Conosciamo Caterina Percoto ed Emma Pauluzzo degli alunni della classe 4 di Madonna | |
Possibile che, partendo da una domanda alla quale era sufficiente rispondere con un "si" o con un "no", le maestre trovino sempre l'occasione per farci fare un lavorone? Pensate che qualche tempo fa ci è venuto in mente di chiedere alla nostra insegnante: "Maestra, Caterina Percoto è quella signora raffigurata nel bassorilievo che è nell'atrio della scuola?" Sarebbe stato sufficiente che ci avesse risposto "no" e noi ci saremmo accontentati, invece no, si è messa a palare e ci ha detto che Caterina Percoto, alla quale è intitolata la nostra scuola, era una Ritratto di Caterina Percoto. scrittrice nata a S. Lorenzo Soleschiano, vicino a Manzano, nel 1812. Di famiglia aristocratica tra le più antiche del Friuli, ha sempre vissuto in modo semplice perché non le piacevano le differenze tra ricchi e poveri; si è dedicata all'educazione dei nipoti, per amore dei quali ha rinunziato a crearsi una famiglia propria. Modesta nella vita e sempre pronta ad aiutare il suo prossimo non solo spiritualmente ma anche materialmente. Era la seconda nata tra sei figli del conte Antonio, quindi era cresciuta vezzeggiata e coccolata dal padre perché era l'unica bambina. Alla sua morte la famiglia si trasferì a Udine e Caterina fu messa in collegio e si trovò molto male. In seguito divenne una bravissima scrittrice e nelle sue novelle racconta con simpatia di persone, ambienti e fatti della vita popolare del Friuli ed in particolare della vita di paese. Le novelle scritte prima del 1848 sono le più belle perché le più ingenue, le più spontanee e denotano la sua bravura. Invece negli scritti pubblicati dopo il 1848 si nota un notevole cambiamento in quanto risultano impregnate di politica, di ribellione, di morale e da influenze letterarie estranee al suo semplice mondo. Caterina Percoto è stata la prima scrittrice ad usare parole friulane nei racconti scritti in italiano, per questo fu molto criticata dagli scrittori famosi del suo tempo. In seguito scrisse leggende popolari e narrazioni originali tutte in friulano e sono veri modelli di buona lingua. Qualche titolo? "Contenz e malcontenz", "Il sold dal Signôr , "L'uccelut di mont Chianine" ed altri che non ricordo. Morì improvvisamente e la seppellirono a Udine vicino al poeta Zorutti; lei, invece, desiderava rimanere con i suoi contadini nel cimitero del suo paese. Per adesso basta così per problemi di tempo e di spazio, ma ne riparleremo. E non è ancora finita! Pensate che per rendere più complicato il nostro lavoro, la maestra ha invitato a scuola alcune persone che hanno conosciuto la signora del bassorilievo, che era una maestra di Urbignacco. Una delle persone invitate, la signora Sonia Calligaro, non ha potuto venire per impegni di lavoro e di famiglia, però ci ha mandato uno scritto con le notizie richieste, che la maestra ha letto. Eccole: Emma Pauluzzo "Maestre Eme" di Sonia Calligaro. La sua umanità, l'amore per la sua terra, la sua determinazione sono noti anche a quelli che non hanno avuto la fortuna di conoscerla. È la mia cara maestra e con queste semplici parole penso di esprimere un grande affetto che mi lega a lei. Nata nel 1901, il 24 giugno e morta all'età di 83 anni, il 12-8-84, ha dedicato la sua vita agli altri. Dal 1940 al 1943 ha assistito i feriti in Libia come crocerossina. Ha riportato diverse ferite alle gambe che l'hanno costretta a continue cure: teneva sempre le gambe fasciate con spesse bende. La sua opera di educatrice non si esauriva nell'ambito scolastico ma si proiettava ben oltre. Ricordo ancora con nostalgia le belle recite ed i balletti che richiedevano tanto tempo di preparazione e che lei gestiva con maestria e pazienza certosina. Dopo aver conseguito il diploma magistrale, col permesso del Direttore l'ho seguita nel suo lavoro come collaboratrice: assistevo alle sue lezioni, così facevo tirocinio e mi