Le grandi manovre del Savoia Cavalleria a Buja di Gemma Minisini Monassi | |
Di sigûr tes famèes di Buje 'e son inmò riserves di fotografies, ch'e vignaran in lûs un pôc a la volte. Cumò, intani, j ài cjatât une miniere là di Neva Eustacchio (n. 1922) che sta a Dartigne, ma 'e jere di Solaris. Negli ultimi giorni di agosto del 1939, per le strade di Buja c’era un insolito viavai di uomini in grigioverde e di cavalli, il 3° Reggimento Savoia Cavalleria, infatti, aveva scelto il territorio intorno al nostro paese per svolgere le grandi manovre. Per tempo il Podestà del Comune, cav. Matteo Savonitti, si era dato da fare per reperire alloggi idonei ad ospitare ufficiali e sottufficiali, truppa ed animali. Era stato necessario individuare ampi spazi per allestire scuderie per i cavalli ed officine per i maniscalchi, magazzini per le sciabole ed i moschetti a canna corta, depositi per le selle ed i finimenti, uffici per il Comando ed i furieri, cucina, mensa ed infermeria. Le famiglie benestanti del paese avevano aperto di buon grado le loro abitazioni agli ufficiali. La signora Rachele Furchir aveva avuto l’onore di ospitare nientemeno che il Comandante del Reggimento colonnello, conte Raffaele Cadorna, figlio del Generalissimo della Prima guerra mondiale, gli faceva compagnia, nella bella casa di Santo Stefano, il tenente Longhi. Dal dottor Ottavio Vidoni, invece, aveva trovato alloggio il maggiore Garofoli cav. Federico, in canonica monsignor Giovanni Chitussi aveva messo a disposizione alcune stanze per l’aiutante maggiore Soliani Raschini e per il tenente Gaspare Cerioli. Nell’ampio cortile annesso erano, poi, state montate delle tende per la truppa, mentre in un rustico era stata ricavata un’aula per far della musica. Alla Messa del soldato, che veniva celebrata in Duomo ogni domenica alle 11,30, partecipavano tutti gli uomini liberi da impegni, accompagnati dai rispettivi ufficiali, con a capo il Colonnello Comandante. Il loro contegno raccolto, devoto, i canti ed i suoni rendevano particolarmente suggestiva la cerimonia. Immobili, davanti all’altare, forse, chiedevano a Dio di tener lontani dall’Italia i venti di guerra che da tempo ormai spiravano su tutta Europa. Dal 30 agosto al 18 ottobre, quindi, sparsi un po’in tutte le frazioni di Buja, soldati e “quadrupedi” avevano trovato una sistemazione più o meno confortevole, mentre il Comune, a norma di legge, aveva dovuto provvedere alla paglia, “per la giacitura degli uomini”, e “al lume” per gli alloggi e le scuderie. La ditta Morandini e Larice di Udine aveva fornito ben 70 quintali e mezzo di paglia, mentre Onorato Alessio, “in nome e per conto della ditta Larice Gioacchino da Tolmezzo” ne aveva procurati altri 67, giunti a destinazione per mezzo di un camion e rimorchio. La Cooperativa Elettrica Buiese ed il signor Pezzetta Mario avevano, invece, curato l’installazione di 65 lampadine di diverso voltaggio, per “illuminazione accantonamenti militari e quadrupedi”, mentre 44 pacchi di candele erano stati forniti dal negozio di Pinerini Ida in Del Negro. (1) Teatro delle grandi manovre del Savoia Cavalleria il letto ghiaioso del Tagliamento, il greto dei Rivoli Bianchi, ma anche i campi posti tra Buja, Majano ed Osoppo, dove la pianura si alterna ad un saliscendi di basse colline. Qui sfruttando sapientemente il terreno, ufficiali e soldati si sono esercitati a caricare con le sciabole sguainate, a tenere con tenacia le posizioni, a respingere gli assalti del fuoco nemico, a fare l’orecchio ai calibri, ai loro suoni ed effetti diversi, a prevedere dove sarebbero andate scoppiare le bombe a mano, ad imparare fin dove potevano arrivare le schegge... Alla sera, poi, per la truppa c’erano i cavalli da strigliare, bisognava controllare i ferri degli zoccoli e riassestare le selle, ma c’era anche il tempo per una passeggiata in paese e per far conoscenza con qualche ragazza. Non credo sia successo niente di particolare se monsignor Chitussi, nel “Libro della Pieve di San Lorenzo di Buja”, si è limitato a scrivere: “A parte i disordini morali che inevitabilmente porta un reggimento di soldati, hanno lasciato buon nome specialmente gli ufficiali, tutte persone distinte”, e sul N°11 di “Voce Amica” - Bollettino della Pieve Arcipretale di Buja - ha ribadito: “Io debbo essere grato a questo reggimento per