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Cinquant’anni di 

Associazione Polisportiva Bujese

A.S.D. Bujese

di Alberto Guerra

 

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Ricorre quest’anno il cinquantesimo anniversario dalla fondazione dell’Associazione Polisportiva Bujese. Era il 9 settembre del 1959, infatti, quando alcuni nostri concittadini, con una comune  passione per lo sport, decidevano di dar vita al progetto di fondazione di una nuova  squadra di calcio, da iscrivere a quello che a quel tempo si chiamava campionato di Prima Divisione.

«Per presentare la domanda di ammissione alla manifestazione - ricorda Giuseppe Malara, uno dei fondatori - raccogliemmo in fretta un gruppo provvisorio di consiglieri e compilammo la richiesta da inviare alla F.I.G.C., che andava spedita entro l’inizio di ottobre. Solo in seguito, una volta ottenuta l’iscrizione, eleggemmo un Consiglio Direttivo regolare, il quale redasse, il 19 settembre successivo, lo statuto societario. Per la partecipazione al campionato raccogliemmo 60.000 lire, frutto di versamenti personali, anche dei giocatori.

I primi tempi non furono facili, soprattutto per la mancanza di atleti locali, che militavano tutti in altre squadre. All’inizio fu importante il contributo che diedero i giovani provenienti dai paesi limitrofi e quelli in servizio di leva, tra i quali si possono ricordare Dancelli, Bertoli e Neri, giocatori sicuramente di categoria superiore. Con questi uomini in campo demmo vita fin da subito ad accesi confronti, in particolare con l’Osoppo ed il Tolmezzo, come ricordano gli articoli apparsi sui giornali. A quei tempi ci distinguemmo anche per la nostra correttezza, tanto da risultare diverse volte la squadra più disciplinata del campionato.

Dalle altre squadre fummo subito ben accettati, così come dalla Federazione, che già nel 1962 ci permise di organizzare una “Giornata dello Sport”, con gare in varie discipline e la benedizione del gonfalone societario impartita da Mons. Urbani. Madrina dell’evento fu Adriana Cesaratto, moglie del farmacista.

Nello stesso anno la nostra seconda squadra vinse la coppa “Città di Udine”».

Ma la storia del calcio nel nostro paese non ha avuto inizio con la fondazione della Polisportiva: testimonianze sicure ci dicono che questo sport vi era praticato fin dall’inizio del secolo, con sfide che spesso contrapponevano le varie frazioni.

Nel 1946 era nata l’Associazione Calcistica Bujese, che aveva militato, con alterne fortune,  in diversi campionati, prima di sciogliersi nel 1956. Nella stagione successiva, per sopperire alla mancanza di una prima squadra,  una formazione giovanile era stata iscritta al campionato Juniores del Centro Sportivo Italiano. 

Un altro episodio importante che vede il pallone legarsi alla storia del nostro paese ha invece come protagonisti alcuni emigranti in Venezuela. «Negli anni Cinquanta - racconta Armando Nicoloso, che della Bujese è stato anche vicepresidente - mi trovavo in America latina ed insieme ad un gruppo di amici decidemmo di fondare una squadra di calcio. Si disputava allora a Caracas, infatti,  un torneo chiamato “Console d’Italia,  che vedeva di fronte formazioni provenienti da molte regioni dell’Europa. Nacque così la “Friuli Buia”, formata per la maggior parte da compaesani, con qualche “prestito” argentino. Alla manifestazione prendeva parte anche un’altra compagine friulana, la “Fogolar Furlan”, che aveva come manager il presidente dell’associazione in Venezuela, Menotti. Noi disputammo alcune edizioni del torneo, senza mai arrivare primi, ma sempre con buone prestazioni.»

«Le nostre maglie - ci spiega Armando -  ricordavano quelle della  Nazionale italiana. Erano azzurre bordate di bianco, come i colori delle “bujesi” del dopoguerra. Le cucì per noi Darma, una magliaia molto conosciuta a quel tempo a Buja. Le spese di sdoganamento, quando andai a ritirarle alla frontiera, ci costarono più del lavoro di sartoria!»

Verso la fine del decennio cominciarono i rientri e la Friuli Buia venne sciolta: alcuni dei suoi giocatori, una volta tornati in patria, entrarono nella Polisportiva,  che ricevette in dono le maglie bianco-azzurre come riserva delle tradizionali casacche color granata.

Gli anni che seguirono la fondazione, come accade spesso per le associazioni sportive, furono segnati da buoni momenti di forma e da periodi meno fortunati. Nella stagione 1969/1970 la squadra riuscì finalmente a salire in Prima Categoria, dove rimase fino al 1979/1980, superando il trauma del terremoto e  mettendo in bacheca alcuni discreti piazzamenti.

