Dal sigillo alla firma elettronica di Paolo Lenarda |
Fra qualche mese ci abitueremo ad usare la firma elettronica: Si potranno stipulare contratti a distanza e superare quella forma di sottoscrizione che, fino ad oggi, pareva una buona e consolidata pratica contrattuale. E in effetti, da molto tempo sottoscrivere un documento non era un problema: tutti sanno leggere e scrivere e, solo in casi eccezionali, si ricorre a procedure più complicate con la presenza di testimoni. Anche le difficoltà derivanti dalla lingua sono agevolmente superabili in una civiltà organizzata Ma quando l’analfabetismo era la regola e la frammentazione dei popoli e delle lingue rendeva ingestibile il rapporto anche tra paesi molto vicini, come si faceva? Come avevano risolto i nostri progenitori i rapporti commerciali che pure erano floridi e frequenti anche tra popoli lontani? Tralasciamo il Medioevo, quando il sigillo applicato sul foglio o la bolla appesa alla pergamena dava solennità e garanzia allo scritto. Anche oggi un bel timbro tondo mantiene il suo fascino. Facciamo un salto di oltre quattromila anni ed andiamo in Mesopotamia. La mole e la continuità dei rapporti commerciali con gli altri popoli è incredibile e presuppone una capacità tecnica e organizzativa che è difficile immaginare. Certamente il commercio e la pratica contrattuale dovevano essere operazioni abituali all’interno di un popolo che, nella grande maggioranza, non era in grado di scrivere, perché non ne erano capaci ma, soprattutto, perché, a quell’epoca, si poteva scrivere solo su tavolette di creta. La soluzione era il sigillo che non aveva una funzione estetica e formale, ma ere l’elemento essenziale e costitutivo del contratto. Il sigillo più comune aveva la forma di un cilindro ed era strettamente personale: ogni persona che intendesse commerciare aveva il suo sigillo. Era come il nostro codice fiscale. Il sigillo era la firma e, molto spesso, anche la garanzia che la merce venduta non venisse manomessa o sostituita nel trasporto: per questo in sigillo cilindrico ha avuto grande successo e diffusione. Fatto il pacco avvolto in un panno, il commerciante lo chiudeva con uno strato di creta. Sopra passava il suo sigillo, come facciamo oggi con il nastro adesivo. In caso di trasporti di grandi quantità, la presentazione del sigillo, all’atto del ritiro della merce, dava la garanzia della titolarità del bene. L’ impronta del sigillo,che vedete nella foto, porta le figure di un uomo e di una donna. In mezzo c’è una stele il cui significato è sconosciuto. Il sigillo è di pietra scura, è alto circa tre centimetri e ha un diametro di uno. Ha un foro centrale. Ho preso un po’ di creta e ho passato sopra il sigillo, per avere un’idea. Ho fatto la fotocopia dell’impronta. Le dimensioni sono quelle reali. |