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Buja per le popolazioni 

terremotate dell'Irpinia

di Sergio Burigotto

 

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Una domanda assillante turbava la coscienza di molti di noi che avevamo vissuto l'esperienza del terremoto del 1976: "Noi friulani, tanto aiutati dopo i tragici eventi, saremmo stati capaci di fare altrettanto in analoghe situazioni catastrofiche?".

La dedica di una via al nostro paese e la gratitudine della gente di Solofra, nell'Irpinia terremotata, costituiscono oggi la più significativa risposta al dubbio che ci attanagliava. Solofra, in provincia di Avellino, sorge in una valle amena, ricca di castagneti e di frutteti, alle falde dei monti Garofalo e Pergola.

Per la conformazione del terreno il paese ha avuto uno sviluppo piuttosto disordinato attorno all'antico centro. Conta poco più di 9.000 abitanti e due frazioni: S. Andrea e Sant'Agata. Si pensa che Solofra, in età romana, fosse un luogo di transito per i pastori e le loro greggi; a quel tempo infatti risalgono alcuni attrezzi rinvenuti nella zona, per la concia e la lavorazione delle pelli. Per una singolare continuità storica, la cittadina ancor oggi detiene un primato proprio in tale settore industriale.

Gli opifici sono 230 di cui una settantina a carattere artigianale; vi lavorano oltre 5.000 operai, parte provenienti anche dai comuni viciniori. Accanto alle grandi e piccole industrie prosperano altre attività, prima fra tutte quelle delle confezioni in pelle. E' anche in questo paese che il 23 novembre 1980, alle ore 19,15, si abbatte la furia del terremoto, devastando soprattutto il centro storico e facendo 25 vittime.

Ed è Solofra il paese che il commissario straordinario del governo, on. Giuseppe Zamberletti, in un incontro nella prefettura di Napoli il giorno 2 dicembre 1980, assegna per l'intervento di aiuti ai rappresentanti dell'amministrazione di Buja e del "Giornale di Brescia". Zamberletti sapeva dei vincoli di fratellanza cementati tra Buja ed i bresciani e quindi era consapevole che dalle capacità operative delle due "Comunità del nord" non potevano che scaturire ottimi frutti.

Come intervenire e con quali mezzi lo si era deciso a Buja in una seduta straordinaria del consiglio comunale il 24 novembre 1980, giorno successivo alla catastrofe. In seguito al sopralluogo effettuato dal sindaco Molinaro e dai delegati della giunta municipale e conforme alle disposizioni impartite da Zamberletti, si decideva di intervenire immediatamente fornendo i locali scolastici e gli uffici amministrativi, per soddisfare ad alcune delle necessità riconosciute fra le più impellenti per i disastrati.

Si riconobbe perciò l'opportunità d'inviare a Solofra i due capienti prefabbricati di 400 mq. ciascuno, già adibiti a scuole elementari nel periodo di emergenza a Buja. In un incontro con gli artigiani locali, il sindaco, constatata la disponibilità degli stessi, dava così inizio ad una delle operazioni più qualificate del postterremoto in Irpinia. La distanza di mille chilometri tra Buja e Solofra, rappresentando l'ostacolo più arduo per questo tipo d'intervento, imponeva un accurato meccanismo organizzativo. Prontamente la macchina organizzativa degli aiuti partì.

Ecco gli automezzi per il trasporto del materiale (3 autotreni) e del personale (macchine del comune e furgoncini privati) cioè le squadre degli artigiani specialisti e dei volontari (in gran parte Alpini in congedo); ecco l'organizzazione logistica; ecco le conseguenti adempienze finanziarie: le spese furono coperte parzialmente da libere offerte e dal contributo del "Giornale di Brescia" che mise tra l'altro a disposizione la propria mensa, gestita dal magnifico cuoco Franco De Franceschi per tutto il tempo dell'operazione, quasi 2 mesi; in seguito il giornale provvide alle spese dei getti delle piattaforme.

Coordinarono i lavori con il sottoscritto, Sefin Tonino e Giacinto Fabbro. Ha avuto così inizio il 4 dicembre 1980 lo smantellamento dei prefabbricati, terminato il 24 successivo. Dal 14 al 19 dicembre, la prima squadra, capeggiata da Sefin, eseguiva i getti delle piattaforme a Solofra: una nel centro storico per la sede municipale, una a Sant'Agata per la scuola. Nei giorni 27-28-29 dicembre veniva effettuato il trasporto dei prefabbricati con 3 camion e 20 persone al seguito per lo smontaggio dei materiali nei due cantieri.