gli edificanti esempi di pietà religiosa che ha lasciato” (2) Il 9 settembre 1939 Buja ha vissuto una giornata particolare, infatti era venuto ad assistere alla manovre nientemeno che S. A. R. il Principe Umberto. Per il suo arrivo ogni cosa era stata pianificata, tutto era stato messo perfettamente in ordine, i cortili dove erano ospitati i cavalli erano stati ripuliti a puntino ed abbelliti con frasche e rami di pino tagliati nel bosco, anche i letamai erano stati mimetizzati con il verde. Sorridente ed impeccabile nella sua divisa di Generale, il Principe di Piemonte è passato per le strade del paese su un’automobile scoperta, tra gli applausi della gente ed il lancio di fiori. In Andreuzza, circondato dagli Alti Ufficiali del Savoia Cavalleria, ha assistito con interesse ed attenzione alle esercitazioni militari, complimentandosi alla fine con il colonnello Cadorna che gli era rimasto sempre a fianco. Per il Principe Umberto stavano per arrivare i giorni che lo avrebbero consacrato alla storia! Il giorno dopo la visita dell’illustre ospite, alla presenza del Podestà, dell’Ispettore Federale di zona, di monsignor Chitussi, di tutte le autorità, della popolazione, il colonnello Cadorna ha deposto una corona sul monumento a ricordo dei caduti ed ha consegnato dei riconoscimenti ad alcuni giovani meritevoli. Prima che il Savoia Cavalleria lasciasse definitivamente Buja, il Colonnello Comandante, “qual segno del suo gradito soggiorno in mezzo a noi e come gratitudine dell’ospitalità ricevuta” (3) ha voluto fare un’offerta per la facciata del Duomo. Ecco la lettera con la quale l’aiutante maggiore Soliani, ha consegnato a monsignor Chitussi la somma di 200 lire. A Monsignor CHITUSSI don GIOVANNI Arciprete Vicario Foraneo BUIA A nome dei Sig. Colonnello Comandante Vi rimetto la somma di lire 200.- quale modesto contributo di questo Reggimento per i restauri della Chiesa. Mentre Vi ringrazio della vostra cortese ospitalità e della assistenza veramente cordiale da Voi fattaci durante la permanenza in questa sede, Vi porgo il mio deferente saluto che interpreta quello di tutti gli ufficiali del Reggimento. Devotissimo f.to Magg. A. Soliani (4) Ritornati a Milano, sede del Reggimento, anche il colonnello Cadorna ha scritto a Monsignore per “dirle quale ottimo ricordo abbiamo - Ufficiali e Cavalieri - conservato della magnifica regione e della cordialissima popolazione che ci ha ospitato facendoci dimenticare il disagio del prolungato allontanamento dalla sede, ed anzi quasi rimpiangere il ritorno” (5) Non tutti gli uomini del Savoia Cavalleria, però, hanno lasciato definitivamente Buja. Dopo un lungo soggiorno in Lombardia, sua terra d’origine, il cavaliere Carlo De Capitani e la moglie, signora Vera Nicoloso di Sottocolle, da alcuni anni sono ritornati a vivere nel paese che ha visto nascere il loro amore, tra le colline che non hanno mai dimenticato, tra la gente a cui sempre hanno voluto bene. NOTE: 1) Il Comando del Reggimento Savoia Cavalleria, rispettivamente in data 10 e 18 ottobre 1939, ha versato alla Cassa del Comune di Buja la somma di Lire 30.414,94 come “rimborso spese sostenute per conto del Governo”, Questa somma è stata dal Comune così ripartita: Lire 19.322,85 sono state date ai privati cittadini che avevano fornito locali “senza paglia e senza lume”, mentre la differenza di Lire 11.092,09 è servita per fronteggiare le spese delle varie forniture. (Notizie ricavate dalla Copia del Verbale di Deliberazione del Podestà N° 68, redatta in data 4 novembre 1939 dal Segretario Comunale signor Ardemio Quinto Cividini, avente per oggetto: Liquidazione alloggi militari.) Nel 1940, poi, c’è stato un vivace contenzioso tra il Comando del Savoia Cavalleria ed il Comune di Buja per la “liquidazione del letame”. Alla fine della lunga diatriba, il Comune ha corrisposto al Savoia Cavalleria la somma di Lire 1716,90 come pagamento del letame lasciato ai privati a titolo di compenso per la prestazione dell’alloggio. (Notizie ricavate dalla Copia del Verbale di Deliberazione del Podestà N° 23, redatta in data 25 aprile 1940 dal Segretario Comunale signor Ardemio Quinto Cividini, avente per oggetto: Liquidazione letame al Savoia Cavalleria. 2) “Voce Amica” - Bollettino della Pieve Arcipretale di Buja -, novembre 1939 XVIII - N° 11 3) Ibidem 4) Ibidem 5) Ibidem |