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Progetto Učka 

di Marisa Comoretto 

a nome del gruppo Ucka

 

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Se la scuola è anche educazione, e non solo istruzione ed informazione, non può accontentarsi di insegnare ai bambini i grandi princìpi umani e civili facendoli studiare sui libri: deve saper trovare e cogliere le occasioni nelle quali quei princìpi diventano esperienza reale e formativa. Ma non basta: a loro volta quelle occasioni non possono esaurirsi all'interno della comunità scolastica perché rischierebbero di chiudere e perfino di falsare la dimensione dei vari problemi della grande comunità umana in cui gli alunni, nel breve tempo di pochi anni, dovranno pienamente inserirsi.

È quindi necessario far vivere ai bambini progetti concreti, aperti e attenti a tutti i segnali che provengono dalla realtà circostante, vicina e lontana. Non c'è dubbio che la solidarietà è uno dei primi valori da far crescere nei piccoli, e al tempo stesso è uno dei bisogni che migliaia di situazioni di miseria e dolore ci segnalano a gran voce attraverso i mezzi di informazione. Per questo, proprio la solidarietà è da anni al primo posto nell'attenzione delle scuole del Circolo didattico di Buja.

Tra le iniziative che la scuola ha intrapreso in questa direzione, il progetto Učka è quello che maggiormente ha coinvolto alunni, genitori ed insegnanti. L'iniziativa è nata circa tre anni fa in collaborazione con l'Amministrazione comunale, gli Alpini e la Protezione civile, dopo che alcuni rappresentanti delle varie istituzioni ed associazioni avevano visitato alcuni campi profughi della Croazia, individuando quello di Učka come il più isolato, e quindi il più bisognoso di aiuto. Questo campo ospitava circa 400 persone, in gran parte donne e bambini che vivevano giornate tutte uguali, senza altri impegni e progetti quotidiani che non fossero quelli della pura e semplice sopravvivenza fisica. Tra le molteplici necessità del campo si è privilegiata, allora, quella di assicurare ai bambini il funzionamento di una scuola, che sarebbe diventata momento fondamentale di incontro, di istruzione, di attività creativa.

A questo scopo, un gruppo di insegnanti del Circolo si è impegnato a mantenere i contatti ed a coordinare le iniziative per la raccolta dei fondi. Nelle nostre scuole, per sensibilizzare i bambini al problema della solidarietà in favore dei loro coetanei di Učka, sono stati realizzati lavori manuali venduti nelle mostre allestite nei locali scolastici, bancarelle con vendita di dolci, mostre di presepi, stesura di giornalini, canti, recite e raccolta di materiale didattico. Inoltre, per coinvolgere l'intera popolazione, la scuola in collaborazione con il signor Maurizio Giacomini, eccellente fotoamatore, e con l'aiuto della Pro Buja ha allestito la mostra fotografica "L'isola che non c'è" che illustra con immagini significative la vita quotidiana tra le baracche che ospitano i profughi.

A questa manifestazione se n'è aggiunta un'altra, tenuta in sala consiliare alla presenza di due insegnanti del campo e di alcuni amministratori comunali: il direttore didattico, dott. Tullio Ceconi ed il giornalista Giacomo Scotti hanno presentato il libro "Non si trova cioccolata", una raccolta di lettere di bambini della ex Jugoslavia ai ragazzi di tutto il mondo.

Anche l'ARS (Associazione Ricreativa e Sportiva) di San Floreano ha contribuito alla raccolta di fondi con la piacevole iniziativa "Befana in elicottero", che ha visto la partecipazione di numerosi bambini all'incontro con una Befana attenta non solo ai loro desideri, ma anche alle necessità dei piccoli amici che, oltre confine, aspettano il ritorno di giorni sereni.

Sappiamo che, in realtà, il futuro della piccola comunità di Učka che noi aiutiamo non è molto roseo, perché la pace appare ancora troppo lontana da raggiungere. Il fatto, però, che la scuola del campo profughi continui a funzionare da tre anni è testimonianza che la solidarietà è un valore di cui Buja è ricca.

