In memoria di PIETRO BARNABA fu Ermanno commemorato il4 Novembre 1925 dall'assessore comunale IPPOLITO GIORGINI in occasione dello scoprimento di una lapide nel Palazzo Municipale di Buia
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Cittadini, Autorità, Scolaresche ! Nel giorno solenne in cui tutta Italia celebra il settimo anniversario della grande Vittoria, Buia compie un atto di doverosa riconoscenza verso un figlio che ha tenuto alto e onorato il nome del proprio paese. E nostro vanto poter oggi rievocare il passato di un valoroso patriota che col braccio e colla mente ha segnato una pagina gloriosa nella storia del Risorgimento Nazionale. PIETRO FEDERICO BARNABA, discendente da quei Gentiluomini che davanti alla Serenissima difesero i diritti del nostro Comune, nacque in Buia il M Marzo 1823, nel triste periodo in cui 1'Austria col suo dominio teneva soggetto il popolo friulano che in silenzio malediva, odiava e soffriva nella lunga attesa di essere liberato dall'aborrito servaggio. Per colmo di sventura, dopo la caduta di Napoleone il Congresso delle Nazioni Europee tenutosi a Vienna aveva fatto a brani la Patria nostra ed assegnava all'Imperatore d'Austria la Lombardia e la Venezia da cui venne il Regno Lombardo - Veneto. Nato dunque quando l'Italia era più che mai schiava e divisa e che soltanto dal valore dei sui figli doveva ottenere la sua Unità e Indipendenza, PIETRO che dei BARNABA suoi Maggiori, colle patriottiche aspirazioni aveva ereditato il valore e l'audacia, sentì fin dall'infanzia il soffio di libertà e indipendenza che la Rivoluzione Francese, nata per una santa causa,aveva diffuso nei popoli oppressi. Per un discendente di Ermanno de Baden era somma vergogna essere servi e divisi e Pietro Barnaba anima giovane, generosa e ribelle maggiormente soffriva il peso di tanta sciagura nazionale. Studente all'Università di Padova nel 1848 Egli appartenne a quella gioventù balda e scapigliata che allo studio preferiva la congiura e che doveva poi dare i migliori combattenti del Veneto alle guerre dell'Indipendenza. Negli annali universitari sono leggendarie le gesta del Barnaba. Narrasi infatti che il nostro Pietro dotato di una forza erculea e di uno spirito temprato a ogni ardimento, abbia presa vivissima parte all'insurrezione della città contro gli Austriaci, difendendo con pochi e fidati amici la Via di S.Canciano ed il Vicolo del Ghetto. Ed è ancora vivo tra noi il ricordo dello scardinamento delle pesanti porte dell' Università di Padova, atto gigantesco da Lui compiuto in odio ad un Decreto di chiusura dell'Università emanato dalle autorità Austriache per ragioni politiche. Come pure è notoria la scommessa fatta coi colleghi di disarmare ogni sera la ronda austriaca, cosa non agevole e pericolosa che gli riuscì fino a quando scontratosi con una numerosa pattuglia, dopo un'aspra lotta, venne arrestato ed espulso da tutte le Università Imperiali. Queste, o Signori, sono le prime schermaglie che preparavano lo spirito battagliero del Barnaba alle maggiori prove per la Redenzione d'Italia. Seguire fedelmente nel fortunoso periodo tutti gli avvenimenti di cui fu parte eminente questo nobile campione è ardua impresa ed io mi limito ai fatti più salienti desunti dalle bocche dei vivi, dai brevi cenni lasciati dallo stesso Eroe e dai preziosi "Ricordi" scritti dal fratello Domenico, lui pure soldato valoroso, emerito cospiratore e astuto diplomatico. Siamo dunque alla primavera del1848. Insorta e caduta Udine nelle mani dei nostri e costituitosi un Governo Provvisorio Friulano non rimaneva nel Friuli che il Forte di Osoppo presidiato dal nemico ed anche questo non tardò ad arrendersi per opera del Commissario Domenico Barnaba che il 24 Marzo ne prendeva possesso piantando sul Colle Napoleone il tricolore della Patria. Mentre ciò avveniva il fratello Pietro non rimaneva inoperoso, e a differenza delle Milizie costituite in altri Comuni, Egli aveva organizzato a Buia una Guardia Civica militarmente equipaggiata a cui diede il nome di CROCIATI DI BUIA. E con entusiasmo che questi volontari al Comando di Domenico Barnaba accorrono a Codroipo per impedire la ritirata ad un corpo di 2000 Croati. Più tardi li vediamo guidati da Pietro Barnaba all'assalto di Viscodovei nostri con mossa fulminea attaccano il grosso dell'esercito invasore forte di 20.000 uomini e lo costringono alla ritirata. Riavutosi dalla sorpresa, il nemico contrattacca la sera stessa e bruciate le case costringe a sua volta i nostri ad abbandonare il posto cosi brillantemente conquistato. In questa lotta Spartana parecchi Crociati di Buia lasciarono la vita ed altri rimasero feriti fra cui lo stesso Comandante. Presa Visco la colonna del Generale Nugent pone l'assedio alla città di Udine ove eransi ritirati a difenderla i due ardimentosi fratelli. Dopo un forte bombardamento la città si arrendeva ed i nostri, vinti ma non