Noi della "C" e Monte di Buja di Agostino Zuliani e i ragazzi della Scuola media "E. Ursella" | |
Monte di Buja. Oggi con Monte di Buja si indica una piccola e ridente località posta sul rilievo più alto del Comune di Buja. Ha tre colli: Mont di Zoc (322 m), San Laurinc, e San Bastian (335 m). Sul San Laurinc si erge la Chiesa matrice della Pieve di Buja. Sul San Bastian, ad ovest della chiesa ci sono segni di antiche fortificazioni e della chiesetta di S. Sebastiano. Tra questi colli, attorno ad una piazza molto ampia, con antico pozzo, sorgono le case che costituiscono Fattuale Monte. Nel 1909, la chiesetta di San Sebastiano che si trovava all'interno delle fortificazioni del castello, formata da una doppia cinta muraria, già molto rovinata, fu demolita quando il regio Esercito Italiano decise di costruire sul colle un fortino. Tale fortificazione, che tuttore si vede, ha privato gli studiosi di importanti reperti, che avrebbero permesso di farci conoscere meglio come erano organizzati il Castello di Buja e la sua cinta muraria. Negli anni dopo la seconda guerra mondiale (1953) si decise di trasformare questo colle in un Parco della Rimembranza dedicato ai Caduti di tutte le guerre. Nel centro del Parco sorge una grande Croce metallica visibile, quando illuminata, da tutta la pianura friulana. Sotto la Croce ed attorno ad essa ci sono dei pannelli bronzei che narrano dei Dolori della Guerra (1960). La caratteristica del Parco è che ogni Caduto è ricordato da una pianta sempreverde ed ai piedi della pianta stessa un cippo con il Nome.
Noi della «C».
La prima domanda è stata: «Che cosa fare se già gli altri hanno pensato quasi a tutto?». Bastava leggere i giornali locali e si avevano notizie di progetti nuovi, di riordini boschivi, di serrati dibattiti tra varie associazioni. I ragazzi pensavano, si discuteva, si cercavano materiali e notizie. Si consigliava anche qualche visita informale in Monte. Così arrivarono i primi ritagli di giornale, le prime mappe dei nuovi progetti di intervento. In fase di programmazione didattica venne data notizia ai vari componenti degli Organi Collegiali. Venne anche fatta la promessa che qualunque fosse stato l'esito del nostro tentativo, verso la fine dell'anno scolastico saremmo andati in treno a visitare il Parco per l'istruzione naturalistica del Colle di S. Floriano in Polcenigo (PN). Ma non emergeva ancora alcuna idea valida. Intanto con la collaborazione del botanico dottor Antonio Danelutto erano state classificate le piante sempreverdi presenti nel Parco della Rimembranza di Monte e lungo la stradina di accesso. Un giorno..., come idea poteva essere banale..., Due paroline di biologia... La biologia è la scienza che studia gli esseri viventi. La botanica studia le piante. Le piante, come gli animali, sono esseri viventi, e come tali hanno un ciclo vitale (biologico) irreversibile: nascono, crescono, si riproducono e muoiono. La classificazione botanica usata al giorno d'oggi è ancora quella binomia di Carlo Linneo, salvo lievi aggiunte e modifiche dovute a nuove «scoperte». Per albero si intende una pianta perenne che allo stato adulto è generalmente di notevoli dimensioni e provvista di un fusto legnificato detto tronco, che porta rami o ciuffi di foglie. I «nostri» alberi sono tutti «Conifere». Appartengono alle Gymnosperme, ossia hanno i semi «nudi», non racchiusi in un frutto. Le conifere sono dette pure aghiformi o aghifoglie. Vengono chiamate anche sempreverdi, perché sembra che non perdano mai le foglie. In realtà sono persistenti, ossia non cadono nell'autunno dell'anno in cui si sono formate, ma restano sui rami più anni. Noi abbiamo «contato» sette specie di conifere: Tuja della Cina o Albero della vita, Cipresso Argentato, Cipresso Italico, Abete Rosso o Abete Comune, Pino Nero d'Austria, Pino Domestico, Pino Silvestre o Pino Comune. Abbiamo preparato una tabella delle specie presenti nel Parco di Monte dove possiamo leggere il nome scientifico, i vari nomi usati per indicare la stessa pianta nelle lingue italiana, friulana, tedesca e slovena.