Il 4 gennaio 1981, partiva da Solofra la 3a squadra per il montaggio delle strutture; rientrava esausta il 10 gennaio dopo aver sopportato freddo, vento, pioggia e neve. L'impegno, nell'animo di ognuno, era però tassativo: non si doveva assolutamente mollare; bisognava preparare tutto il necessario per il lavoro della squadra successiva.

A Solofra e dintorni, in quei giorni tremendi, lavoravano solo bujesi e bresciani! La 4a squadra subiva gli stessi disagi ed in più qualche paurosa scossa di terremoto. Si dormiva in una scuola rimasta in piedi, con i militari ed i volontari alpini di Brescia; i capitani dei "granatieri" Sisto di Caprio e Giovanni Garassino, sinceri e generosi, amici dei bujesi, mettevano a disposizione lenzuola, coperte, camion, telefoni e tutto quanto gli si richiedeva.

Il 17-18-19 gennaio il sindaco Molinaro ed il vice sindaco Fabbro, facevano visita ai cantieri di Solofra ed ai volontari, incontrandosi con l'amministrazione comunale del paese e recandosi poi a Napoli dove illustravano l'attività del cantiere dei bujesi a Zamberletti. Il 18 gennaio partiva la 5a squadra formata dai piastrellisti di Buja che rientravano il giorno 24 gennaio.

La 6a squadra arrivava a Solofra il 25 gennaio: si trattava dei posatori dei controsoffitti, dei falegnami e degli idraulici, seguiti dalla 7a squadra formata dagli stessi specialisti. L'ultima squadra, l'8a, dei pittori e degli elettricisti, partiva l'8 febbraio e rientrava il 14, dopo aver consegnato le chiavi dei prefabbricati completati al sindaco di Solofra.

La "grande avventura" iniziata il 1° dicembre 1980 aveva termine. Il tutto aveva richiesto 140 presenze, di cui 107 a Solofra, 5.000 ore lavorative gratuite, 262 giorni di viaggio, spese totali per un ammontare di Lire 21.747.346 di cui 16.722.321 ottenute da libere offerte e 5.025.321 a carico del Comune; pranzi consumati tramite il "Giornale di Brescia" nr. 1.200. Il 15 marzo 1981, in una cornice di calorose manifestazioni, si inauguravano i due edifici con la simbolica consegna delle chiavi, in concomitanza con l'inaugurazione del 3° villaggio Brescia.

A condividere la soddisfazione e la gioia dei friulani e dei lombardi, con il sindaco di Buja e gli altri delegati bujesi, con i rappresentanti del "Giornale di Brescia" (il dott. Lanzani, Franco Maestrini e Franco Solina), accanto al sindaco, alle autorità ed ai cittadini di Solofra, c'era lo stesso Zamberletti. "Mi ritengo onorato e felice - disse allora il commissario di governo - di presenziare a questa cerimonia che suggella una volta di più il reciproco affetto e la capacità operativa di Buja e di Brescia, di quella Buja già disastrata nel '76 e prontamente aiutata dai bresciani, con i quali ora ha operato fianco a fianco per il risollevamento morale e materiale di Solofra".

 Il 16 marzo 1981 il sindaco Molinaro mandava personalmente a tutti i partecipanti bujesi una lettera così formulata: "Con la conclusione dell'intervento di soccorso ai cittadini di Solofra, disastrati dal sisma del novembre 1980, intervento che ha visto la nostra comunità impegnata nella costruzione di due prefabbricati che saranno adibiti a scuola ed a sede municipale, a nome del consiglio comunale, della giunta municipale e del comitato coordinatore, esprimo il più vivo ringraziamento per l'opera svolta, esternando la personale soddisfazione di rappresentare questa comunità che ancora una volta ha saputo dimostrare in concreto la propria solidarietà alle genti dell'Irpinia così duramente colpite".

Concludendo questa cronaca, sembra doveroso, quasi fosse un atto di giustizia, sottolineare come la comunità bujese, con questo intervento, con il suo slancio fraterno, con la sua tenace operosità, con la sua spontanea partecipazione attiva alla sofferenza altrui ha dimostrato di possedere ancora in alto grado quelle virtù morali che le hanno consentito di superare le tragedie più crude e più pesanti che l'hanno colpita nel corso della sua lunga storia.