domi, ritornavano nella loro Buia divenuta il ricettacolo dei cospiratori friulani. Qui poco vi rimasero poiché avuto sentore che a Montebelluna il Generale Ferrari stava organizzando un esercito per la difesa di quella regione, coi pochi Crociati superstiti, formato un piccolo drappello di Legionari Friulani, partirono a quella volta aggregandosi ai due Battaglioni di TRUPPE AUSILIARI ROMANE già in azione col nemico sulle alture di Onigo e Monfenera, Parteciparono così alla sanguinosa battaglia di Cornuda dove i loro battaglioni si distinsero per impeto e valore respingendo il nemico e infliggendogli gravi perdite. Gli Austriaci avuto considerevoli rinforzi tornarono all' attacco ed i nostri dopo una accanita resistenza soprafatti dal numero, non dai valore, dovettero ritirarsi. Dopo questa battaglia la Legione Friulana fu sciolta ed i fratelli Barnaba raggiunsero Venezia per correre poi a Vicenza a prender parte alla storica difesa diquella città. Domenico fu incorporato in una Legione di Romani e Veneti ed il fratello Pietro nell'artiglieria civica. Essi stettero al loro posto di combattimento fino all'ultimo, cioè fino a quando la città dopo un'intenso bombardamento venne assalita da tutte le forze nemiche. Fu una lotta da leoni e per questa mirabile difesa la città si ebbe la medaglia d'ORO al Valor Militare. Dopo la resa di Vicenza i nostri fuggono a Padova per impedirne la caduta e vi giungono il 12 Giugno, ma anche questa città deve arrendersi non essendo in grado di opporre una valida resistenza. E con Padova tutto il Veneto è ritornato sotto il dominio austriaco. Osoppo e Venezia sono gli unici baluardi che ancora resistono all'ire nemiche. Mai stanchi e sempre decisi a tutto sacrificare per i santi ideali di libertà, Domenico Barnaba ritorna a Buia per essere utile al Forte di Osoppo, mentre il fratello Pietro raggiunge Venezia ove viene inscritto come semplice soldato in quell'Artiglieria Terrestre. Durante questa memoranda difesa si comportò da prode; fu promosso Caporale e nel Febbraio 1849 Sergente. Comandato al Forte di Malghera si ebbe gli encomi dal Generale Armandi e quantunque ferito non volle abbandonare il posto di comando, tanto era grande in Lui il sentimento del dovere, così alto lo spirito di sacrificio. Fedele agli ordini si difese eroicamente sul suo bastione rimanendo per tre giorni consecutivi sotto il fuoco infernale delle artiglierie nemiche. E in quelle memorabili giornate che più rifulse il suo indomito coraggio e per questa brillante sua difesa fu nominato il 26 Maggio Tenente per merito di Guerra. Caduto quel Forte dove tanto eroismo i nostri avevano dimostrato, Pietro Barnaba raggiunge Venezia e benché non completamente guarito dalla ferita riportata, dopo brevissimo riposo riprende il servizio in difesa di questa città che fatalmente doveva seguire le sorti delle città consorelle. Fino agli ultimi istanti della resa spiegò una costanza e audacia meravigliose e prima di ritirarsi scaricò Lui stesso il cannone contro gli austriaci che già stavano scavalcando i bastioni, quasi per dire : ora muoio contento. Così dopo una leggendaria difesa anche Venezia cadeva nelle mani dell' invasore. Ma non per questo, o Signori, ha fine l'epopea della famiglia Barnaba che devota all'Italia sacrificò le proprie fortune per la sua Unità e Indipendenza e diede altri eroi che degnamente seguirono l'esempio dei Padri. Dopo la caduta di Venezia successero dieci anni di apparente tregua o per meglio dire di accorta preparazione. E durante questo periodo che Pietro Barnaba ritornato in Patria, sceglie la compagna di sua vita e forma la sua adorata famiglia. Padre affettuosissimo ( ed i figli qui presenti ne sentono ancora i palpiti) fu di pari affetto ricambiato per la sua immensa bontà e specchiata rettitudine. Primo Sindaco di Buia Italiana resse le sorti del Comune dal 3 Dicembre 1866 al 1° Dicembre 1870 lasciando traccie indelebili della sua opera saggia e disinteressata. Questo umile Eroe che tanto fece per il bene d'Italia chiuse la sua nobile esistenza il dì 8 di Ottobre 1882. Un amico compagno di fede riportandone la fine così scrisse di Lui: "Ecco spento uno dei più nobili e modesti campioni del Risorgimento ... Pietro Barnaba, Soldato a Venezia fu un Eroe, Sindaco a Buia fu amato e stimato da tutti gli onesti. Nella sua famiglia, proverbiale per ospitalità, non fu solo amato ma idolatrato.....Sia benedetta la sua memoria.... Ed io chiudo queste scultoree parole ripetendo : Sia benedetta nei Secoli. Cittadini ! Buia, terra di Arrigo Barnaba, può essere orgogliosa di aver dato nella Grande Guerra il fiore dei combattenti friulani ; essi hanno rinnovato le gesta del figlio generoso che oggi onoriamo nel marmo. Dinanzi alla maschia figura di Pietro Barnaba scopriamoci e salutiamo romanamente il primo Magistrato di Buia redenta, gloria friulana, esempio fulgidissimo di patriottismo e di valore. |