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A scuola nella terza età

di Mara Giacomini

 

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Di sigûr tes famèes di Buje 'e son inmò riserves di fotografies, ch'e vignaran in lûs un pôc a la volte. Cumò, intani, j ài cjatât une miniere là di Neva Eustacchio (n. 1922) che sta a Dartigne, ma 'e jere di Solaris.

J presenti chì dome pôs esemplarsi chei che miôr 'e mostrin le vite di une volte. Al è significatîf che, tal album di Neva, unevorone di tocs 'e stan a testemoneâ, al solit la diaspora de emigrassiòn. E alore, daûr dai cartoncìns, si lei:

Sorprendente, interessante, coinvolgente: alla fine del primo anno di impegno nell’UTE i docenti esprimevano con una vasta gamma di aggettivi, tutti di segno positivo, le loro valutazioni sull’esperienza vissuta a contatto con alunni non più ragazzini, quelli della sezione di Buja che ha aperto il suo primo anno accademico nell’ottobre del 2000.

Nata tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta nelle città di Torino e di Trento, che si contendono tuttora il primato dell’avviamento, l’Università della Terza Età, più comunemente ormai passata sotto la sigla UTE, si proponeva fin dal principio di raccogliere il messaggio dell’“Anno dell’Anziano” celebrato proprio in uno di quegli anni, e dichiarava lo scopo di rispondere al bisogno di cultura e di socializzazione dimostrati da centinaia e centinaia di persone ormai escluse dalle tradizionali vie di scolarizzazione a causa dell’età. In pochi mesi, il successo portava l’iniziativa ad espandersi a macchia d’olio in altre città d’Italia e già nel 1982, vent’anni fa, anche Udine aveva la sua prima sede, sollecitata e realizzata con entusiasmo da un gruppo di infaticabili fondatori guidati dal giovane medico Paolo Naliato, prematuramente scomparso, cui l’UTE della nostra provincia è oggi intitolata.

Il bilancio di vent’anni di presenza sempre più capillare sul territorio friulano parla ormai di più di 4000 iscritti, distribuiti in nove sezioni più la sede centrale, che scelgono di frequentare i corsi organizzati in numero complessivamente superiore ai 500, tenuti all’incirca da altrettanti insegnanti che si rendono disponibili a titolo di volontariato completamente gratuito, come è gratuito ogni altro impegno di collaborazione nella gestione dell’attività delle varie sedi.

L’UTE di Buja è oggi sezione autonoma dopo un felice anno di “prova” come sede didattica dipendente dalla sezione di San Daniele. Ha potuto disporre fin da subito dei locali messi a disposizione dall’Amministrazione comunale presso il Centro Anziani e delle aule speciali per l’attività di inglese e di informatica messe a disposizione dall’Istituto Scolastico Comprensivo presso la scuola elementare di Avilla e la scuola media. Quanto all’attività didattica, conta un centinaio di iscritti e lavora su più di una quindicina di indirizzi, in parte pratici come i corsi di cucito, ricamo o lavorazione del cartoccio, in parte teorici o teorico-pratici, come i vari corsi di cultura medica, di psicologia e problemi pedagogici, di diritto costituzionale, di lingua (italiano con vari indirizzi, anche per stranieri, e inglese a più livelli), di musica, di informatica a livello base ed avanzato, di pittura ad acquerello, con l’ impegno complessivo di oltre una ventina di docenti per un orario che copre tutti i pomeriggi, dal lunedì al venerdì.

Ma, a distanza di così breve tempo dal momento inaugurale dell’autunno 2000, il successo dell’iniziativa non è certamente solo nei numeri. I corsisti, attestati su un livello di frequenza continuo e con rari, motivati casi di defezione definitiva, hanno espresso pareri soddisfatti sulla loro esperienza di apprendimento attraverso questionari distribuiti alla fine del primo anno accademico. Talvolta hanno chiesto persino un’intensificazione o un aumento del numero di ore delle attività svolte. Gli insegnanti, attenti a valutare in itinere la risposta ai loro interventi, sembrano unanimemente convinti di una cosa: che, al di là dei risultati che riescono a realizzare o delle competenze e delle curiosità che riescono a trasmettere, quella dell’Università della Terza età è un’esperienza che vale la pena di fare sia sul piano umano che su quello professionale.

