Rapimento e sequestro di persona

di Paolo Lenarda

 

E allora, pagano o non pagano?

Non pagano, anzi pagano e non lo dicono, o meglio, non dicono che pagano.

E’ ovvio che pagano, e speriamo che paghino in soldi e non in armi, che sarebbe anche peggio.

E non è una novità.

I sequestri, soprattutto nel Mediterraneo, ci sono sempre stati e probabilmente sono sempre serviti per ottenere denaro e non per affermare un principio politico.

E si sa che la politica  si fa con i soldi, e non è molto facile sapere se i soldi servono per la politica o per arricchire qualche ladrone.

Discorsi difficili, inutili, e comunque da fare in altra sede.

La politica, la diplomazia, le regalie, il denaro, sono sempre serviti per portare a casa le persone rapite, soprattutto se hanno un’importanza simbolica.

E forse, oggi, è meglio negare il pagamento: Con tutta probabilità si incrementerebbe questo tipo di  “commercio”.

Anche la grande diplomazia di Venezia, in tempi di pirati e di corsari, aveva lo stesso problema. E avevano trovato una soluzione che, a dire la verità, non avevo immaginato fino a quando, frugando, come a me piace, nelle librerie antiquarie, ho trovato il manifesto che vedete qui riprodotto.

 Dal 1500 al 1800  giravano per il Mediterraneo  oltre ai pirati che agivano per conto proprio, come volgari predoni, anche i corsari, mussulmani o cristiani, che scorrazzavano per il mare sotto la bandiera di questo o di quello Stato, al quale riservavano parte del provento delle loro ruberie e dal quale ricevevano protezione.

Nella sua pratica concretezza, Venezia, abbandonata la secolare diplomazia, aveva organizzato, su scala imprenditoriale il riscatto delle persone rapite,  affidandolo ai “Padri della Santissima Trinità per il riscatto de’ schiavi”

Questa organizzazione, che non poteva depositare il bilancio in Camera di Commercio, ma doveva ugualmente rendere pubblico, per i suoi finanziatori, dove e come aveva speso i soldi, faceva il rendiconto della gestione e pubblicava questo bellissimo documento che veniva affisso nei luoghi più frequentati della Repubblica.

E’ un elenco dettagliato delle 91 persone liberate nei mesi di luglio e agosto del 1764, in strettissimo ordine di valore: dal Capitano Nicola Maina di Montenero di anni trenta,con cinque anni e nove mesi di schiavitù, che “ costò duc 1402 e gr 2” , a Giorgio Curfiotti da Corfù di anni novanta con cinquanta anni di schiavitù, che “ costò duc 89 e gr.18”.

E così fino alla fine del settecento, quando Alvise IV Mocenigo, centodiciottesimo e terzultimo doge della Repubblica (1763 - 1778), ha firmato la pace con i Bei turchi dell’Africa settentrionale che erano i registi della pirateria mediterranea e costituivano il principale pericolo per la navigazione.