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Nel campo profughi di Učka tanti bambini hanno bisogno del nostro aiuto, per questo nei giorni precedenti le vacanze di Natale le insegnanti della nostra scuola hanno avuto l'idea di allestire una mostra di presepi aperta al pubblico. Con la generosità dimostrata dai visitatori contribuiremo ad assicurare a questi bambini momenti sereni

Nei giorni precedenti le vacanze natalizie tutti noi abbiamo preparato dei presepi da esporre alla mostra. Noi classe V b abbiamo fatto dei presepi con il cucito, con il pongo. Abbiamo lavorato pensando a quanto questo fosse importante per i bambini della ex Jugoslavia.

DANNY

 

La preparazione dei presepi è stata molto divertente. Attaccare, portare, cambiare, spostare. Colorati come l'arcobaleno, chi più abbagliante, chi meno e con molti materiali: gesso, compensato, stoffa, legno, alluminio. I più belli sono stati: quelli in pongo e gesso. I soldi guadagnati sono destinati al campo profughi di Učka.

CRISTIAN

 

Il venerdì era arrivato, il giorno dei presepi è stato bellissimo, tutti quanti abbiamo fatto qualcosa, cucito, ricamato, fatto i personaggi del presepio con il pongo, insomma tutti abbiamo fatto, anche se poco.

VITTORIO

 

A scuola ho visto preparare presepi fatti di pongo, certi con il legno, anche con la carta oppure con altri materiali. Tutti erano messi su tavolini o appesi nell'atrio.

M. CINZIA

 

Un giorno appena finito di fare degli esercizi la maestra mi da un lavoro, che consisteva nel cucire un presepe. Mentre cucivo pensavo quale capolavoro sarebbe venuto! Dopo un po' la maestra decise di chiamare altri a continuare il lavoro che serviva a raccogliere fondi per il campo profughi di Učka.

C. ANDREA

 

Quando le maestre ci hanno proposto di preparare un presepio a puntocroce io ho pensato che fossero diventate pazze; mancavano due settimane all'esposizione! Per poterlo finire dovevamo lavorare dalla mattina al pomeriggio senza però saltare le lezioni. Abbiamo dovuto ingrandire gli schemi del presepe e cucire velocemente. Bisognava fare attenzione; il lavoro doveva essere bello per poter guadagnare dei soldi per i bambini di Učka. Abbiamo lavorato volentieri.

PAOLO


Ho avuto l'occasione di partecipare all'ultimazione dei presepi col pomgo. Io, insieme alle maestre, ho messo dei fiocchi con alcuni ra-metti di pino attorno ai vasi contenenti le statuette di pongo.

PIERO

 

Ormai tutti lavoravano da giorni e giorni per costruire i presepi. Facevamo anche le prove di canti e delle recite per il giorno dell'inaugurazione della mostra che sarebbe servita per raccogliere fondi per i bambini di Učka.

I presepi erano posizionati su tavolini oppure appesi su pannelli di legno nell'atrio della scuola. Per me il più bello era il nostro: ricamato a punto croce.

          ARON

 

Lo so che non sono stato bravo...................................... non ho aiutato a fare i presepi.

Vedere quasi tutti i miei compagni, con pongo, legnetti, stoffa ed altri materiali, lavorare così entusiasti ed elettrizzati, con tanta foga, per costruire oggettini, persone e animali vari, non mi interessava molto, lo devo ammettere!

Potete pensare chi io sia un bambino senza cuore, ma mi pento. Veramente mi devo ricredere, e adesso che ci penso, sono veramente invidioso.

ANDREAV.

 

All'avvicinarsi delle feste abbiamo cominciato a fare presepi di diversi tipi. Io e altri bambini abbiamo lavorato ad un presepe a punto croce. E' stato molto bello sapere di fare un lavoretto da mettere ad una mostra. Alla fine un lunedì, abbiamo visto l'atrio della scuola pieno di presepi di ogni tipo: a punto croce, a punto erba, con il pongo, con il legno, con la carta e con altri materiali. Tutto questo lavoro è stato fatto apposta per raccogliere l'offerta per i bambini di Učka. secondo me è stato un bene fare questo lavoro per i bambini che non hanno potuto festeggiare un felice Natale.

