Il Friulano scippato al Friuli

 di Domenico Zannier

 

 

Riappaiono i versi di Cornelio Gallo, il Friulano scippato al Friuli.

Giuseppe Marchetti nella sua celebre opera storica “Il Friuli: uomini e tempi” inizia la serie dei personaggi che hanno onorato la storia friulana con Cornelio Gallo, nativo di Cividale del Friuli, allora Forum Julii. Purtroppo studiosi francesi e tedeschi lo hanno scippato al Friuli facendolo nascere a Frejus in Provenza e questa attribuzione persiste nel mondo d’Oltralpe e nei libri scolastici. Persino la recente letteratura latina dell’Università Oxford accetta acriticamente e senza basi storiche questa ipotesi o tesi che sia. Eppure Cornelio è nato in quella che attualmente è la Regione Friuli-Venezia Giulia, in Italia e non in Francia. Ma come fanno questi studiosi francesi e tedeschi, e aggiungiamo inglesi, a ignorare la testimonianza di Gerolamo di Stridone, San Girolamo, che chiamava Cornelio Gallo Foroiuliensis, lui che aveva studiato in Aquileia ed era al corrente della tradizione culturale aquileiese? Fino all’Ottocento nessuno ha dubitato di questa origine, Osserva Giuseppe Marchetti che il Petrarca chiamava Cornelio Gallo “poeta furlano”. Pietro di Buonaccorso “poeta furlano”, il Lando lo dice originario della Patria del Friuli e anche il Cardinal Bembo. Flavio Biondo, umanista, cercò di alterare consapevolmente il testo, leggendo Foroliviensis (di Forlì = Forum Livii). Sono quindi intervenuti studiosi francesi (Nicolas) e tedeschi (Volcher) e loro discepoli a voler indetificare Forum Julii della Provenza per patria di Gallo. E una tesi che non ha basi storiche e cronologiche. Ha ragione Giuseppe Marchetti, quando dichiara che il Forum Julii della Provenza venne fondato da un luogotenente di Cesare nel 49 o nel 45 a. C. quando Cornelio Gallo era già adulto e che divenne un luogo di una certa importanza ai tempi di Augusto nel 27 a. C., quando il nostro poeta era già morto si può mai nascere in un paese che non c’è? 1

Nella nostra regione le epigrafi riguardanti la Gens Cornelia sono abbondanti e attestano la presenza della stirpe di Cornelio Gallo. A Frejus non si trova una sola iscrizione che ricordi la Gens Cornelia. L’opera di Gaio Cornelio Gallo, questo è il suo nome desunto da una iscrizione di Philae in Egitto, fece parte dei poetae novi o, alla greca, neòteroi.

Non solo prese parte alla vita culturale di Roma, ma anche alla vita politica e fu collaboratore di Augusto, che gli assegnò la Prefettura dell’Egitto. Poi, caduto in disgrazia di Ottaviano, si tolse la vita nel 26 a. C.

Gli storici e i contemporanei non ci aiutano a capire il mistero. Sta il fatto che Augusto infierì indegnamente anche sulla sua opera letteraria, radiandola e facendola distruggere perché non giungesse ai posteri.

Persino Virgilio dovette adeguarsi e cancellare nella sua opera i riferimenti a Gallo e alla sue stupende elegie. Giuseppe Marchetti ci ha lasciato da tempo, ma se fosse oggi potrebbe anche scrivere che, sia pure di poco, il tempo è stato galantuomo e la voce di Cornelio Gallo, poeta friulano e non provenzale o francese (lo ribadisco) è emersa dagli abissi della condanna e della sparizione totale. A centocinquanta miglia da Assuan in direzione Sud si trova la collina fortificata di Qasr Ibrîm, nella Nubia egiziana. Tale fortezza è divenuta ora un’isola per la formazione del Lago

Nasser in seguito alla costruzione della diga di Assuan. In questo luogo si è scavato sotto l’egida della Società di Esplorazione Egiziana fin dal 1963. I lavori sono stati diretti fino al 1976 dal Prof. J. M. Plumley dell’Università di Cambridge. Nel 1978 gli scavi sono stati sotto la direzione del Prof. W. Y. Adams dell’Università del Kentucky e da R. D. Anderson, direttore amministrativo ed epigrafista.

La località entra già presto nella Storia con il Nuovo Regno al tempo dei faraoni e si dipana nei secoli attraverso le varie dominazioni dell’Egitto e della Nubia, compresa quella romana che ci interessa.

E’ proprio nel 1978 che tra i reperti archeologici: iscrizioni lapidee, cocci, strumenti, papiri, vengono scoperti dei fogli di papiro, logorati dal tempo e in gran parte consunti. Tuttavia i pochi versi ritrovati hanno un personaggio “Licoride”, la passione femminile, di Gallo e sono brani di elegie latine, databili sia per il tempo dell’occupazione romana della fortezza sia per il materiale e la lingua con l’annessa grafia del testo. Sono pochi distici elegiaci affiorati dall’ignoto del tempo e che ci fanno rimpiangere il molto che è andato perduto di questo grande figlio del Friuli. Probabilmente un ufficiale romano, colto e amante della poesia, fece parte della guarnigione che venne inviata a Qasr Ibrîm, ai tempi della prima occupazione romana dell’Egitto e che rimase sul posto fino al 25-2l a. C. In base a patti intervenuti con la Nubia i Romani spostarono la frontiera più a Nord. La prima spedizione fu di Cornelio Gallo, la seconda di Petronio. L’ufficiale aveva con se il libro delle elegie di Gallo e lo lasciò sul posto o lo depositò nell’adiacente discarica della fortezza. Sono molti i papiri ricuperati tra le spazzature egiziane dell’antichità. Gli studiosi in base allo stile, ai testi, alla lingua concordano sul fatto che queste poesie o versi siano di Cornelio Gallo. E’ poco, ma è sempre una voce, un pensiero e un verso che ci fanno dire che non tutto è andato perduto e che ora non possiamo scrivere soltanto per sentito dire, magari dai suoi contemporanei.

C’è pure la soddisfazione che nemmeno i potenti possono cancellare tutto e che spesso esiste una rivincita per chi ha perduto, non quantificabile nel tempo. La soddisfazione per la riapparizione, anche se in piccolissima parte, dell’opera di Gaio Cornelio Gallo, è un fatto di grande rilevanza culturale per la Regione che gli ha dato i natali. E’ questa, regione è la nostra terra, la cui cultura valica i millenni e frondeggia tuttora. Per quanto riguarda il Friuli e la sua lingua, siamo sicuri di aver esplorato archivi,  biblioteche, fondi vari per averne adeguata documentazione letteraria e storica? A mio avviso c’è ancora molto da fare. E’ tutto un patrimonio che si deve far uscire dalle nebbie della storia.

La storia friulana ha un volto nel sole e un altro volto nell’ombra.

 

Note:

- Mons. Franco Quai, sosteneva la tesi di Forum Julium carnicum (Zuglio) come patria di G. C. Gallo, comunque sempre nella nostra regione.