Diamo un po'di numeri...
Abbiamo contato quattrocentosette alberi, misurato la circonferenza a quattrocento. I cippi individuati sono stati duecentonovanta. I valori riportati sono stati determinati al centesimo. Sono state tabel-late solo le specie presenti con più di sette piante.
TUJA DELLA CINA, ALBERO DELLA VITA
BIOTA ORIENTALIS. Endl. (Endlicher) o THUJA ORIENTALIS L. (Linné. C.) In sloveno: Azijska tuja. Azijski klek. In tedesco: Chinesische thuja. Piante presenti: 7. Non è stata misurata la circonferenza di questa specie per difficoltà operative. È una pianta originaria dell'Asia Orientale (Cina, Corea, Manciuria, Giappone). Venne introdotta in Italia verso la seconda metà del XVIII secolo come pianta ornamentale. Nel Friuli-Venezia Giulia si può trovare in molti parchi e giardini. Nella nostra regione l'altezza massima registrata in pianta adulta è stata di sette metri. Ha una foglia a forma di squama di colore verde chiaro. In ogni foglia, nella pagina superiore c'è una ghiandola che, se toccata, emana un odore resinoso. Ha pseudo-frutti (galbule) solitari, a forma rotondeggiante, di color bruno rossastro quando maturi, con aculei arricciati. Le foglie di Tuja si usano, sotto forma di cataplasma, contro i reumatismi, contro le verruche o come rubefacente. L'essenza, altamente tossica, veniva usata in passato contro i vermi intestinali ed ha proprietà a-bortive.
CIPRESSO DELL'ARIZONA o CIPRESSO ARGENTATO
CUPRESSUS ARIZONICA. Gr. (Green) In sloveno: Arizonska cipresa In tedesco: Raue Arizona-Zypresse Piante presenti: 3. Le tre piante misurate hanno dato questi valori: • lunghezza circonferenza singola: 50 cm, 72 cm, • lunghezza diametro minimo: 15,91 cm • lunghezza diametro massimo: 25,46 cm • lunghezza diametro medio: 21,43 cm Il Cipresso Argentato è stato importato in Italia nel XIX secolo come pianta ornamentale. È originario delle catene montuose dell'Arizona e del New-Mexico. Nel Friuli-Venezia Giulia la Specie si può trovare in zone dell'alta pianura sia isolato che a costituire siepi. È presente anche nei giardini di pianura. L'altezza massima registrata in pianta adulta nella nostra regione è stata di diciotto metri. Viene usato in via sperimentale per rimboschimenti artificiali nella cerchia prealpina. Nell'America Settentrionale, sua terra d'origine, viene usato come legname per pasta da cellulosa. Ha una foglia a forma di squama di color verde-azzurro cenere per l'abbondante e-missione di resina. Ha pseudo frutti (galbule) solitari, a forma ovoidale di color rosso-bruno scuro quando sono maturi, ricoperti da abbondante cera che li rende di colore argenteo.
CIPRESSO ITALICO, CIPRESSO ITALIANO, ARCIPRESSO CUPRESSUS SEMPERVIRENS, L. (Linné, C.) In sloveno: Cipresa, Prava cipresa In tedesco: Italienische Zypresse, Echte Zypresse In friulano: Ciprès Piante presenti: 357.
