14.11.2000 Grano a interesse di Paolo Lenarda |
Siamo in Babilonia, fra il Tigri e l’Eufrate, nel
I problemi degli uomini sono sempre gli stessi: mi avanza qualcosa e vorrei investirlo: questo qualcosa non erano soldi, ma era grano. Il nostro commerciante babilonese trova un altro commerciante al quale dare in prestito il grano per un periodo di tempo: gli verrà restituito con gli interessi, sempre in grano. E’ come il nostro conto corrente, forse un po’ più faticoso, ma il concetto è già chiaro. Il contratto è scritto su un quadratino d’argilla che ho acquistato dall’antiquario Beppe Berna di Bologna. E’ un oggetto che mi è molto caro perché rappresenta il primo desiderio dell’uomo di poter mettere a frutto le ricchezze accumulate: sono passati più di 4.000 anni e il ragionamento è sempre lo stesso. Interessante è poi sapere che il contratto veniva tenuto da un “professionista” e veniva racchiuso dentro ad una busta di terracotta nella quale, come i nostri fascicoli, c’era il nome dei due contraenti. Veniva aperta soltanto se tra i due sorgeva qualche divergenza nell’esecuzione del contratto. Altrimenti rimaneva chiusa. E così è stata trovata nell’archivio di 4.000 anni fa: la busta di argilla era chiusa. Ai due commercianti è bastata la parola. |