Paesi che avevate un anima

di Domenico Zannier

Il  Pignarûl 1978

 

 

Il sobbalzo dei monti impazziti, come in una salmodia biblica, per lo scatenarsi violento e improvviso delle forze telluriche, ha lacerato per sempre un volto di riviera e di valli che ci era familiare.

I danni materiali si possono lentamente sanare. Sarà pure possibile ricostruire e ridare un tetto a chi l'ha perduto. Quello che non sarà più possibile è quello che tutto ritorni come prima e dove era prima. Un ambiente e un'architettura spontanea elaboratasi nell'esistenza secolare delle popolazioni delle Valli del Torre e del Cornappo non si ricreano. La mentalità moderna e la civiltà tecnica attuale con le sue esigenze offrono una serie diversa di soluzioni. In buona parte il paesaggio cambierà e quello che vedremo entro pochi anni avrà una físionomia diversa da quella passata. La poesia delle case di sasso con le pietre squadrate e sagomate, unite dalla calcina grigiobianca, ingiallita dal tempo, con i ballatoi di legno, le grondaie magari intagliate non ha resistito alla bufera sismica. Le singole costruzioni inoltre si amalgamavano in una borgata o in un gruppo di borgatelle, dalte viuzze di terra battuta o di acciottolato, con la fontana nel mezzo, le scalinate che coprivano i dislivelli tra vie parallele a ridosso del pendio. Si aprivano spazi che conducevano alla latteria, alla chiesa, agli edifici pubblici, alle osterie vive di calore umano.

Tra le case che si affratellavano gli uomini si conoscevano tutti sia per andare d'accordo come per litigare, sia per la sagra popolare sia per gli avvenimenti meno lieti della comunità. Anche cantare le villotte in uno scenario, umile e dimesso ma fortemente caratterizzato, a dimensioni familiari, dava un sapore struggente. Ora questo mondo è scomparso e a fatica se ne ricuciono i pezzi, come quelli di una giara pirandelliana.

Dove siete finite stupende borgate di Coja, di Sammardenchia, di Malmaseria, di Stella, di Bulfons, di Ciseriis? E quel grappolo di paesini dell'Alta Val Torre: Cesariis, Pradielis, Lusevera, Micottis, Musi?

E la Val Cornappo con il ripiano degradante di Monteaperta e ii paesello di Cornappo? Sulla Bernadia Villanova delle Grotte e Chialminis sono agli stremi e Sedilis e Ramandolo hanno perso i quartieri arrocati tra i vigneti, così ebbri di sole. Compiere un pellegrinaggio da S. Gervasio di Nimis a Madonna di Tarcento e Aprato e Billerio è come scrivere nell'anima un'immensa tragedia. L'ambiente e il paesaggio sono ormai patrimonio della memoria e della nostalgia. Ma è sui monti e sui declivi dei colli che le ferite appaiono, così poste sull'alto e in rilievo, più gravi ed emozionanti. Ricostruiamo senza illuderci di rifare la storia e di rimettere insieme i pezzi del mosaico meraviglioso.

Eppure qualcosa si potrà fare: ridare la dimensione umana della vita alle comunità disperse e ferite. I piccoli insediamenti montani e collinari non fagocitano l'individuo, gli permettono di essere se stesso, di confrontarsi con gli altri senza perdere la propria identità e di maturare in armonia con le tradizioni passate. Sarà necessario ricostruire con tecniche nuove e con moduli diversi, perdendo un certo colore e una certa facciata, del resto già distrutta, ma toccherà fare in modo che i paesi restino paesi, le borgate borgate, che siano centri con la chiesetta e l'osteria, con la latteria magari, dove possibile, con il monumento ai caduti o la fontana o la statua del patrono. Vanno ricreati i punti di riferimento e mantenuto l'aggancio alla tradizione di vita e di linguaggio, di cultura e di spiritualità del passato.

Anzi vanno migliorati e innestati sul fluire della civiltà contemporanea, senza ingenerare spaccature psicologicamente traumatiche.

Gli anziani vanno confortati nella perdita del loro mondo e i piccoli innestati nelle radici antiche. Cari paesi delle Valli del Torre e del Cornappo, che porto nel profondo dell'anima come una parte inalienabile della mia storia umana, vi vedo già rinascere in un domani, che non rinnega il legame con il passato, ma che vi schiude un orizzonte più sereno. I vostri volti d'un tempo resteranno nella memoria di tutto un popolo, divenuti la Storia.