Le piante misurate hanno dato i seguenti valori: • minima lunghezza circonferenza: 13,00 cm. • massima lunghezza circonferenza: 165,00 cm. • media delle lunghezze della circonferenza: 86,38 cm. • lunghezza diametro minimo: 4,13 cm • lunghezza diametro massimo: 52,52 cm • lunghezza diametro medio: 27,49 cm Il Cipresso Italico, di origine mediterranea (Grecia, Libano, Cipro) venne importato da noi dai Romani. Nella nostra regione è molto diffuso. Si trova generalmente lungo i viali che conducono ai cimiteri, in quanto la tradizione popolare lo ha fatto simbolo della Morte o della Pace Eterna. Nel Parco della Rimembranza di Monte di Buja ogni cipresso vuole ricordare una persona che ha perso la vita terrena per andare a godere della Luce Eterna a causa di fatti di guerra. Non solo combattenti, ma anche civili. La sua altezza massima, in pianta adulta, nella regione Friuli-Venezia Giulia è stata misurata in venti metri. Già i Fenici usavano il legname Cupressus Sem-pervirens per costruire le loro navi. Risulta poi che la flotta di Alessandro Magno sia stata fatta costruire solamente con materiali forniti dal Cipresso. Tale u-so era dovuto alla credenza diffusa nell'antichità che fosse incorruttibile. Sono pure fatte in Cipresso e rislagono all'epoca di Costantino il Grande, le porte di S. Pietro in Roma. Queste scelte sono dovute probabilmente sia alla longevità della pianta, che può arrivare ad essere millenaria, sia all'incorruttibilità del suo legno impregnato di una oleoresina profumata che lo rende durevolissimo e resistente alle alterazioni ed agli attacchi degli insetti. Dalle foglie, dalle bacche e dalla corteccia si può distillare una essenza «oleum cupressi» che trova impiego nell'industria chimica e farmaceutica (decotti contro i reumatismi, contro le tossi ostinate). Ha pseudo-frutti (galbule), solitari o a gruppi, di forma ovale, di colore paglierino argenteo lucente a maturità. Le sue galbule, ricche di tannino, esplica-no una azione astringente, vasocostrittrice ed antiemorragica, sia sotto forma di estratto acquoso che di estratto fluido. Nella nostra regione il legno è ricercato come legname per la fabbricazione di mobili di particolare pregio.
ABETE ROSSO PIPICEA ABIES, Karst. (Karsten, G.K.V.H. CEA EXCELSA, Lk. (Link). Altri nomi: Abete comune, Abete di Germania,- A bete di Moscovia, Peccio. In sloveno: Smreka In tedesco: Gemeine Fichte, Fichte Rottanne In friulano: Peg, Pezze, Piceo. Piante presenti: 13
Le piante misurate hanno dato i seguenti valori: • minima lunghezza circonferenza: 94,00 cm. • media delle lunghezze della circonferenza: 123,84 cm. • lunghezza diametro minimo: 29,92 cm • lunghezza diametro massimo: 51,88 cm • lunghezza diametro medio: 39,41 cm Le Conifere sono piante antichissime. Esistono forme fossili risalenti all'Era Paleozoica, nel Periodo Carbonifero, oltre 300 milioni di anni fa. Da allora, queste piante che non hanno fiori nel senso più comune della parola, iniziarono una «pacifica invasione», da quella che oggi è la regione polare, allora a clima più mite, verso il sud, conquistando le terre deserte e fondando un impero vasto e solido. L'Abete Rosso è originario dell'Europa Settentrionale, Centrale, Meridionale ed Orientale, (catene mon-tuose della Svezia, Norvegia, Germania, Italia, Austria, Yugoslavia, Russia, ecc). Nel Friuli-Venezia Giulia è la conifera più diffusa, infatti è presente nei boschi di tutta la cerchia alpina ed in ristrette zone prealpine, dove trova anche largo uso per opere di rimboschimento artificiale. Dalla corteccia si estrae il tannino che viene usato nella concia delle pelli e per preparare cerotti antireumatici. In agosto si estrae da questo albero, il più alto tra quelli originari dell'Europa (altezza massima della pianta adulta misurata in regione: 35 m), la trementina di Borgogna. Praticando incisioni sulla corteccia rosso-bruna, che gli ha dato il nome di Abete Rosso, fuoriesce la resina usata come rubefacente: si scaldano insieme una parte di resina e tre di cera vergine e si stendono calde su un pezzo di tela. Questo empiastro, molto usato dagli abitanti delle vallate alpine, serve contro le lombaggini, i reumatismi e nelle tossi croniche ed ostinate. Il legno viene usato come legname per mobili, cornici, pasta da cellulosa, ecc. Solamente se presenta particolari caratteristiche (legno di risonanza) serve per la costruzione di strumenti armonici.
