Scuola: un ritorno al realismo di Domenico Zannier |
IL COMUNE DI TREPPO GRANDE Giugno 2008 |
Chi ha vissuto nella scuola dagli anni Sessanta fino a oltre il Novanta del secolo passato e ha mantenuto e mantiene tuttora sporadici legami con essa non può stupirsi delle virate di bordo di questi ultimi cinque anni in materia di scuola. E quello che più conta, è la collaborazione tra le forze politiche degli opposti schieramenti. Il contrasto ideologico, pervenuto a livelli di eccezionale fanatismo, faceva in modo che le buone proposte degli uni e degli altri venissero accantonate o bocciate per pura contrapposizione di partito. L'avversario non deve mai essere positivo, anche quando lo è. Non è chi non veda I danni e le conseguenze negative di un simile atteggiamento. Oggi assistiamo al fatto che un Fioroni possa essere continuato da una Gelmini nelle sue linee di fondo. E' un progresso della politica e della coscienza civile. Ma torniamo alla scuola. Il Sessantotto doveva essere una rivoluzione scolastica e didattica di svecchiamento di antiquate strutture e di apertura alla società e, attraverso i decreti delegati, a una maggiore integrazione scuola famiglia. I consigli dei genitori miravano a questo. Sì è giunti praticamente a una diarchia degli Istituti Scolastici in cui spesso per ragioni politiche i vertici si paralizzavano tra loro. E non mancavano ripicche e dispetti. Sarebbe ora di ritornare a un unico soggetto aziendale, senza interferenze esterne. Il Sessantotto è giunto per gradi a espellere il cosiddetto nozionismo e l'integrità dei programmi, con la scusa che l'alunno avrebbe completato da solo quello che l'insegnante non insegnava. Della storia si trattavano punti esemplari a scelta. Così di altre materie. Nella nuova scuola media, radiato il latino quale lingua di classe, non popolare, la stessa grammatica subiva diverse amputazioni. Il criterio della Media era quello di promuovere chi nell'arco del triennio avesse comunque realizzato un certo progresso. Si rimandava la selezione (brutta parola!) alle scuole superiori. Non era necessario raggiungere il livello programmatico ministeriale. Gli esami includevano gli insegnanti in un collettivo giudicante per cui il singolo professore perdeva la sua specificità sulla propria materia. Anche se un allievo non aveva fatto in un anno un solo compito scritto d'italiano veniva promosso su pressione di un professore di educazione fisica. Sono fatti realmente accaduti in una scuola friulana. Si votava, non so con quanta coscienza e onestà, la promozione dell'allievo. Abolita l'esercitazione della memoria, abolita la gran massa delle nozioni originarie, vennero aboliti anche gli esami di riparazione, con la giustificazione dei debiti da compensare. Ricordo che per due alunni negligenti o ritardati su trenta passa mi vennero proposti insegnanti vigilanti di sostegno durante il mio orario di insegnamento. Non intendo mettere sul banco di accusa i colleghi, parecchi dei quali di grande serietà professionale e correttezza. Purtroppo lo spazio era lasciato come prevalenza ai peggiori. L'ideologia copriva le deficienze. Tutti sanno che per le attività sportive le squadre utilizzano non solo l'allenatore o C.T., ma anche il preparatore atletico. L'educazione fisica si riduceva alla pallacanestro e alle corse. La palestra era in pratica una soffitta di attrezzi della memoria storica. Ogni anno si premiavano gli allievi più diligenti e validi di solito con qualche libro. I professori per ragioni egualitarie fecero abolire tali premiazioni. In seguito si è giunti anche a nascondere i voti per non creare lacerazioni alla privatezza e inutili umiliazioni. Una vita tranquilla insomma, nella quale successi e insuccessi non sono ammessi e dove il carattere non può formarsi nelle difficoltà ed emergere educato alla vita. E la vita non fa sconti. Tenuta presente la rarefazione nozionale e il lassismo disciplinare (in questo ultimo caso come quello dei telefonini, che ai miei anni non c'era, per lo meno così diffuso e protetto da genitori irresponsabili) la scuola non produce uomini in grado di amministrare se stessi e di accedere alla società. Sono responsabili anche molti insegnanti populisti e operaisti, quelli del tu, per cui allievo e docente sono posti sul medesimo piano. Una cosa non ha mai tenuto presente la Scuola Italiana del '68 la competitività di un popolo con gli altri popoli. L'abbassamento scolastico è un danno sociale per il Paese, che non può essere inferiore agli altri Paesi. La Scuola non é un ospedale o un asilo per mamme lavoratrici, una struttura assistenziale per drogati. E' la scuola, punto e basta, dove si insegna e dove si impara, creando la società civile del presente e del futuro. Oggi sembra che anche la grande politica lo abbia capito. A destra e a sinistra. |