Molti nomi si possono fare per ricordare le persone che nel corso di quel periodo e dei successivi hanno aiutato la società.  Abbiamo affidato a Licio Ciani, portiere della prima Bujese e da  sempre membro del consiglio dirigente, il compito di citarne alcuni, consapevoli che molte saranno le non volute dimenticanze.

Licio ricorda  Ariero Tonino, storico cassiere all’ingresso, Angelo Marcuzzo, per anni segretario, così come  il suo successore Bernardo Nicoloso. Inoltre: Gianpietro Forte, addetto al chiosco, il responsabile per le pratiche burocratiche Michele Tessaro, Dario Ciani, per il suo impegno nella cucina della sede, e Cesare De Minicis, importante figura di presidente. Senza dimenticare colui che per tanto tempo è stato il corrispondente ufficiale del quotidiano locale, il maestro Romano Aita. Tra coloro che hanno rivestito sia il ruolo di giocatore che quello di allenatore si possono elencare Tonino Enso, che guidò la prima promozione, Adriano Zanini, Sergio Ursella e Giuseppe Calligaro.

Infine, una menzione particolare va a Valerio Ciani, da poco scomparso, fino agli ultimi giorni impegnato nelle cose della Bujese.

E parlando dei nomi si finisce ovviamente per  parlare degli episodi. «Come quella volta - ci dice Licio - che andammo tutti insieme, dirigenti e calciatori, a spalare la neve al campo per poter permettere lo svolgimento della partita la domenica seguente. Oppure mi viene in mente l’allenatore Frizzi, che impartiva il commento tecnico alla partita nell’osteria, durante la settimana.»

Gli anni Ottanta ed i primissimi anni Novanta sono stati per la Bujese quelli dei maggiori risultati calcistici. Per sei volte in sette anni, tra il 1986 ed il 1992, la squadra ha partecipato al campionato di Promozione, che allora, mancando l’attuale Eccellenza, era la categoria più importante del  panorama dilettantistico regionale. Renzo Novello, che di quella Bujese è stato per quattordici anni il presidente, ci ha raccontato la sua esperienza. «Ho sempre frequentato il mondo dello sport - ci ha detto - fin dai tempi della Svizzera. Nel calcio ho fatto prima il giocatore e poi l’allenatore. Sono diventato presidente della Polisportiva nel 1982/1983 e lo sono rimasto fino al 1995/1996, con grandi soddisfazioni.

Di quel periodo non posso dimenticare soprattutto il torneo del 1989/1990. Eravamo al quarto anno di Promozione ed avevamo costruito una squadra forte per tentare il salto di categoria. Fino a Natale le cose sono andate molto bene, con un serie di buone prestazioni, poi però, dopo una sconfitta con la Gradese, abbiamo iniziato a perdere terreno. Alla fine della stagione siamo crollati e non siamo riusciti ad evitare la retrocessione…

Degli anni della Bujese ho molti ricordi anche fuori dal campo: tante sono state le manifestazioni che abbiamo organizzato come società. Per alcune stagioni abbiamo fatto rivivere, ad esempio, la “Fieste di Primevere”, che in paese mancava da tempo. In particolare, ricordo l’edizione del 1991, che fu trasmessa da Telefriuli.

La nostra sede, che allora contava 240 posti a sedere, era sempre animata da riunioni e feste. Memorabili erano poi i veglioni di carnevale che organizzavamo alla discoteca “La Grotta”, a cui  hanno partecipato anche duemila persone!

Eccellente è stato inoltre il rapporto con i giornali regionali e con le autorità comunali. Con l’allora sindaco Gino Molinaro avevo regolari  incontri in cui discutevo delle esigenze della società.««

Francesco “Cheche” Di Gioseffo è stato, insieme al portiere Flavio Monasso, uno degli uomini più rappresentativi di quella squadra. Ha giocato come attaccante nella Bujese dall’inizio degli anni Settanta, quando militava nelle formazioni giovanili, ai primi Novanta. In seguito ha avuto una lunga esperienza come allenatore dei ragazzi, in particolare dei pulcini.

«A quei tempi - racconta - nel nostro paese c’erano molti buoni giocatori. Posso citare Dario Marcuzzo, Stefano Tonino, Marco Piemonte, Gilberto Forte. Ad un certo punto in rosa abbiamo avuto anche 18 uomini di Buja. Molti erano inoltre quelli che si offrivano per venire da fuori, perché sapevano di trovare un clima ideale.

