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Gianandrea Gropplero di Troppemburg: una vita per la solidarietà di Claudia Papinutto | |
State ascoltando una parte del racconto di Gianandrea Gropplero di Troppemburg
Ascoltare Gianandrea Gropplero di Troppemburg è un esperienza unica, non ci si stancherebbe mai di sentir raccontare le esperienze di vita di quest'uomo dalla profonda cultura e dalla personalità forte e affascinante, ma allo stesso tempo di una semplicità e di una innata simpatia, che danno la sensazione ai suoi interlocutori di parlare con una persona veramente fuori dal comune. Non è facile descrivere la personalità di quest'uomo e pare quasi che le parole non bastino a far emergere completamente la nobiltà d'animo, lo spirito religioso, l'amore per gli altri che lo animano; proverò così a raccontare gli episodi più significativi della sua vita, che possono a volte sembrare romanzeschi, ma che lui racconta come fossero esperienze assolutamente normali e alla portata di tutti. Gianandrea di Troppemburg nasce a Udine nel 1921 discendente da una nobile famiglia friulana, il padre è il conte Giovanni, la madre Adele Nievo, è nipote di Ippolito, il famoso scrittore. Compie gli studi classici allo Stellini e si iscrive alla facoltà di Ingegneria di Bologna. Così Gianandrea parte per Roma, dove prende contatti con il Partito d'Azione e partecipa a diverse azioni partigiane nella capitale. Dopo la liberazione di Roma, inizia la sua missione in Friuli, assieme a due compagni viene paracadutato dagli inglesi vicino a Lauzzana e subito si reca a Buja, dove contribuisce all'organizzazione della brigata partigiana "Giustizia e libertà Carlo Rosselli". Durante uno spostamento viene catturato dai Cosacchi e consegnato alle SS di stanza a Farla di Maiano. Dopo un lungo interrogatorio in cui subisce anche la tortura, viene condannato alla fucilazione, ma proprio mentre il plotone sta per sparare, una granata partigiana colpisce i soldati tedeschi che sono così costretti a rimandare l'esecuzione. "Vedevo l 'fucili puntati contro di me ed ero certo di morire, invece la fortuna mi aiutò e dopo diverse peripezie, riuscii a fuggire e a nascondermi. In questo mi aiutò tanta gente, anche di Buja, che pur sapendo che su di me c'era una taglia di ben 75.000 lire, non mi tradì mai e, anzi mi aiutò in tutti i modi". Per questi fatti Gianandrea Di Troppemburg è stato insignito della medaglia d'Oro al valor Militare. Terminata la guerra completa gli studi universitari a Bologna, il suo però è evidentemente uno spirito avventuroso, perchè inizia da questo momento a girare il mondo. Va prima in Spagna per due anni, poi in Venezuela, dove rimane a lungo, quindi in Africa dove costruisce la superstrada Nairobi-Addis Abeba. In quel periodo la Comunità Europea, si mette in contatto con lui per affidargli nuovi lavori ed è così che costruisce in Congo e in tutta l'ex Africa Francese l'ottanta per cento delle strade. Istituisce poi una grande impresa di progetto e costruzioni operante in Venezuela e in Messico, attraverso le conoscenze precedentemente fatte, mette in contatto i governi per la costruzione di centri turistici. Nel periodo in cui rimane in questi lebbrosari Gropplero capisce che il milione circa di lebbrosi che vi sono ospitati, in fondo non hanno bisogno delle sue cure, mentre viene a sapere che sono ben nove milioni i lebbrosi che sono fuori, per le strade e decide così di andare a cercare proprio quelli. "Andavo di villaggio in villaggio cercando di capire quali erano le necessità, annotando tutto quello che vedevo per rendermi conto di che cosa avesse realmente bisogno la gente. Da questa analisi capii che dove non c'era l'acqua pulita per bere e lavarsi, lì c'era la lebbra e bisognava quindi che io lavorassi per dare innanzitutto l'acqua a quei villaggi. In