Diario dell'invasione nemica di Giuseppe Bulfoni Le “note”, scritte dall’Arciprete, | |
25 ottobre 1917 - L'Arciprete è chiamato in Municipio dal Commissario Regio, un settantenne Sardo per ottenere quartiere nella Casa Canonica come il Suo predecessore prof. Torquato Dussoni. L'Arciprete gli disse: “Lei va in cerca di quartiere, ed i nemici hanno varcato il confine della Provincia: Si trovano a Stolvizza”.- “Impossibile” rispose il Commissario. “Dio volesse non fosse vero!” soggiunse l'Arciprete e si congedò. 26 ottobre 1917 - I Sacerdoti di Madonna ed Avilla, insistono per la fuga dinanzi all'invasione accertata. L'Arciprete li rimanda dicendo loro che nemmeno si sognava di lasciare in qualunque condizione la Parrocchia, e che essi facessero quello che meglio credevano più opportuno. 27 ottobre Domenica 1917 - Anche nel trambusto incominciato della ritirata dell'esercito, si fa in S. Stefano 1a Comunione dei bambini. Parlando in Chiesa l'Arciprete raccomandò di pregare soggiungendo che i Sacerdoti non avevano voluto la guerra, ma l'avevano subita come un flagello. Raccomandò la calma avvertendo che egli ha qualunque costo rimaneva nella Pieve: “Sono trentatré anni che sono in mezzo a voi, ho fabbricato la Chiesa, la Canonica, resterò sotto le macerie, ma non mi muovo”. Parole dell'Arciprete al popolo di Buia. Nella sera la Casa Canonica sé riempita da Ufficiali Superiori, inferiori, soldati nella triste e terribile ritirata. 28 ottobre 1917 - Alle 3 del mattino giunse il Cappellano militare del Batt. ne Val Chisone 3° Alpini Don Domenico Traunero. Si trovava col suo battaglione inquadrato al completo e passò raccomandando di non abbandonare le case al nemico. Il Cooperatore D. Ugo Masotti si era nella sera antecedente portato presso la famiglia a Cisterna (San Daniele) per avvertire dell'invasione e prendere opportuni provvedimenti. Non ritornò più fino ad un anno dopo perché profugo colla famiglia. Alle ore otto del mattino la Piazza di S. Stefano era piena di soldati italiani in ritirata. Sulla porta del Cimitero trova un soldato romano che piangeva. Fu interrogato dall'Arciprete “Piango, disse, per l'infamia toccataci. Pochi giorni fa fui in licenza ed in casa mi si fecero le migliori feste per il mio valore militare. Ora a casa mi diranno vigliacco…”. Il Parroco di Madonna Bernardis, ed il Cappellano di Avilla Lucardi ritornano a Santo Stefano insistendo per la fuga. L'Arciprete non volle cedere, e la processione dei Bujesi venuti in Canonica a domandare consiglio, decise di rimanere poi che l'Arciprete rimaneva. Alle ore 7 pomeridiane - Arriva un Colonnello ungherese chiedendo all'Arciprete, dove è il Podestà - Parlava bene l'italiano. “Credo sia fuggito” “E lei è rimasto” “sì” “Ha fatto bene potrà salvare qualche cosa del suo e proteggere anche i Suoi Parrocchiani”. Poi ha chiesto l'alloggio in Canonica. Fu alloggiato. Il colonnello ungherese era venuto in Casa Canonica con due prigionieri italiani, che a domanda dell'Arciprete rimasero in Casa Canonica. Il Colonnello ordina l'alloggio per mille soldati. “C'è la Chiesa”- “No”, rispose l'Arciprete “la Chiesa no”. Furono provvisti altri alloggi. Arrivano anche i Germani ben equipaggiati. Tipi forti e prepotenti. Gli Austriaci sgomberarono e seguirono ordini severissimi. Il Comandantur di Buia, un giovanotto protestante del Wirtembergh convisse sempre con una donna tedesca, precisamente nella casa della Farmacia Fantoni, di proprietà della profuga sig.ra Maria Furchir. Febbraio 1918 - In quella casa nel febbraio 1918 abitò per 20 giorni il generale d'Armata germanico Von Belof. Febbraio 1918 - Il sopraddetto Generale nel medesimo mese ordina all'Arciprete di Buia di lasciare libero il Duomo di S. Stefano per una cerimonia protestante fatta da un Pastore da Berlino. L'Arciprete si rifiuta di aderire energicamente. Vinse l'Aciprete. La Cerimonia ebbe luogo sulla Piazza. (I documenti relativi sono conservati nel Municipio di Buia). Marzo 1918 - Incomincia la fame sempre più crescente, sempre più grave. Processioni di poveri, in cerca di vettovaglie. Deputazioni da parte dei soldati stranieri pure affamati. Maggio 1918 - Il Comandantur di Gemona, Crevato viene in Canonica, e disse di fermarsi a cena - Miseria! - Fu messo al corrente che l'Arciprete doveva anche mantenere i poveri della Casa Ricovero. Il Comandantur promise 12 quintali di grano. Prima che arrivasse in Canonica, fu svaligiato dalla gente povera ed affamata. Passano mesi dolorosi, giorni terribili sin quando nell'ottobre 1918 si viene a sapere che due bujesi erano scesi da un areoplano venuto d'oltre Piave. I sigg.ri Nicoloso Ferruccio e Barnaba Arrigo. Nei giorni prima della liberazione furono nei loro nascondigli mantenuti dalla popolazione buiese. Ottobre 1918 - Il cuore s'allarga nella speranza della liberazione. Gli austriaci si ritirano dopo vari ammutinamenti di soldati. 4 novembre 1918 - Giunge l'eco della liberazione italiana. Il Piave è ripassato. 6 novembre 1918 - Giungono di ritorno vincitori i primi italiani. Dicembre 1918 - Ritorna da Catania il Cooperatore D. Ugo Masotti. D. Ottonne Toffolin rimane ancora al servizio militare. Gennio 1919 - Don Masotti pressato dalla famiglia ancora a Catania, vi ritorna per debita assistenze. Febbraio 1919 - Don Masotti ritorna ed è invitato alla Direzione del Settimanale, “La Nostra Bandiera” a Udine. La Pieve continua nel migliore modo possibile con l'Arciprete e D. Saulle Noacco, con continui sacrifici fino al mese di giugno 1919. Nota: Le “note”, scritte dall’Arciprete Monsignor Giuseppe Bulfoni, sono state ricavate dal “Libro storico della Pieve di San Lorenzo di Buja”. |