1936 Febbraio |
Lettera dall'Africa Orientale d'un bravo Buiese di Toso Gio. Batta |
Con ansia febbrile noi sfogliamo giornali e riviste avidi di notizie dei nostri valorosi dell' A. O, e con cuore trepidante li accompagnamo nelle dure lotte e gioiamo dei loro trionfi. Sarà pertanto gradevole cosa se i lettori di "VOCE AMICA,, potranno leggere anche su questo caro foglio una pagina d'un nostro bravo giovane che in questi giorni ha saputo far onore alla Grande ed alla piccola sua patria, Buia. È il giovane Sottocollese Toso Gio. Batta, di cui riportiamo la lettera che gentilmente ci fu concessa. II bravo giovane detto che la sua salute è ottima ed alto il morale, chiamandosi orgoglioso d'essere già temprato nei combattimenti fronte a fronte con un nemico barbaro, passa a raccontare con grande schiettezza una terribile lotta.
« Il giorno 18 Dicembre fu il battesimo del 11° Battaglione in un'aspra lotta. Partimmo la mattina di quel giorno per fare un rastrellamento nel famoso paese di Addi - Abbi, e a rioccupare un fortino da noi costruito giorni prima. Dopo mezz'ora di viaggio cominciava a piombare qualche pallottola nemica sulla nostra colonna avanguardia del Battaglione. Calmi, ma con le dovute precauzioni, continuavamo la nostra avanzata. Finalmente eccoci sotto il fortino! Il fuoco intanto si faceva sempre più fitto. Eravamo a pochi metri dal nemico che pure avanzava. Venne comandato di dare l'assalto. Quell'istante era per noi decisivo, ma non si pensava, anzi tutti uniti con un grido « A Noi» balzammo contro quel barbaro nemico che fortunatamente siamo riusciti a battere e sbaragliare. Per fortuna da parte nostra nemmeno un ucciso, mentre il nemico lasciava sul terreno parecchi morti. Intanto posso dirvi qualche mia avventura. Non nascondo di dirvi che mi sono trovato in un momento brutto. Quando venne dato l'ordine di assalto, io mi sono slanciato con con tutto lo spirito di vero italiano e ho fatto conoscere a tanti come deve fare un vero fascista. Dunque, miei cari famigliari, ascoltatemi ! Quel terribile momento che io non scorderò finché mi resterà l'ultima goccia di sangue, fu tuttavia per me un colpo di fortuna e di lodi. Nell'assalto mi sono trovato corpo a corpo con un avversario che stava nascosto al di là d'un muretto sotto il quale io mi ero rifugiato. Ad un tratto quel nemico si alzò dì scatto e puntò il suo fucilone a mezzo metro dal mio corpo. Ebbi per grazia del Signore un momento di prontezza di spirito e di nervatura a posto. Fu un istante! Ebbi il sopravvento e dopo qualche istante per ordine superiore, riuscii a portare colle dovute precauzioni il cadavere nelle nostre file. Ero fuor di me e non sentivo neppure le pallottole che fischiavano sopra la testa. Aveva un fucile Veterli con pallottole dum - dum, poi un grande binocolo che terrò sempre a ricordo, una cartuccera nuova ed un borraccia. Dalle carte topografiche e dai documenti trovati addosso al morto si venne a sapere che era un primo capo di Ras Sejum. Il Maggiore mi fece le congratulazioni, l'indomani, chiamatomi sotto la sua tenda, disse di propormi per la Medaglia di bronzo al Valor Militare. Due Km. al di là del fortino si ebbe un altro e più forte scontro in cui 50 dei nostri rimasero feriti, mentre il nemico lasciava 300 (trecento) morti. La sera rientrammo nei nostri accampamenti stanchi. Ne avrei tante da dirvi, ma il tempo non mi permette. Passai le feste di Nalale con molti Km. di marcia e due giorni senza mangiare. Non preoccupatevi se le mie notizie giungono tardi, non ho sempre tempo. Ogni giorno che passa, mi allontano sempre più da voi, ma voi seguitemi colle vostre preghiere. Pregate per me, mandi. Vostro NERI».
N.B. - Questa lettera del bravo giovane Buìese, al quale « VOCE AMICA » pure invia congratulazioni, non ha bisogno di ulteriori commenti. Parla chiaro di fede, di amor patrio, di sofferenze, di pericoli e di sacrifizi supremi dei nostri cari soldati dell'A. O. sostenuti con ammirabile eroismo per la patria e per noi, stridente contrasto, come osservava Mons. Arciprete dal pulpito, Domenica 19 Gennaio, con la condotta di coloro che in questi giorni di ansia e di trepidazione comune organizzano divertimenti che suonano insulto al sacrificio dei nostri eroi combattenti. |