rendevo utile aiutandola nel disegno, nella realizzazione di recite e affiancandola nell'attività dei "suoi Balarins". Quando insegnavo alla scuola materna parrocchiale, lei era ormai in pensione, veniva ad aiutarmi e insegnava ai bambini a cantare accompagnandoli con la pianola. Quando mi sono sposata mi ha fatto una bella sorpresa: all'entrata e all'uscita della chiesa ha disposti i bambini dell'asilo col grembiulino bianco e un fiore in mano ed i Balarins in costume friulano. Era affezionata a me a tal punto che sarebbe stata felice se avessi sposato un suo nipote. L'ho seguita per tutto il lungo e intenso corso della sua vita. Mi confidava le sue delusioni, le sue gioie, le sue malinconie. Aveva i capelli lunghi e raccolti "a banana" dietro la nuca e mi chiedeva spesso di pettinarla. Aveva le idee chiare e precise. Non si fermava mai davanti a nessun ostacolo quando si trattava di chiedere per gli altri. Ma se doveva apparire in primo piano per dei meriti, non si mostrava mai, incaricava sempre qualcun altro. Dopo il terremoto e le peripezie per la ricostruzione della sua casa mi confidò che, se fosse rinata avrebbe sposato non uno, ma due uomini perché come donna non si sentiva presa in considerazione. Quando si trattava di chiedere per lei, le veniva meno quella grinta che la contraddistingueva. Quando è mancata, mi è venuto meno un punto di riferimento perché lei ha fatto parte della mia vita. I ricordi della mia infanzia e della mia adolescenza sono legati al suo volto. Bene. Noi credevamo fosse sufficiente così ma avevamo sottovalutato la maestra perché, alcuni giorni fa invece, è venuta a scuola la signora Donatella Santi con la sua mamma Miriam e ci ha raccontato tutto quello che ricordava della signorina Emma Pauluzzo. Ecco: la signora raffigurata nel bassorilievo che è nell'atrio della vostra scuola si chiamava Emma Pauluzzo e non si è mai sposata perché si è dedicata, per quasi tutta la sua vita, all'istruzione non solo dei bambini della vostra età ma dei giovani in generale e ad altre attività culturali. Io sono Donatella Santi e quando l'ho conosciuta, nel 1967, aveva già i suoi anni. Infatti era nata nel 1901 a Urbignacco ed aveva già istituito il gruppo folcloristico dei "Balarins di Buje" ed oggi ne sono presidente. Da allora fino alla sua scomparsa ho avuto modo di conoscerla ed apprezzarla. Era una donna dal carattere molto riservato che non amava mettersi in mostra e pubblicizzare quello che faceva, ho scopo della sua vita è stato quello di preparare bene i giovani per affrontare il futuro e, se possibile, migliorare. Era maestra ma anche "Istruttrice Esterna", cioè teneva vicino i ragazzi, soprattutto quelli che avevano più bisogno di aiuto e quelli che presentavano maggiori difficoltà e cercava di indirizzarli in modo che ognuno riuscisse a trovare una giusta collocazione nella società in maniera decorosa. Era nata in una famiglia contadina; erano quattro sorelle ed oggi solo una è vivente , l'unica che si è sposata, ha maestra Emma ha avuto tanti nipoti e pronipoti ai quali era molto affezionata. Oggi parlano di lei come se fosse ancora viva, anche se non tutti di loro l'hanno conosciuta. Era diventata maestra nella Scuola Cattolica di Nizza Monferrato, in Piemonte. Aveva studiato lì anche grazie all'aiuto finanziario dell'ordine dei Salesiani. Appena diplomata era rientrata in Friuli ed aveva cominciato a svolgere la sua attività di maestra prima fuori di Buja e poi a Madonna finche è stata nominata "Prima Insegnante" nella scuola elementare di Urbignacco dove ha vissuto fino alla sua scomparsa. Ha insegnato per 43 anni ed ha avuto moltissimi bambini di Buja e se voi chiedete alle persone di una certa età, come per esempio i vostri nonni, se hanno conosciuto la maestra Emma Pauluzzo, vi diranno tutti di sì perché era diventata ormai una istituzione. Era una vecchia maestra che conosceva un po' tutta la gente del paese. Ad un certo