Prisonîrs di vuere: il diari e i disens di Giuseppe Garzoni te mostre dal cjistiel di Udin di Laura Nicoloso Pitzalis | |
O vin fevelât e scrit di Giuseppe Garzoni, Bepo di chei di Pavêr classe1888, di Ursinins Piçul, e dal so DIARI intal numar 7 di Buje Pore Nuje!: al jere il 1988, a setante agns de fin de prime vuere mondiâl. Tal 1990 la cjase editrice Il Campo di Udin e à publicât LA GENTE E LA GUERRA, une opare complesse in doi volums: Saggi (pagjinis 270, cence contâ chês des fotos) e Documenti (pagjinis 387). Il diari di Garzoni al è il prin dai documents publicâts. Il professôr Lucio Fabi, che al à curade la opare, l’an apene passât al à dadis dongje, dutun cul Comun di Udin, cui Civici Musei e Galleria d’Arte e Storia di Udin (prof. M. Buora e T. Ribezzi), dute une schirie di iniziativis che a son ladis sot il non: RILEGGIAMO LA GRANDE GUERRA e UDINE CAPITALE DELLA GUERRA, UDINE CAPITALE DELLA PACE. Dal 12 di otubar 2007 al 6 di zenâr dal 2008 te Cjase de Confraternite dal Cjistiel di Udin si à podût viodi la mostre PRIGIONIERI DELLA GUERRA - Caporetto e dintorni. In cheste sede prestigjose al jere stât metût in mostre ancje il diari origjinâl di Bepo Pavêr e une gjigantografie di un dai soi disens: il suplizi dal pâl. Bepo al dediche une part intierie (III Diario del fatto d’armi 18 settembre 1915) par contâ cemût che al è tacât il so calvari di prisonîr di vuere: “[…] verso le 6 di matina del 18 settembre un soldatto austriacco in lingua italliana gridò: “Bersalieri arendetevi”. I nostri ufficiali risposero di no. Ci lo disse ancora unna volta. Visto che nesuno si arendeva cominciò unna tragedia che nella mente di ogni superstite resterà imperituro ricordo. L’artilieria sparava a sero e le mitralgliatrici. In pocco tempo i morti e i feriti divenero di un numero impresionante. I austriaci cesarono di novo il fuocco e ci disero: “ arendettevi e prendete su i vostri feritti e portatelli cui. Non state a morire così. Vedete da solli che per voialtri non è scampo”. I feriti scominciarono a gridare “compagni arendettevi! Se non nesuno si salva”. Erano grida strasianti che un cuore di sasso avrebbe avuto pietà. Allora scomincia la resa. Cul IV Diario della vita di prigionia si conclût la opare di Bepo Garzoni, pagjinis e pagjinis. Culì dome une sclese. “Ecco che si scomincia la vitta di prigionia che viene cominciatta nela città di Klagenfurt. Nelle baracche siamo arrivatti carichi di pedocchi. Con di più ne troviamo cuei rusi nella paia in cui si dorme in gran quantità… Lì pasai 11 giorni. Il rancio che mi davano era pocchisimo. La fame la cominciavo a sofrire… Il giorno 30 settembre partii per Mauthausen indove che dovetti stare 3 giorni in viaggio sensa pane sensa mangiare… Il 22 novembre ci destinarono di mandarci ai lavori in Serbia… poi la sera del 25 siamo arrivati in Bosnia in un bosco… Il nostro lavoro è composto così: che si agiusta la linia dei cavalli che tutti i giorni pasano cento vagoncini di materiale per il fronte di dove che indietro si vede a ritornare i vagoni caricchi di armi, di prigionieri, di oggeti fuori uso, tante volte anche feritti che facevano compasione. E noi altri lì, ogetti alle bastonatte se non lavoravi e guai averci risposto che abiamo fame, eri sicuro che una bastonata non ti mancava… Duncue la vita del prigioniero è orribile nella schiavittù sotto cuei barberi. Cui non ti danno altro che bastonatte e da mangiare niente e cativo Lis sôs peraulis a son imprescj par capî tancj fats de Storie de Grande Vuere. <Dopo Caporetto raddoppia il numero dei militari italiani in mano degli austro-ungarici e dei tedeschi., a torto accusati di “tradimento”. Circa 600.000 (tra cui 280.000 militari catturati nella rotta di Caporetto, a torto accusati di “tradimento” dal capo dell’esercito Luigi Cadorna , dal governo e dall’opinione pubblica italiana) militari sparsi nei vari campi di prigionia della Germania e dell’Austria-Ungheria, impiegati in lavori pesanti nell’industria e nell’agricoltura, erano ricoverati in strutture affollate e malsane e soffrivano pesantemente la fame e il freddo (spesso negli stessi luoghi che nel secondo conflitto mondiale ospitarono i famigerati campi di concentramento e di sterminio della Germania nazista). Nei campi dei soldati e dei sottufficiali le condizioni di vita erano spesso proibitive, la disciplina durissima: ogni mancanza veniva punita con bastonature, lunghi periodi di permanenza all’esterno delle baracche, nei casi i più gravi con la famigerata punizione del “palo” […]. Almeno 100.000 prigionieri italiani morirono nei vari campi di prigionia […]; gli altri, ritornati estremamente debilitati in patria dopo la guerra, prima di poter ricongiungersi alle loro famiglie dovettero sostenere pesanti interrogatori in cui spiegare i motivi della loro cattura, estrema umiliazione toccata ai “vinti” di Caporetto>. (da “Prigionieri della guerra” a cura di L: Fabi e T.Ribezzi, Udine, 2007). Il valôr dai scrits di Garzoni, secont nô, dut câs, nol sta dome tal aspiet documentari, ma ancje tal aspiet de empatie, ta chê grande capacitât di Bepo di metisi intes cundizions di chei che a stevin piês di lui, che a fossin nemîs nol impuarte: al rive a tignî tai voi e tal cûr i patiments di une umanitât intierie tibiade des bruturis che a nassin de vuere. Di dutis lis vueris.
Abstract - L’evento regionale Rileggiamo la Grande Guerra, a Udine, Capitale della Guerra, capitale della Pace, si è concretizzato in una serie complessa ed articolata di iniziative, fra le quali le mostre curate dai Civici Musei e dalle Gallerie di Storia e Arte presso il castello di Udine. In questo ambito, presso la Casa della Confraternita, dal 12 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008, la mostra “PRIGIONIERI DELLA GUERRA. CAPORETTO E DINTORNI”, presentava, tra l’altro, l’originale del DIARIO DELLA GUERRA DEL 1915, scritto dal bujese Giuseppe Garzoni. (cfr Buje Pore Nuje! n° 7, 1988). Il Diario di Garzoni costituisce certamente una eccezionale fonte documentaria, tuttavia il suo valore sta nella speciale, irripetibile sensibilità e capacità di condivisione e di ‘pietas’ per tutte le genti travolte dagli eventi della guerra. (l.n.p.) Abstract – “Rileggiamo Traduzione: Rita Tonino. |