UN'AVVENTURA NOTTURNA Ho fatto una lunga vita da emigrante in quel lontano Paese: il Venezuela, chiamato cosi dal grande navigatore fiorentino Amerigo Vespucci che, nei suoi viaggi esplorativi, toccò anche le coste meridionali del mare dei Caraibi. Vedendo le povere case degli indigeni costruite su palafitte i cui pali si infilavano nelle acque basse della spiaggia, si ricordò di Venezia. Fu così, da Venezia, Venezietta, Venezuela, che quel Paese prese il nome con il quale ormai tutti lo conoscono. In un primo tempo, la mia attività nel nuovo Paese fu l'edilizia: costruivo case e pa lazzi, ma poi, per atavica ere dità dei Bujesi, mi dedicai all'industria dei laterizi - che in furlan si dîs "i fasevi el fornasîr" -. Il luogo di lavoro, quindi, era sempre abbastanza lontano dai centri abitati, a causa del fatto che si pote va allestire soltanto dove si trovava l'argilla necessaria a fare i mattoni. Io abitavo in una casetta provvisoria, nell'area della fornace, in piena foresta tropicale. Altissimi alberi secolari ed una fauna straordinaria di felini, rettili e meravigliosi uccelli multicolori erano la cornice di quel maestoso ambiente tropicale. Lì ci sono, però, anche pipistrelli giganteschi, che attaccano le mandrie bovine che pascolano nella prateria, ma fortunatamente non l'uomo. Ebbene, la mia abitazione provvisoria era priva di reti protettive alle finestre, e d'altra parte nella foresta non si usano vetri alle finestre. La notte, dunque, questi mostriciattoli si introducevano nella casa ed io mi sentivo al sicuro solo grazie alla presenza di un maestoso cane pastore tedesco che mi faceva la guardia accanto al letto. Una notte, un grugnito del mio amico mi sveglia in piena notte; non abbaiava, ma c'era qualcosa che non andava. Accendo la luce e vedo, sopra di me, uno di quei mostri che vola emettendo strani squittii. Non tenta di aggredirmi, ma ugualmente non mi sento al sicuro. Ho a portata di mano una scopa e riesco a colpirlo, abbattendolo. Il mio coraggioso amico a quattro zampe, allora, gli si avventa sopra, ma io glielo tolgo prontamente dalle zanne prima che lo sbrani, per conservarlo come trofeo. Certo, povera bestia, lui fa parte della natura e sopravvive aggredendo le sue vittime nel sonno quando sono immobili; poi, con un incisione impercettibile, succhia il sangue del malcapitato finché è sazio. Poi si allontana, ma la ferita non si rimargina e questo muore dissanguato. Dopo quell'avventura, quella notte, non riuscii a prendere sonno. Al mattino seguente mi precipitai ad installare delle reti di protezione alle finestre per evitare altri spiacevoli visite. E così, anche questa esperienza è stata utile per imparare a convivere con le esigenze, le bellezze, ma anche i pericoli di quello che per 37 anni doveva essere il mio nuovo Paese. Olinto Gallina, zio di Luigi scuola elementare "Maria Forte" |