punto della sua carriera è scoppiata la seconda guerra mondiale. Era il 1940 e lei si è offerta volontaria per andare a fare la Crocerossina in Libia. È partita ed è rimasta lontana dall'Italia per 3 anni prestando cure ai feriti . Verso la fine della guerra, durante un bombardamento, purtroppo è rimasta ferita alle gambe ed è stata costretta a rientrare per curarsi, he schegge più piccole della bomba esplosa sono rimaste conficcate in profondità nelle sue gambe e non sono riusciti ad estrarle tutte. Da allora è stata costretta, ogni sera, a medicarsi le piccole piaghe che si erano formate a causa delle schegge e dopo rifasciare: tutti i giorni, per anni. Nonostante ciò era dinamica, attiva e niente riusciva a fermarla. Pensate che ha pensato anche ai nostri emigranti in Venezuela i quali, a causa della guerra e per motivi di lavoro, avevano dovuto abbandonare tutto quello che avevano e partire. Spesso le scrivevano e dalle loro parole aveva capito che, oltre ai problemi di tutti i giorni, avevano anche un grosso problema legato all'istruzione dei loro figli. Le scuole laggiù c'erano, ma non erano attrezzate a ricevere anche i figli degli emigranti, e quelle private erano molto costose. I nostri connazionali non sapevano come fare ed a chi rivolgersi per risolvere il problema. Ci ha pensato la maestra Emma. Ha chiesto l'autorizzazione al Ministero della Pubblica Istruzione per andare in Venezuela e tentare di istituire una scuola per i figli degli emigranti. Ottenuto il "distacco" per un anno, ha lasciato l'insegnamento in Italia ed è partita. Quell'anno, al suo posto ha insegnato la mia mamma. Dopo un lungo viaggio in nave è giunta a destinazione e, tra mille difficoltà, si è data da fare per contattare le autorità locali e con la sua insistenza e la sua tenacia è riuscita a risolvere il problema: la scuola per i figli degli emigranti fu istituita. Così lei ha potuto rientrare in Italia e ridere il suo lavoro nella scuola. Tutti i pomeriggi la casa della maestra Emma era piena di bambini che accoglieva sempre con piacere, soprattutto quelli delle scuole medie e superiori che incontravano qualche difficoltà nello studio ed ai quali faceva delle ripetizioni. In questo periodo c'era anche una giovane maestra, Sonia, diplomata da poco, che le dava un valido aiuto. Ricordo che nel 1976, l'anno del terremoto, è stato grazie a lei che sono giunti i primi soccorsi da parte di amici Austriaci che sono andati a chiederle cosa potevano fare per la sua gente e lei ha risposto semplicemente "Quello che potete" e loro, organizzati, in piccoli gruppi, nel giro di una settimana anno montato le prime casette destinate a quelli che erano rimasti senza casa. In seguito si è attivata per la ricostruzione della chiesa che è stata arricchita e abbellita con mosaici della Scuola di Spilimbergo. Ha aiutato molte persone a trovare un lavoro e quindi anche una buona sistemazione, ha sua vita, secondo me, è stata impostata sulla propria disponibilità nell'aiutare chi aveva bisogno. Infatti credo che anche la scelta di non formarsi una famiglia propria sia dovuta a questo. Era talmente impegnata a darsi completamente agli altri da non aver Tempo per se stessa. Io la ricordo come una nonna, ma lei non voleva essere chiamata così perché voleva dire essere vecchia e lei invece si sentiva ancora giovane. Malgrado la sua età, si teneva sempre informata sulle novità e su tutto quello che accadeva; leggeva moltissimo ed era una donna di brillante intelligenza, con lei si poteva conversare su qualsiasi argomento. Era sempre interessata e competente. Scriveva in maniera egregia ed io ricordo che, quando ero nel gruppo dei piccoli, lei trasformava in farsa alcuni brani di autori famosi che aveva letto, li traduceva in friulano e poi li faceva drammatizzare dai bambini a scuola. Ha molto amato il suo Friuli ed era affascinata dalle tradizioni popolari che ha poi riproposto nel gruppo dei "Balarins". Era