Il Pianeta Anziani risposte ai bisogni assistenziali di Ottorino Dolso | |
Il pianeta anziani non può essere un pianeta alla deriva, senza speranze e in attesa di prossima distruzione, ma un pianeta vivo e vivace con tante risorse, con programmi audaci e con obiettivi importanti da perseguire. Ma per ottenere questo scopo è necessario da parte della società civile e delle singole comunità rendersi conto della particolare dinamica demografica che sta modificando notevolmente la composizione della popolazione italiana. Sia l’allungamento dell’aspettativa di vita (nell’ultimo secolo si sono aggiunti più di 30 anni alla vita media), sia la riduzione del tasso di fecondità (1,19 nati per donna in età feconda nel 1998) ha portato l’Italia ad essere il primo paese al mondo in cui gli over 65 hanno superato gli under 15 e con questo andamento si prevede che nel 2020 gli anziani rappresenteranno il 23% della nostra popolazione e richiederanno un enorme impegno di tutte le risorse tecnico-scientifiche ed etico-politiche della società. Compito principale della comunità sarà quello, non solo della cura delle varie patologie che purtroppo possono colpire la persona anziana, ma specialmente un costante impegno di prevenzione e di assistenza socio-sanitaria multiprofessionale per migliorare la qualità di vita e mantenere il più possibile l’anziano nel proprio ambiente familiare e nel proprio contesto sociale; questo naturalmente implica uno spostamento del baricentro delle prestazioni dall’ospedale al territorio. Per ottenere la piena tutela della salute di una popolazione che invecchia si dovrà intervenire con uno sforzo continuo di efficace prevenzione sia primaria (stili di vita, alimentazione, controllo del peso, astensione dal fumo e dal ricorso eccessivo ai farmaci), sia secondaria (screening, programmi diagnostici per persone a rischio, programmi riabilitativi). L’età avanzata è in genere caratterizzata da plurime patologie e dal rischio di perdere l’autonomia che l’anziano considera il tesoro più importante da conservare e che addirittura identifica con lo stato di salute, ritenendola essenziale per una accettabile qualità di vita. Purtroppo però in Italia gli anziani non autosufficienti sono poco meno di 2 milioni; la prevalenza di disabilità dichiarata dagli stessi anziani attraverso interviste è pari al: 5,9% nella popolazione di età compresa tra i 60 e i 64 anni; 9,1% tra 65 e 69 anni; 14,2% tra 70 e 74 anni; 23,4% tra 75 e 79 anni; 47,1 negli anziani con più di 80 anni. Se invece che con interviste, la disabilità viene valutata con semplici prove di performance (fare un gradino, alzarsi da una sedia, restare in equilibrio su una gamba) la prevalenza di non autosufficienza risulta quasi doppia. Un altro dato particolarmente significativo è che tra i soggetti non autosufficienti un gruppo importante è costituito da persone affette da demenza: il 6% degli over 60, il 15% degli over 75, il 30% degli over 80 e il 50-75% degli anziani istituzionalizzati in strutture protette e soltanto invece il 15% di quelli in casa di riposo. In Italia gli anziani che necessitano di assistenza continuativa sono circa 1.100.000 (ISTAT 1998), ma entro i prossimi venti anni supereranno i 2.000.000. Circa il 75% di questi anziani portatori di patologie complesse e di gravi limitazioni di autonomia sono mantenuti e assistiti all’interno del nucleo familiare, solo il 25% è istituzionalizzato o ricoverato, oppure vive con i familiari ma con l’intervento integrativo di altre persone sia dipendenti di strutture pubbliche, sia private. In un terzo dei casi l’assistenza ad anziani non autosufficienti è fornita per lo più da donne di età superiore ai 70 anni o da extracomunitarie più giovani, attualmente con regolare permesso di soggiorno; questa assistenza ha un costo notevole, che diventa ancora più elevato quando la persona ha bisogno di ricovero in strutture residenziali; ed è anche per questo motivo che il ricorso a queste strutture è molto ridotto in Italia e rinviato il più possibile nel tempo. I servizi socio-assistenziali per gli anziani sono di tre categorie: interventi generali di prevenzione; servizi di sostegno alla persona e al nucleo familiare; servizi di sostituzione del nucleo familiare. Gli interventi di prevenzione mirano in particolare a prevenire tre grossi rischi a cui la persona anziana è più esposta: il decadimento fisico, il