Nel Friuli-Venezia Giulia il legno viene usato come legname per costruzioni edili ed in falegnameria. L'Abete Rosso è la principale risorsa legnosa della Regione. Ha foglie a forma di ago di colore verde scuro e pseudo frutti (strobili) di colore rosso rugginoso a maturità. PINO NERO D'AUSTRIA PINUS NIGRA var. Austriaca, Arn. (Arnold, G.A.W.) Altri nomi: Pino d'Austria, Pino del Carso. In sloveno: Crni bor In tedesco: Osterreische Schwarz-Kiefer, Schwarz-Fohre In friulano: Pin neri. Piante presenti: 16.
Le piante misurate hanno dato i seguenti valori: • minima lunghezza circonferenza: 74,00 cm. •massima lunghezza della circonferenza: 147,00 • lunghezza diametro minimo: 23,55 cm • lunghezza diametro massimo: 46,79 cm • lunghezza diametro medio: 39,95 cm Solo due Pini Neri hanno dato la stessa lunghezza di circonferenza (90,00 cm). Il Pino Nero è originario dell'Europa meridionale (Penisola Balcanica, Austria Meridionale, Alpi Orientali). Nella nostra Regione si trova nei boschi della cerchia alpina e prealpina. È presente nella Pineta di Lignano ed in molti parchi: Parco Villa Manin in Passariano, Parco delle Rose in Grado, ecc. Viene u-sato, come pianta colonizzatrice, per costituire rimboschimenti artificiali in tutta la cerchia alpina ed anche per il consolidamento delle dune litoranee. Il legno trova uso come legname per paleria, costruzioni navali, bassa falegnameria. Nel Friuli-Venezia Giulia il Pino Nero viene utilizzato per i lavori di grossolana falegnameria. Ha le foglie a forma di ago di color verde scuro. Produce pseudo-frutti (strobili) a forma ovoidale conica, di colore rossastro a maturità. Nella nostra regione, l'altezza massima in pianta adulta è stata misurata in venti metri. PINO DOMESTICO PINUS PINEA, L. (Linné, C.) Altri nomi: Pino da pinoli, Pino da pinocchi, Pino parasole, Pino d'Italia In sloveno: Pinija In tedesco: Pinie, Schium-Kiefer, Italienische Stein-Kiefer In friulano: Pignulâr, Pignocâr, Pinesse Piante presenti: 3.
Le tre piante misurate hanno dato questi valori: • lunghezze circonferenza singola: 137 cm, 166 cm, 191cm • lunghezza diametro minimo: 43,60 cm • lunghezza diametro massimo: 60,18 cm • lunghezza diametro medio: 52,41 cm In Pino Domestico abbiamo rilevato la circonferenza massima tra tutte le piante considerate (191,00 cm). È una pianta originaria dei Paesi Mediterranei settentrionali. Nel Friuli-Venezia Giulia la specie è presente sia nelle pinete lungo le coste dell'Adriatico sia allo stato isolato in parchi e giardini. Viene u-tilizzato per il consolidamento delle dune del litorale adriatico. I semi (pinoli) sono utilizzati sia nell'industria dolciaria (dolci e amaretti) sia nell'industria farmaceutica (estrazione di un olio emolliente). I pinoli vengono usati anche nell'alimentazione degli uccelli da gabbia, in quanto sembra che favoriscano il «bel canto». Il legno è utilizzato nelle costruzioni navali e la sua corteccia, ricca di tannino, può essere usata per la colorazione delle reti da pesca. Nella nostra Regione l'uso ornamentale della pianta ed i vincoli protezionistici sulle pinete litoranee non permettono usi ben specifici. L'altezza massima riscontrata in Regione è stata di 25 metri in pianta adulta. Foglia a forma di ago di color verde chiaro. Ha pseudo-frutti (pigne) a forma ovoidale tronca di color rosso-bruno lucida a maturità. PINO SILVESTRE PINUS SYLVESTRIS, L. (Linné, C.) Altri nomi: Pino di Svezia, Pino comune, Pino bianco In sloveno: Rdeci bor In tedesco: Gemeine-Kiefer, Rot-Kiefer, Rot-Fohre, Wald-Fohre In friulano: Pin blanc, Pin salvadi Piante presenti: 8.
