc' i botons de gjachete?

RICCARDO, sc. «A. Manzoni»

Dante Comino, nato nel 1913:

Une volte, zuant di perles, el gno amî Rico al è restât cence botons e nol podeve lâ indenant cul 'zuc. Alore al è lât a cjoli un pâr di fuarpes e a l'à tirat-jù duc' i botons de gjachete di Otto di Malie, cussì a Fà podût 'zuâ ancjmò un pôc. El boton pui râr, che duc' e' volevin vê, al ere el «coroncio», che si cjatavilu sui comàz dai cjavai, Alore tocjave lâ a robâlu a cui ch'al veve el cjval, e guai a fâsi cjatâ sul fat: e' erin botes.

RACHELE, sc. «A. Manzoni»

... A 'ZUÂ CUL CERCLI

Marino Tonino nato nel 1910:

A fâ cori il cercli si veve di fâlu girâ el pui pusibil cence fâlu colâ par cjere. Une dì un gnò amî, tanche lu faseve girâ, si inzupede e al cole par cjere tant lunc c' al ere. Intant el cercli al leve di rive jù, e duc' i frus 'i corevin daûr par cirî di cjapâlu. Ma lui a l'è lât a finile in tune aghe e a l'è lât perdût.

ALBERTO, sc. «M. Forte»

Adalgisa Pellizzari nata nel 1926:

Si faseve cori el cercli pes strades dal paîs, ma erin strades plenes di buses, no erin mica asfaltades. Alore le gare 'e deventave dificil, e nome i pui brâs e' rivavin dapît cence lassâ che el cercli al colàs.

DANIELE, sc. «A. Manzoni»

 

... A 'ZUÂ DI ZÈRUL (ZERLO, GNERLO... )

Zaira Calligaro, nata nel 1922:

Quanche un frut al berghelave «Zerlo!» chel âtri al rispuindeve «Mer-lo?». Alore 'e partive le mazzade che faseve svuelâ el zerlo di len par aiar, e tocjave cjapâlu, i frus te barete, les frutes tal grimâl. Une dì al bateve cu le mazze Cedo, un frut pui grant di nô, e a cjapâ el zerlo cul grimâl 'e ere Rosine; Cedo al berghele Zerlo!, Rosine 'e rispuint «Merlo», Cedo al dà le mazzade e Rosine... 'e sbaglie le distanze e 'e cjape el zerlo tal nâs! Ce tante pôre! el sanc nol fini-ve mai di cori.

CHIARA, c. «C. Percoto»

 

Vanda Pezzetta, nata nel 1930:

El zerul al 'ere pericolôs, quanche el len al svuelave no tu savevis dulà ch'al rivave. Une dì, dopo gustât, a' erin un trop di frus a 'zuâ di zerul. El len al 'è rivât tal voli a di un, e lu à svuarbât par simpri.

DIANA, sc. «M. Forte»

Bruna Persello, nata nel 1932:

Une dì, per tirâ el zerul pui fuart dal solit, 'i ai sbagliât smicje e el len a l'è lât a finile tor di un veri de puarte. Par premi an d'ài cjapades une lungje e une curte!

GIULIO, sc. «A. Manzoni»

 

... A 'ZUÂ DI PLATÂSI

Faustino Calligaro, nato nel 1913:

Quanche si zuave di platâsi, massime di sere, nô frus i zuavin e i

vecjos e' stavin sentâs atôr atôr a viodinus a zuâ.

MICHELE, sc. «C. Percoto»

Velia Bandera, nata nel 1921:

Une dì gnò cusin al va a platâsi sot un côl di meniche, là che 'erin ancje trâs, teles di ragn, brees e dut scûr. Al 'ere lât tant in dentri che nol rivave pui a saltâ fûr. 'I sin lâs a clamâ so pari ch'al à scu-gnût metile dute per tiralu fûr di lì. Prime 'i vin vude une pôre di chês, ma dopo le vin butade in ridi.

TATIANA, sc. «M. Forte»

... A 'ZUÂ DI CAMPO (CJAMPANE)

Adalgisa Pellizzari,, nata nel 1926:

quanche si zuave di campo tocjave stâ atens di no butâ el clap fûr dal quadri. Tantes voltes, però, no si capive ben se el clap al 'ere propit fûr dal dut o miez dentri e miez di fûr. Une dì jo e une me amie si sin tirades pai cjevei parceche une 'e diseve che el clap a Fere dentri, che atre ch'al 'ere fûr. Ma dopo 'i vin fat le pâs!

PAOLA, sc. «A. Manzoni»

... A 'ZUÂ DI CLASSUZ

Argia Facile, nata nel 1922:

a zuâ di classùs al deventave simpri pui dificil: prime un, dopo doi, dopo tre, dopo quatri e dopo duc' tun colp. 'Erin pocjes chês frutes braves di no sbaglià mai tal cjapâu quanche si ju bastave par aiar.

YAMILA, sc. «M. Forte»

Lea Calligaro, nata nel 1921:

Frutes braves a zua di classùs an d'ere tentes, ma Flaminie Vacjan

'ere le pui brave, nissun le bateve.

MARIA, sc. «M. Forte»

... A FÂ CORI EL TÙRUL

Ermanno Taboga, nato nel 1920:

jo 'i eri bon di partî di cjase, di inviâ el turul e di fâlu cori fin quanche 'i rivavi a scuele.

MATTEO, sc. «A. Manzoni»

Luciano Ciani, nato nel 1923:

quanche si faseve cori el turul, tantes voltes, se si lu sgoreave mase fuart, al cjapave-su velocitât e nissun lu fermave. Alore al tocjave ancje che al les a sbati tôr di qualchi puarte, a rompi qualchi veri. In che volte mior scjampâ di corse!

RUBEN, sc. «M. FORTE»

... A 'ZUÂ DI CICHIL

Gelindo Zuppello, nato nel 1910:

une dì, intant ch'i zuavin di cichil, e' son rivâs un tròp di frus pui gragn di nô e e' àn tacât a clapadâ un lampion. 'E àn rot el veri e po' e' son scjampâs di corse, ma in chel moment e' son rivâs i vuardians mucs (e 'ere le vuere) e mi àn cjatât nome me, che no 'eri scjampât parceche mi pareve di no vê nie di platâ, dal momen-to che no vevi tirât jo i clas. Lôr però e' àn crodût che 'i fos stât jo e mi àn menât dentri. Gno pari al à scugnût vign a cjoimi dopo di vôre fin in caserme, e quanche 'i soi rivât a cjase, ancjmò sôre, les ài cjapades.

SARA, sc. «M. Forte»