G. MARTINA

 

Io ho partecipato alla preparazione dei presepi e mi ha divertito molto. Ho anche avuto l'occasione di allestire nella mostra, un presepe di carta preparato da me e una mia amica. A scuola c'erano tutte le insegnanti della scuola, anche le mie maestre che correvano in giro per cercare materiale. Oltre a questo ho partecipato anche a "costruire", con le mie mani e con l'aiuto di una mia compagna di classe, tre presepi di pongo. E' stato molto divertente mescolare tra le mani quella pasta e poi modellare con i diversi colori la forma di Gesù, Maria e Giuseppe in miniatura! Mi sono divertita anche a mettere la sabbia in un presepio che avevano fatto dei bambini più grandi di me. La cosa che più mi ha colpita è quella che le maestre non ci hanno lasciate da parte, anzi! Ci hanno subito coinvolte nella preparazione dei presepi. Questi presepi sono serviti non solo per farli vedere, ma soprattutto perché i nostri genitori facessero un'offerta per i bambini del campo profughi di Učka che da qualche tempo vivono il dramma della guerra. Il giorno della festa i nostri genitori sono stati felicissimi di aver potuto "regalare" un aiuto ai bambini di Učka!

SARA

 

Per i presepi fatti a scuola io ho lavorato preparando e correndo su e
giù. Ho fatto insieme a Sara tre presepi di pongo composti da Maria,
Giuseppe e Gesù messi in un barattolo di vetro con sotto il muschio.
Io e Sara abbiamo anche appeso e fatto un presepio di carta sostenuto
da pezzetti di cartone ed io da sola uno a punto erba. Poi abbiamo
preparato un centinaio di giornalini con dentro le storie e i disegni di
tutte le classi presenti nella scuola. A questi preparativi hanno parteci­
pato quasi tutti, correndo, preparando presepi, andando a prendere
materiali. E' stata un'esperienza molto divertente e molto impegnativa,
soprattutto perché nel frattempo abbiamo preparato anche recite.
La mostra, con recite e canti, è stata fatta per raccogliere offerte per i
bambini profughi di Učka che, purtroppo nel loro paese, hanno la
guerra.
RACHELE

 

Cari bambini di Učka spero che da voi la guerra finisca e che voi siate più felici. Io e i miei amici stiamo facendo del nostro meglio per voi. Vi auguro buona fortuna.

MATTIA

 

Vorrei che ci fosse la pace, vorrei che la guerra finisca, vorrei che aveste una vita fortunata come noi. Vorrei che diventasse la realtà.

BEN

 

Io vorrei che non ci fosse la guerra anzi vorrei che ci fosse la pace, nel mondo.

MILENA


La pace è come la gioia e voi ve la meritate. Io vorrei che voi foste felici nella vostra città con una scuola grandissima, con la gioia di poter imparare in pace e speranza.

ALESSANDRO

 

Io so che voi non passerete il Natale molto felici, perché vi mancano molte cose e a qualcuno di voi mancano persino i genitori. Io sono molto dispiaciuta e spero che la guerra finisca al più presto. Noi siamo nel "mondo" della pace e spero che a voi arrivi la pace al più presto possibile e che il Natale più vicino lo possiate passare il meglio che potete.

Tutti voi soffrite molto e siete molto tristi. Vi auguro buona fortuna!

ROSANNA

 

IN FONDO AL CUORE

Nel mio cuore una fiamma

arde di speranza

per essere gentile

e avere la pace.

Il mio cuore scoppia

per essere buona

e non avere litigi

anche con i più insopportabili.

Il tuo cuore adesso è triste

ma hai una speranza

di pace e di amore

anche se c'è un impossibile.

E' triste guerra

il tuo cuore e il mio

sono uniti e ugualmente pieni

di amore.

ANNA