una persona che non dimostrava il suo affetto con baci ed abbracci, ma il suo sentimento traspariva dall'atteggiamento protettivo da "chioccia" che aveva per una persona. Mentre parlava teneva sempre tra le sue una mano dell'interlocutore e sembrava vivesse insieme la storia che stava ascoltando. Aveva un carattere risoluto, deciso ma sapeva imporsi con estrema dolcezza fino a ridurre gli altri a fare quello che voleva lei senza che se ne rendessero conto. Ricordo, di quando ero bambina, una cosa un po' particolare: lei, dopo le prove nel vecchio teatro di Urbignacco, ci invitava a casa sua per prendere il the e dentro metteva un goccio di rhum, forte, amaro, come si faceva una volta, e noi uscivamo dalla sua cucina belli rossi, paonazzi, con tanta voglia di ridere. Quando più grandini si andava da lei, aveva preso l'abitudine di offrirci il Cynar; era diventata quasi una tortura perché a nessuno di noi piaceva ma nessuno osava farglielo capire. Un altro ricordo che mi torna in mente è quando, durante una visita in Austria, lei è scivolata sulla neve suscitando le risate dei presenti, al che ha detto: "Almeno vi siete divertiti". he piaceva ironizzare anche su se stessa. Non aveva la patente e spesso era la sorella minore, Mariute, ad accompagnarla, ma se qualche volta non lo faceva lei, quasi offesa si incamminava da sola, a piedi. Poco dopo la sorella, in auto, la raggiungeva ma lei non voleva più salire e andava con andatura sostenuta, da gendarme, affiancata da Mariute che, in auto cercava di convincerla a salire. Voi però si lasciava convincere. Spesso si vedevano scene del genere tra lei e la sorella minore anche se si volevano un sacco di bene. Quando dovevano prendere una decisione, le sorelle aspettavano sempre lei, perché era il fulcro della famiglia in quanto molto equilibrata. Alla sua morte hanno molto sofferto. Appena entrati nel Cimitero di Madonna, la penultima tomba a sinistra è la sua. L'anno precedente alla sua scomparsa, quando l'hanno chiamata per ritirare il premio "Nadâl Furlan", mi ha detto: "Io ti offro una cena e tu vai al mio posto a ritirare il premio". Naturalmente io non ho accettato ed è stato faticosissimo convincerla ad andare. Al momento della foto si è girata e non si è vista in viso. Anche quando si andava fuori con il balletto e chiedevano di chi dirigeva il gruppo, lei non era mai presente, si defilava, spariva, e toccava sempre a me sostituirla. Con il balletto siamo andati anche in Venezuela e siamo stati accolti e trattati in maniera eccellente, addirittura esagerata, perché la gente di laggiù era riconoscente per quello che aveva fatto per loro. Aveva 70 anni e ballava ancora con i giovani e stava insieme ai giovani, forse era questo che la faceva sentire giovane. È stata così fino alla sua morte, malgrado gli acciacchi dell'età, ha sua principale caratteristica era la capacità che aveva nel riuscire a modificare l'atteggiamento delle persone, infatti spesso si vedevano delle persone andare da lei arrabbiatissime ed uscire più serene. Conosceva il tedesco, il francese, lo spagnolo ed in ultimo l'inglese. Se fosse vissuta ai nostri giorni, di sicuro sarebbe china su un computer! Ancora un attimo di pazienza perché, in verità, quando la maestra invita a scuola persone che ci portano le loro testimonianze le loro esperienze, i loro ricordi belli e brutti, noi siamo contenti perché in questo modo riusciamo a capire di più e meglio. E vero, brontoliamo ma ci sentiamo importanti e ringraziamo di cuore tutti coloro che sono venuti e che verranno. Comunque, da tutto questo abbiamo capito che siamo fortunati perché la nostra scuola è ben rappresentata. Ci va bene il personaggio del bassorilievo perché ricco di umanità e ci va bene l'intestazione della nostra scuola alla scrittrice Caterina Percoto alla quale presto dedicheremo una ricerca più approfondita perché rappresentante illustre delle tradizioni del nostro Friuli. |