La nostra era una società molto unita: passavamo pomeriggi interi in sede, dopo le partite anche fino a notte inoltrata. C’era una grande passione e parlavamo di calcio tutta la settimana. Una caratteristica della società erano poi le gite di fine stagione, che si svolgevano indipendentemente dal risultato finale in classifica. 

Del periodo alla Bujese non posso dimenticare neanche i quattro anni passati in Seconda Categoria, ad inizio carriera. Per noi giovani è stata una palestra importante, perché avevamo la possibilità di giocare con avversari di grande esperienza.»

Un ricordo indelebile che lega “Cheche” alla storia della Polisportiva è lo spareggio a Ciconicco col Tavagnà Felet del 19 maggio 1986. La partita, grazie ad una sua tripletta, finì 4 a 2 per la Bujese, che salì per la prima volta in Promozione. Quel giorno il presidente Novello dichiarò ad un giornale locale: «E’ una cosa eccezionale; questo meraviglioso gruppo ha fatto il miracolo.»

Curare il proprio settore giovanile rappresenta da molti anni una parte importante dell’opera della Polisportiva Bujese. Abbiamo chiesto a Nadi Comoretto, dirigente dal 1974 e fino al 1997 allenatore delle squadre “ragazzi”, di ricostruire un breve quadro di questo aspetto del lavoro della società. «Uno dei massimi traguardi raggiunti da una nostra giovanile è stata la partecipazione ai campionati regionali delle categorie Allievi e Juniores ai tempi in cui la prima squadra militava in Promozione. Si può inoltre ricordare la collaborazione avviata nel 1989 con l’altra società cittadina di allora, l’A.C. Bujese, che portò alla fusione dei rispettivi settori nei primi anni Novanta, quando questa si sciolse. Un’altra collaborazione, ben più importante, ha avuto invece inizio nel 1997/1998 quando i tre comuni di Buja, Treppo Grande e Magnano in Riviera hanno dato vita ad un unico grande settore giovanile, ancora oggi capace di coprire tutte le categorie minori, dai Primi Calci agli Juniores. Attualmente contiamo: 22 Primi Calci, 33 Pulcini, 27 Esordienti, 18 Giovanissimi ed altrettanti Allievi e Juniores. Dal 2008/2009 il gruppo dei Primi Calci, formato da bambini di età compresa tra i sei e gli otto anni, è affidato alle cure del centro sportivo “Spazio Sport”.

Tra le manifestazioni che si possono ricordare vanno citati sicuramente i tre campi estivi, della durata di una settimana, organizzati a Buja tra il 1997 ed il 1999, che coinvolgevano bambini e ragazzi dagli otto ai quattordici anni, con allenamenti calcistici e varie attività ginniche.

Per una decina d’anni si è inoltre disputato il “Torneo dai Tre Paîs”, aperto a sedici squadre della categoria Esordienti, provenienti anche da fuori regione e dall’estero. Varie volte le nostre formazioni si sono poi aggiudicate la coppa disciplina, concessa dal comitato di Udine della F.I.G.C. alla squadra che nel corso del campionato si è dimostrata più corretta.

Per concludere, tra tante note piacevoli, non possiamo non ricordarne una tragica: la morte di Nisio Fabbro, indimenticato dirigente della Bujese, che ha perso la vita durante gli scontri allo stadio Heysel di Bruxelles il 29 maggio 1985. Come molti sanno quella sera, pochi minuti prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni  tra la Juventus ed il Liverpool,  l’assalto degli hooligans inglesi ad una tribuna occupata in prevalenza da tifosi juventini provocò nella calca l’assurda uccisione di 39 persone.    

 Ovviamente questa è solo una breve carrellata di quello che cinquant’anni di vita di una società sportiva possono raccontare. Per la nostra breve cronaca abbiamo scelto volutamente di far parlare, piuttosto che  le statistiche e le note arbitrali di fine partita, alcuni dei personaggi di questa storia, consapevoli che è la gente a mandare avanti un’associazione calcistica. Non sappiamo cosa il futuro porterà a quella che oggi, per decreto federale, si chiama Associazione Sportiva Dilettantistica Bujese, ma che non è altro che la Polisportiva nata tanti anni fa.

L’attuale dirigenza spera soprattutto che possa rimanere ancora a lungo saldo il rapporto che unisce la squadra alla sua comunità. Perché non  si esaurisca quel sostegno che tanti bujesi, fin dalla sua fondazione, non fanno mai mancare, siano essi amministratori comunali, dirigenti, o semplici appassionati di sport.