Lingua straniera nella scuola elementare di Fausta Piemonte | |
Nei programmi del 1985 per la scuola elementare, per la prima volta nella storia della legislazione scolastica, viene introdotta come disciplina la Lingua straniera. Successivamente, la legge di Riforma della Scuola elementare (Legge 5. 6. 1990, n° 148) sancisce ufficialmente tale innovazione ed il decreto Ministeriale 28. 6. 1991 ne stabilisce le modalità organizzative. Nei programmi del 1985 si dice che l'apprendimento della seconda lingua (che spesso è la terza lingua, tenendo conto della lingua materna) è possibile "nel quadro di una visione globale dell'educazione linguistica" e ne indica la finalità, esprimendo testualmente: " a) aiutare ed arricchire lo sviluppo cognitivo offrendo un altro strumento di organizzazione delle conoscenze; b) permettere al fanciullo di comunicare con altri attraverso una lingua diversa dalla propria; c) avviare l'alunno, attraverso lo strumento linguistico, alla comprensione di altre culture e di altri popoli". Il punto c) mi sembra il più importante, dal punto di vista educativo. Infatti, in un'epoca di creazione di nuovi stati nazionali, con guerre fratricide per l'autonomia nazionalistica, e di immigrazione di popoli con culture diverse, fin dalla scuola elementare dev'essere avviata, a mio parere, un'educazione alla comprensione e, quindi, al rispetto e all'apprezzamento di altre forme di vivere e di esprimersi di altri popoli. Per questo motivo, giustamente, si parla di "lingua straniera" e non di lingua inglese; nella legge di Riforma, addirittura si dice che saranno introdotte, a livello nazionale, quattro lingue straniere: inglese, francese, tedesco e spagnolo. Pur ammettendo l'importanza internazionale che l'inglese ha ormai assunto, bisogna tener conto di un'educazione il più possibile plurilinguistica ed europea. Tenendo conto, poi, delle finalità esposte, non dovrebbe avere molto rilievo quale lingua straniera insegnare ai bambini. Il Decreto Ministeriale del 28. 6. '91 stabilisce l'organizzazione pratica dell'insegnamento della lingua straniera. Dal prossimo anno scolastico 1992/93, gradualmente, tutte le Scuole elementari italiane saranno dotate dell'insegnante di lingua straniera, a partire dalla terza classe, nella fase di transizione, poi dalla seconda. Il Decreto stabilisce anche che le ore settimanali saranno tre, sia per le classi ad organizzazione modulare sia per quelle a tempo pieno. Si dà, quindi, largo spazio alla lingua straniera. Vediamo, in breve, come si realizza, anche attualmente, tale insegnamento. Nella Programmazione dedicata alla lingua straniera, si tiene conto sia degli apporti della socio-linguistica alla didattica, sia delle caratteristiche psicologiche del discente. Allora si parla di "funzioni linguistiche" da perseguire: funzione intepersonale (presentarsi, salutare, scusarsi... ), funzione personale (esprimere stati d'animo, accordo, disaccordo... ), funzione referenziale (chiedere e dare informazioni e spiegazioni sul luogo, tempo, quantità... ), funzione regolativa (dare e ricevere ordini, istruzioni, permesso... ), funzione metalinguistica (riflessione linguistica). Queste funzioni, però, nel contesto della scuola primaria, vengono insegnate tenendo conto il più possibile delle caratteristiche psicologiche dell'età dell'alunno. Non si procede certo freddamente funzione per funzione, come si farebbe per un corso per adulti, ma tutta la metodologia rispetta l'aspetto affettivo del fanciullo e, quindi, si procede in modo ludico (imparare giocando); l'insegnamento di brevi dialoghi è in contesto il più possibile vicino al bambino; si usano filastrocche e canzoni, semplici ed orecchiabili, come esercizi di pronuncia e rinforzo delle nozioni e strutture linguistiche già incontrate. I bambini, in questo modo, sono motivati dall'apprendimento perché si divertono e imparano più facilmente. Tutti gli alunni rispondono con entusiasmo e, in genere, con facilità, specialmente nella pronuncia (data la loro duttilità ad imitare e riprodurre suoni nuovi). È chiaro, però, che, mentre gli obiettivi minimi, che richiedono poco impegno ed attenzione, sono raggiunti da tutti gli alunni, poi, procedendo, quando si deve applicare la memoria, si devono collegare concetti e fare confronti, chi ha difficoltà nelle altre discipline evidenzia anche nella lingua straniera le sue lacune. È importante, però, tener presente la finalità generale da perseguire: gli alunni vivono esperienze che permettono di acquisire nuove capacità di comunicazione, arricchendo lo sviluppo cognitivo e, soprattutto, avviandosi alla comprensione di altre culture e di altri popoli. |