India l'acqua c'è, e ce n'è in abbondanza, il problema è quello di estrarla dal sottosuolo e io mi impegnai perciò a preparare un progetto per costruire i pozzi da cui far sgorgare l'acqua". Dopo sei mesi trascorsi in India, Gianandrea torna in Italia con il suo progetto, ora lo aspetta la parte più complessa: trovare i fondi necessari a realizzarlo. Grazie alle conoscenze e ai contatti che aveva avuto con il suo precedente lavoro, ottiene fondi dalla CEE, da "Manitese" e dalla CEI. Gli viene quindi garantito un fondo di un miliardo e mezzo, che da allora viene rinnovato ogni anno e che gli permette di iniziare la sua opera. Poi però sono bastati pochi mesi per non vedere più i bambini con il pancione, per non avere tanta mortalità infantile, dissenteria, infezioni, in una parole per avere "la salute". In pochi anni così viene distribuita l'acqua in centosessantotto villaggi, si costruiscono sessantadue scuole, tre dispensari e un ospedale. Tutto questo viene fatto usando rigorosamente e soltanto manodopera e materia prima del posto. "All'inizío fu duro, ero solo e dovevo occuparmi di tutto, a volte dovevo insegnare anche a tenere la cazzuola in mano, ma piano piano la gente imparava e oggi posso tornare in Italia e trascorrervi dei mesi sapendo che laggiù ci sono persone responsabili e qualificate che mandano avanti il lavoro". Dopo aver provveduto ai bisogni primari di questi poveri villaggi, bisognava studiare il modo di rendere le persone autosufficienti, in grado cioè di vivere, di mangiare e di fare una vita dignitosa. Così Gianandrea ha l'idea di organizzare delle cooperative per l'allevamento del pesce, delle bufale, dei gamberi e per la confezione di manufatti artigianali in cui vengono assunti i più poveri dei villaggi. "Per istituire queste cooperative dovetti fare una campagna di villaggio in villaggio, mandando gente socialmente preparata a spiegare che cos'era e come funzionava una cooperativa. Ora però questa operazione sta dando i suoi frutti; la gente sta bene, lavora e riesce a riscattarsi dalla miseria". Da alcuni anni inoltre, Gianandrea di Troppemburg si occupa e fa da tramite per le adozioni a distanza. Sono già più di mille i bambini adottati in questo modo nel nord est dell'Italia e a volte alcuni di questi "genitori" vanno fino in India per conoscere i bambini e per rendersi conto delle condizioni di vita laggiù. Quando Gianandrea parla dell'India, dei bambini, dei suoi progetti, gli occhi gli si illuminano, è veramente incredibile pensare come quest'uomo di settantatrè anni, riesca a lavorare e a sopportare una vita così intensa, piena di preoccupazioni e scomodità; evidentemente lo spirito che lo anima gli dà la forza di superare ogni cosa e la gioia e la soddisfazione che si leggono nei suoi occhi e si intuiscono nelle sue parole, sono la migliore ricompensa per tutti i disagi che deve sopportare. Nei periodi in cui si ferma in Italia, Gianandrea fa opera di propaganda, perchè anche se laggiù molto è stato fatto, molto resta da fare e lui spera nell'aiuto di tutti, di tutte quelle persone che desiderano aiutare i più poveri e più sfortunati e magari non sanno concretamente cosa fare. Scavare un pozzo in India costa cinque milioni, costruire una scuola quindici, non sono certo cifre folli, ma sopratutto per le scuole, si fa fatica a reperire i fondi. "Colgo l'occasione per lanciare un appello a tutti, alle associazioni che operano a Buja e che so essere sensibili a questi problemi, alle scuole perchè possano far conoscere ai bambini e alle loro famiglie queste realtà, a tutti coloro insomma che desiderano in qualche modo aiutarci. In fondo per le associazioni o per le scuole adottare uno dei nostri orfanelli significherebbe, con una spesa quasi irrisoria, poter fare qualche cosa di veramente concreto e importante per gli altri". |