Prendiamo ad esempio i medici. Il dott. Giancarlo Tondolo Gherbezza, che insieme ad altri colleghi tratta problemi diversi di prevenzione, diagnosi e cura, afferma che l’esperienza fin qui effettuata è stata non solo “una gradita sorpresa”, ma anche un’occasione di confronto ed introspezione, durante la quale ha via via sentito il bisogno di adattare lo stile comunicativo e i contenuti (nel suo caso si tratta di questioni di pediatria) per rispondere meglio alle attese di un uditorio sempre più attento. Un uditorio, egli afferma, alla ricerca di risposte chiare, capaci di fugare i dubbi delle nuove generazioni che si trovano spiazzate dalle continue innovazioni e non possono più contare sulle rassicuranti certezze dei più anziani.

Chi, poi, è professionalmente immerso da una vita nei problemi dell’insegnamento con i ragazzi, quando approda all’esperienza didattica con alunni di una certa età (quella che molto impropriamente viene definita “terza”, se pensiamo che le iscrizioni sono aperte a chi ha varcato appena la soglia dei trent’anni) si rende conto di una realtà di apprendimento pressoché opposta rispetto a quella tradizionale della scuola: gli elementi portanti dell’imparare, come la motivazione, la curiosità, l’elasticità dei processi di rielaborazione, la memoria o le capacità metacognitive, cioè di consapevolezza di ciò che si studia e di come si apprende, viaggiano su direzioni quasi contrarie. Infatti, tanto quanto i bambini e i ragazzi sono sostenuti da motivazioni sempre più manifestamente distanti dai contenuti scolastici, altrettanto gli adulti mettono a fuoco bisogni di conoscenza precisi, che li riportino il più possibile alla sicurezza delle cose imparate a scuola.

Il divario generazionale con le sue cause ed effetti è dunque materia di riflessione particolarmente interessante per i docenti che hanno operato o operano nella scuola. Il dott. Renzo Lorenzini, prima insegnante e poi direttore didattico, tiene un corso che inizialmente giudicava di non facile approccio sui problemi educativi contemporanei ed ha registrato con sorpresa l’assiduità del gruppo che ha seguito le sue lezioni. Analizzando l’interesse che ha motivato i frequentanti, ha osservato la diffusa sensazione di inadeguatezza che accompagna oggi chi è entrato negli “anta” e si trova davanti a valori e modelli di vita del tutto estranei alla sua formazione. Il maestro Ermes Taboga, docente di richiestissimi corsi di alfabetizzazione informatica, misura più concretamente il divario generazionale nella difficoltà dei corsisti di liberarsi dagli schemi logici ed operativi su cui hanno costruito da sempre i loro ragionamenti ed apprendimenti.

La professoressa Gemma Minisini, già insegnante di scuola media e docente di un corso di approfondimento di lingua e grammatica italiana, così come l’insegnante Mirella Comino, che guida un corso di primo livello di lingua inglese, hanno riscoperto proprio nell’età matura dei frequentanti una volontà di apprendere che spesso hanno inutilmente auspicato nei ragazzi. Il prof. Luciano Turato, che ha tenuto nel primo anno un corso di alfabetizzazione ed educazione musicale ora riproposto, si dichiara addirittura convinto di dover pensare a tempi di insegnamento più estesi per soddisfare pienamente le attese di chi è riuscito finalmente ad avvicinarsi all’affascinante mondo della musica. E le alunne (qui è d’obbligo usare il femminile!) dei corsi di ricamo tenuti da Teresa Contessi e Bruna Scagnetti, oppure di quelli di patchwork e cucito avviati quest’anno, alla soddisfazione di usare la propria manualità per creare oggetti raffinati aggiungono la gioia di ritrovarsi a lavorare e parlare insieme come in una bottega d’altri tempi.

D’altra parte, stando all’attenta osservazione della segretaria Lida Garzoni, coadiuvata quest’anno dalla puntuale collaborazione del sig. Gino Tonello, la riscoperta della gioia di incontrarsi e di essere protagonisti attivi, non solo spettatori, di momenti di comunicazione è stato ed è per tutti gli indirizzi di studio uno dei motori principali del successo di questi primi tempi di realizzazione delle iniziative dell’UTE.

Man mano che le lezioni procedono, tutti sentono, in ogni caso, l’impegno a cogliere da questa esperienza gli spunti migliori per pensare alle nuove programmazioni. Individuati gli interessi, le difficoltà, gli interrogativi, le sollecitazioni dei partecipanti ai corsi, diventa quasi automatico pensare a come riprenderli per lavorarci sopra ancora insieme perseguendo a tutto campo l’obiettivo di cui l’UTE di tutta Italia è fiera: quello di andare ben oltre l’attività didattica per ottenere una partecipazione attiva dei “non più giovani” alle scelte che li riguardano, aiutandoli contemporaneamente a compiere uno sforzo educativo su se stessi e sui loro coetanei e a mettere al bando definitivamente la rassegnazione della parola “ormai”.