Le piante misurate hanno dato questi valori: • minima lunghezza circonferenza: 63,00 cm • massima lunghezza circonferenza: 97,00 cm • lunghezza diametro minimo: 20,05 cm • lunghezza diametro massimo: 30,87 cm • lunghezza diametro medio: 26,65 cm Il Pino Silvestre è originario dell'Europa. È diffuso nelle catene montuose dell'Italia, Austria, Germania, Svezia, Norvegia, Russia, ecc. Nella nostra Regione si trova nei boschi dell'arco alpino e prealpino, dove viene usato per opere di rimboschimento. Sempre in Regione, la massima altezza in pianta adulta è stata misurata in 35 m. Il Pino Silvestre, conifera diffusa nel Friuli-Venezia Giulia, non raggiunge sulle Alpi l'importanza che assume nelle montagne dell'Europa Centrale, ma è presente con frequenza e in condizioni d'ambiente tanto diverse da diventare uno degli alberi più comuni e familiari del paesaggio forestale alpino. Molti gli assegnano il primo posto tra i Pini europei per il portamento superbo ed il contrasto dei colori e tronco rossiccio. L'uomo ha capito ben presto che il Pino Silvestre era un albero Distillandola si ottiene l'essenza di trementina, un solvente energico per i grassi, la cera e molti composti organici: usato raramente per via interna come antidoto nelle intossicazioni di fosforo, trova applicazioni per uso esterno come inalazioni in caso di catarro bronchiale e rubefacente. Questo ultimo termine indica la proprietà di alcune sostanze che, applicate sulla pelle, la arrossano per richiamo di sangue: questo alleggerisce i tessuti sottostanti diminuendone l'infiammazione. L'essenza di trementina è usata anche in preparazioni veterinarie. Allo stato grezzo va in commercio sotto il nome di «acqua ragia», usata come solvente per vernici, mentre il residuo della distillazione è la colofonia, o pece greca, che trova applicazione in unguenti, mentre l'industria la sfrutta nella fabbricazione di inchiostri tipografici, vernici, ceralacche e saponi. Il legno può essere utilizzato come legname per paleria, travature, imballaggi, pasta per carta. Le gemme, che si trovano in numero di tre o cinque riunite attorno a quella centrale più voluminosa, alla sommità dei rami, vengono raccolte alla fine dell'inverno perché contengono la massima quantità di olio essenziale ad azione terapeutica. Somministrate come infuso, sciroppo, pastiglie, vengono usate nelle affezioni delle vie respiratorie e delle vie renali. Il Pino Silvestre ha foglie a forma di ago, pseudofrutti (strobili) solitari a forma oblunga, di colore bruno-grigio-giallastro a maturità. ...ed ora facciamo un po'di conti... Dopo aver passato in rassegna tutte le Conifere presenti nel Parco della Rimembranza di Monte di Buja, è giusto fare ancora qualche conto e qualche considerazione: il 48% delle piante misurate ha una circonferenza compresa tra i 40 e gli 80 cm, il 34,5% tra gli 80 e i 120 cm, il 10,5% tra i 120 e i 160 cm, mentre il 5,5% ha circonferenza al di sotto dei 40 cm e solo l'l% al di sopra dei 160 cm. Tra le «curiosità» possiamo dire che 11 piante hanno la stessa circonferenza (74,00 cm): dieci Cipressi Italici ed un Pino Nero. Fino a questo punto abbiamo parlato di alberi, ma non ci siamo dimenticati dei cippi. Li abbiamo contati solamente, altro non siamo riusciti a fare. Ci sono stati momenti di commozione quando due ragazzi hanno trovato il cippo che ricordava i loro Nonni Caduti. La ricerca è stata realizzata, sotto la direzione del prof. Agostino Zuliani, dagli alunni della «Sezione C» della Scuola Media «E. Ursella di Buja» negli anni scolastici 1986/87 e 1987/88. (n.d.r.). |