deterioramento psico-affettivo e l’isolamento sociale. Per questi interventi sono stati creati centri socio-ricreativi culturali che possono svolgere un ruolo insostituibile e sono tanto richiesti dagli anziani autonomi. Per la popolazione anziana, che per svariati motivi sociali o funzionali non è più in grado di affrontare autonomamente le necessità della vita quotidiana, sono stati predisposti i così detti servizi di sostegno che offrono varie prestazioni di segretariato sociale, di assistenza infermieristica, di cura della casa e della persona e infine anche il telesoccorso. I servizi socio-sanitari-assistenziali sono erogati dai distretti, strutture operative delle ASL, e consistono in: assistenza domiciliare integrata (ADI), ospedalizzazione domiciliare (OD), residenza sanitaria assistita (RSA), lungo degenza riabilitativa (LDR), ospedale diurno (DH), Hospice, unità operativa geriatrica (UOG). L’ADI è un insieme di attività sanitarie integrate con interventi di tipo socio-assistenziale che hanno lo scopo di assistere, curare e riabilitare le persone affette da patologie croniche o comunque condizionanti una riduzione dell’autonomia funzionale presso il proprio domicilio e quindi nel proprio ambiente familiare e sociale. L’ADI naturalmente prevede la cooperazione di più figure professionali quali il medico di medicina generale, il fisiatra, il terapista della riabilitazione, l’infermiere professionale e l’assistente sociale. L’OD è un’attività integrata in grado di soddisfare le esigenze sanitarie e assistenziali di pazienti affetti da polipatologia e non autosufficienti con prestazioni analoghe a quelle ospedaliere, ma erogate a domicilio, consentendo così una riduzione dei tempi di ricovero. Le RSA servono alla cura e alla riabilitazione nel breve periodo post ricovero per i pazienti recentemente colpiti da ictus o fratture o importanti interventi protesici. Le LDR sono state istituite negli anni settanta per sopperire alla carenza in ambito ospedaliero di sufficienti strutture riabilitative per pazienti portatori di infermità disabilitanti e per ridurre i tempi di degenza nei reparti per acuti. Il DH ha la possibilità di offrire all’utente una serie di servizi diagnostici, terapeutici e riabilitativi di livello ospedaliero senza la necessità del pernottamento e con parecchi vantaggi: riduzione dei disagi del ricovero ospedaliero sia per i pazienti che per i familiari; riduzione delle degenze ospedaliere; contenimento dei costi e infine mantenimento del paziente al proprio domicilio e quindi nel proprio contesto sociale. L’Hospice è una struttura preposta all’assistenza e alla cura dei pazienti affetti da malattia in fase terminale e non gestibili a domicilio; in tali strutture è privilegiata l’assistenza infermieristica e viene valorizzato il comfort e il benessere degli utenti. L’UOG è un’unità operativa ospedaliera specialistica di geriatria con degenza ordinaria e a ciclo diurno che utilizza un approccio multidisciplinare ed elabora un piano individuale di assistenza condiviso con il medico di medicina generale e i servizi sociali per garantire continuità di cura tra ospedale e territorio. Tutti questi servizi sono molto utili e fondamentali per un’assistenza adeguata alle persone in difficoltà, però necessitano di un continuo controllo di qualità delle prestazioni erogate ed anche dell’efficienza nell’impiego delle risorse finanziarie: tali sistemi di verifica devono essere attivati a tutti i livelli sia nelle istituzioni pubbliche sia nelle strutture private. Questi servizi naturalmente richiedono un forte impegno di risorse finanziarie, che purtroppo sono limitate e quindi si avverte sempre più la necessità di un progressivo coinvolgimento innanzitutto dei familiari, degli amici, del vicinato ed anche del volontariato attraverso una positiva evoluzione culturale di tutta la popolazione ed in particolare di tutte le persone di buona volontà che vogliono dare il loro contributo di aiuto e di assistenza agli anziani bisognosi e in difficoltà. Noi siamo convinti che all’anziano deve essere garantito il massimo di qualità di vita nel rispetto dei principi di autonomia e dignità; egli non è un soggetto marginale ed inutile, ma una persona con i suoi problemi e con le sue esigenze, però anche con le sue ricchezze di sapere e di esperienza e con forti potenzialità da valorizzare a favore dei giovani e di tutta la comunità. |