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Pasqua 2008

Emergenza educativa

Dove sta andando la nostra scuola ?

di Paola Ridolfi

 

Oggi la Scuola come istituzione non sta dando una bella immagine di sé: dai giornali e dai servizi di cronaca in TV emerge una realtà molto lontana da quello che in passato la Scuola si poneva come obiettivo, cioè educare ogni alunno perché potesse scoprire il valore di se stesso, delle cose e della realtà, mediante l'acquisizione di saperi, competenze ed abilità.

Invece, vediamo che la Scuola, in diversi luoghi, si è ridotta a puro contenitore, privo di regole e scopi chiari, dove gli alunni sembrano "vandali" incapaci di usare la ragione ed il buon senso e dove gli insegnanti sono "costretti" a perdere la motivazione e la vocazione della loro professione.

Credo che la decadenza della Scuola sia una delle tante facce di un mondo, il nostro, quello super tecnologico e civilizzato che in realtà si sta involvendo e sgretolando: altro che progresso, siamo al punto di un malessere diffuso ad ogni livello (politico, economico, sociale, culturale e religioso), espressione di un eccesso di avere e di una carenza di essere.

Questo vuoto è palpabile nella società come nel singolo e la Scuola, come ogni altra realtà preposta all'educazione, sembra aver perso la sua battaglia: essa dovrebbe essere il luogo dove si riconosce il significato a ciò che si fa e si impara, e, dove è possibile, la trasmissione dei valori che da sempre danno appartenenza, identità e passione.

Di fronte alla frantumazione del Sapere, allo svuotamento dei valori e alla perdita del senso delle cose, la Scuola e la famiglia devono alzare gli scudi e dotare i loro figli di un'armatura resistente, ma non rigida, capace cioè di adattarsi man mano alla situazione del momento. Questa armatura altro non è che restituire al ragazzo in crescita le sue naturali capacità, quali l'osservazione della realtà (scaduta oggi ad un semplice "vedere") e la capacità di esprimere un giudizio critico su di essa (oggi ridotto ad un banale "mi piace/non mi piace"). La famiglia prima e la Scuola poi, credo debbano aiutare il ragazzo ad orientarsi nella "selva oscura" delle informazioni provenienti dall'esterno, molteplici e spesso contraddittorie. Orientarsi vuol dire saper usare la propria testa e assumere decisioni consapevoli e

responsabili nella situazione in cui ci si trova; e lo si può fare solo se educhiamo la coscienza ad essere ragionevole e virtuosa.

Tutti conosciamo quei versi di Dante che indicano il fine dell'esistenza umana, ma pochi hanno il coraggio di renderli operativi nella vita di ogni giorno: "Fatti non foste a viver come bruti, ma a seguir virtute e conoscenza" (Inferno, XXVI 119-120). Cos'è questa conoscenza da raggiungere? E' l'amore alla Verità, è impegnarsi con la vita intera, nella quale tutto va compreso: amore, studio, lavoro, politica, amicizia; è rovistare dentro se stessi tirando fuori ciò che corrisponde alle esigenze più vere presenti nel cuore umano, esigenze del Vero, del Bello e del Buono.

E cos'è la virtù? E' la capacità di una cosa di essere se stessa; nel caso della persona, di esprimere al massimo la sua umanità attraverso atteggiamenti veri come la giustizia, la temperanza la prudenza e la fortezza.

Anche la scuola deve tornare alla sua vocazione originaria, cioè "fare l'uomo" e non arrendersi di fronte al negativo che avanza.