Il dono (21-3-2005)

di Paolo Lenarda

 

Nel baratto, nella permuta e nella compravendita, ciascuno ritiene di dare all’altro qualche cosa che, a suo parere, ha un valore anche leggermente inferiore, rispetto a quello che riceve.

E’ una valutazione soggettiva, che può cambiare nella stessa persona in tempi o in condizioni diversi.

Il tentativo però è di avere un vantaggio nell’operazione: si tratta di un atto economico.

Abbiamo un’altra ipotesi di dare agli altri una parte di noi o una cosa che ci appartiene: il dono.

Il dono può nascere  per poter avere una riconoscenza e così avere eventuali vantaggi futuri, o per bontà di chi si considera superiore. In entrambi i casi chi dona ha un atteggiamento di grazia a cui dovrebbe corrispondere una risposta di gratitudine.

Ma c’è un dono che non si attente questa risposta: un dono fatto gratuitamente: Un dono che non si attende nessuna ricompensa.

Lo faccio non per grazia, ma per gratuità: è un dono assoluto senza nessun vantaggio futuro.

La religione, indicando un premio futuro per chi si comporta bene, ha fatto passare un dono assoluto e gratuito a un dono grazioso che attende pertanto un beneficio.

Ha tolto nobiltà al dono, ma ha spinto i popoli ad un comportamento finalizzato e, probabilmente, migliore.