14.11.2000 Grano a interesse

di Paolo Lenarda

 

Siamo in Babilonia, fra il Tigri e l’Eufrate, nel 2012 A .C.  

I problemi degli uomini sono sempre gli stessi: mi avanza qualcosa e vorrei investirlo: questo qualcosa  non erano soldi, ma era grano.

Il nostro commerciante babilonese trova un altro commerciante al quale dare in prestito il grano per un periodo di tempo: gli verrà restituito con gli interessi, sempre in grano.

E’ come il nostro conto corrente, forse un po’ più faticoso, ma il concetto è già chiaro.

Il contratto è scritto su un quadratino d’argilla che ho acquistato dall’antiquario Beppe Berna di Bologna.

E’ un oggetto che mi è molto caro perché rappresenta il primo desiderio dell’uomo di poter mettere a frutto le ricchezze accumulate: sono passati più di 4.000 anni e il ragionamento è sempre lo stesso.

Interessante è poi sapere che il contratto veniva tenuto da un “professionista” e veniva racchiuso dentro ad una busta di terracotta nella quale, come i nostri fascicoli, c’era il nome dei due contraenti.

Veniva aperta soltanto se tra i due sorgeva qualche divergenza nell’esecuzione del contratto.

Altrimenti rimaneva chiusa.

E così è stata trovata nell’archivio di 4.000 anni fa: la busta di argilla era chiusa.

Ai due commercianti è bastata la parola.