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Club Alpino Italiano Sezione di Buja

 

 

È intesa come prima finalità di chi pratica l'alpinismo in ogni sua forma dal sestogradista al semplice escursionista, la conoscenza e lo studio delle nostre montagne, e la difesa del loro ambiente naturale. Questo è il contenuto del primo articolo dello statuto del Club Alpino Italiano, e senz'altro il più importante.

Forse senza essere al corrente di quanto esprime il primo articolo dello statuto, ma animati principalmente da un forte desiderio di avvicinarsi alla natura, a Buja ci sono sempre state delle persone felici di incontrarsi in montagna. In tempi più lontani, fu un fenomeno che probabilmente interessò solo un limitato numero di alpinisti, più lentamente, mutate le condizioni sociali, aumentate le possibilità di ciascuno, il numero di coloro che praticavano l'alpinismo aumentò considerevolmente. Questo fatto portò nel 1968 un gruppo di appassionati ad iscriversi alla sezione di Gemona del C.A.I. non esistendo una locale. Il numero dei componenti di questo gruppo in breve aumentò ulteriormente, e questo motivo, unito alla necessità di disporre di un locale dove ritrovarsi periodicamente, portò alla decisione di costituire la sotto sezione di Buja.

La sotto sezione nasce «ufficialmente» il giorno 3 dicembre 1970, come risulta dagli atti dell'assemblea costitutiva, tenuta presso la trattoria «Suble» alla presenza dei primi cinquantadue soci, i quali nominano un consiglio direttivo che come primo atto decide di dedicare la sotto sezione ad Angelo Ursella, prematuramente scomparso pochi mesi prima sulla tragica parete nord dell'Eiger. È questa di Angelo Ursella una figura che non rientra solo nei limiti dell'ambito sportivo e alpinistico, dove pur nel purtroppo breve periodo di attività raggiunse posizioni di assoluto vertice, ma che tenuto conto dei condizionamenti e dei sacrifici cui Angelo si sottoponeva per poter praticare il suo sport preferito, finisce per coinvolgere gli aspetti legati alla personalità ed al carattere di Angelo, impostati in certe regole di comportamento etico e morale, che nelle giuste proporzioni e nei giusti momenti ogni persona che pratica L'alpinismo (anche se ovviamente e per fortuna non solo ai livelli di Ursella) deve tenere in considerazione nell'attività sportiva e anche nelle difficoltà che ognuno di noi incontra nella vita di tutti i giorni.

In occasione del decennale della scomparsa dello sfortunato alpinista, è stata posta sotto la cupa parete dell'Eiger, per iniziativa della nostra sezione, una targa commemorativa, alla commossa presenza di una cinquantina di soci. In precedenza un gruppo di amici alpinisti aveva voluto onorare la memoria raccogliendo e pubblicando le sue note alpinistiche nel libro «Montagne e volontà» uscito in seguito in più edizioni.

È doveroso però ricordare accanto alla figura di Angelo Ursella, anche quella di altri due alpinisti buiesi scomparsi in analoghe circostanze: Londero Gianni e Tondolo Ciriaco, che anche se non raggiunsero i traguardi sportivi del primo, condividevano certamente lo stesso smisurato amore per la montagna.

Dagli originari cinquantadue soci la sotto sezione in questi quattordici anni è andata sempre più ingrandendosi, ed attualmente conta centoventi iscritti.

Compito della sotto sezione è principalmente quello di contribuire a far conoscere la montagna nei suoi moltelpici aspetti. Il primo anno di attività vengono organizzate le prime gite sociali (prima in assoluto l'escursione alla Crete di Aip cui partecipano quaranta appassionati). Con l'esperienza acquisita negli anni seguenti e grazie alla sicurezza ed alla preparazione maturata in tante escursioni individuali e di gruppo ci si è potuto permettere di rivolgere lo sguardo verso le cime più prestigiose e affascinanti delle Alpi. Sono state così raggiunte le vette delle Dolomiti, del Monte Bianco, del

Monte Rosa, del Cervino, del Gran Paradiso e tante altre ancora.

La sotto sezione di Buja ha dato il suo contributo alla costruzione di un bivacco, posto nel cuore del gruppo dei Brentoni (S. Stefano di Cadore) intitolato ad Angelo Ursella.

Ma non c'è solo l'alpinismo fatto con gli scarponi e la picozza. Una delle finalità cui la locale sotto sezione dedica maggiore attenzione è quella di coinvolgere i giovani. Per favorire il loro ingresso nell'associazione C.A.I., da qualche anno si organizzano delle gite appositamente studiate, conferenze con proiezione di diapositive e films presso gli istituti scolastici. Vengono promossi anche incontri culturali, vengono programmati corsi di sci (fondo e discesa) e per l'immediato futuro si pensa anche all'organizzazione di campeggi estivi.

Sono stati invitati a parlare delle loro avventure alpinisti fra i più celebri, come ad esempio l'anno scorso, in una serata rimasta memorabile Kurt Diemberger, e più recentemente Daniele Chiappa.

All'interno della sotto sezione si è formato pure un affiatatissimo gruppo di sci alpinisti e rocciatori che partendo dalle semplici escursioni dei primi tempi sono arrivati a compiere salite anche di grande difficoltà.

In effetti qualcuno pensa che il Club Alpino Italiano sia riservato esclusivamente a quei «pazzi scalatori» che si vedono in certe foto appesi come ragni alle pareti più strapiombanti, mentre in realtà essi sono numericamente in minoranza, e non sono nemmeno «pazzi» in quanto alla base delle loro imprese ci stanno tanta volontà, un impegno ed una preparazione fisica e morale che comunque può diventare accessibile a tutti. Sestogradista o semplici escursionisti domenicali abbiamo tutti un denominatore che ci unisce strettamente; amiamo la montagna e la natura, e ognuno di noi esplica questa passione secondo le proprie capacità ed i propri sentimenti.