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Storia di un perché... eventi e cause dell’Egitto di oggi di Bashir Hassan | |
La terra dei faraoni oggi si presenta come un Paese dai molteplici contrasti, in cui da una parte l’influenza occidentale è sempre più forte, mentre dall’altra rimane ancorato alle tradizioni; è un Paese dove convivono i silenzi dei monumenti di un antico passato ed il chiasso delle grandi città, dove la tradizione si sposa con gli scenari del nuovo millennio. Malgrado la presenza di tre centri cosmopoliti, Cairo, Giza ed Alessandria, e una fiorente industria, l’Egitto è tuttora un Paese a vocazione agricola: la campagna nilotica dà tono all’ambiente con i suoi scorci di fiume incorniciato dalle palme da dattero, con il ragazzo che pungola il bue che muove la ruota dei canali di irrigazione, con le bianche piccionaie che sovrastano le case di fango e paglia, con i piccoli commercianti che percorrono le vie dei Suq (mercati) portandosi sulle spalle il loro negozio ambulante percorrendo i vicoli polverosi che sbucano nelle arterie principali, veri e propri palcoscenici di vita araba, spesso incomprensibili agli occidentali e pure segnati da una logica precisa. La simbiosi tra campagna e città è così stretta che anche nella capitale sono presenti in modo capillare usanze e valori contadini, perchè la città è una minuscola oasi di ordinato, logico caos. E’ tutto un mescolarsi di mondi diversi, lussuose macchine guidate da giovani rampanti... contadini con il loro asino immersi nel caotico traffico cittadino... lunghi carretti senza sponde ricolmi di frutta e verdura e bancarelle improvvisate sui marciapiedi... eleganti signore che sembrano uscite da un atelier parigino... donne dal capo chino coperte dal velo. Sembrano contraddizioni, invece no, è lo svariato, unico, affascinante universo cairota. La campagna è il richiamo alle origini che la modernità non ha intaccato; il vero Egitto è ancora quello delle fertili rive del Nilo e del deserto con le sue oasi dove regna il contadino che costituisce la base della piramide sociale... dove ogni venti secondi nasce un bambino! Non è certo un paese ricco eppure c’è tutto quello che serve per condurre una vita decorosa. E’ senza dubbio un paese di grandi contrasti, di ricchissimi e poverissimi, di estremi che si incontrano ogni giorno in una pacifica convivenza, sempre con un sorriso pronto, uno sguardo sereno, un segno di amicizia. Ed è proprio questo il fascino intrinseco che l’Egitto possiede e attrae coloro che vengono a visitare questa terra dalla storia millenaria... ma allora, com’è possibile che una “nazione” che è stata la culla della civiltà, che ha prodotto meraviglie uniche come le piramidi, è al giorno d’oggi considerata un paese del Terzo Mondo? Per rispondere a questa complessa domanda, bisogna analizzare la storia dell’Egitto dal punto di vista politico-religioso e non solo... Dopo 3000 anni di civiltà faraonica, caratterizzati da un diffuso benessere anche nelle fasce sociali meno abbienti, l’Egitto viene invaso da popoli quali Libici, Assiri, Nubiani e Persiani che con la loro dominazione hanno sconvolto quel delicato equilibrio che si era conservato per così tanti secoli. Gli invasori oltre a sfruttare il popolo hanno saccheggiato i tesori dei templi e hanno lasciato il Regno impoverito sia dal punto di vista economico che da quello culturale. Con l’entrata di Alessandro Magno nel 332 a.C., inizia l’epoca greca dei Tolomei, che riporta l’Egitto agli antichi splendori. Ma è una “breve” parentesi perchè nel 48 a.C. con l’incontro tra Giulio Cesare e Cleopatra, inizia uno dei periodi più famosi e romanzati di tutti i tempi. Dall’amore tra l’Imperatore romano e l’ultima regina della discendenza tolemaica, nasce un figlio di nome Cesarione. Dopo l’assassinio di Giulio Cesare e la conseguente divisione dell’impero romano tra Ottaviano e Marcantonio, Cleopatra rientra in Egitto e stabilisce una relazione sentimentale con quest’ultimo. Lo scopo della regina era quello di creare con l’aiuto di Marcantonio un impero egizio indipendente. La battaglia navale di Azio con la sconfitta di Marcantonio mette fine ai sogni di gloria di Cleopatra: l’Egitto diventa una provincia dell’Impero Romano e si trova nuovamente sottomesso a dominatori che hanno come unico interesse lo sfruttamento delle risorse; per la prima volta il popolo è costretto al pagamento di tributi e a cedere a Roma la maggior parte dei prodotti agricoli. Ed è così che nel 639 d.C., dopo quasi 7 secoli di sofferenza e oppressione, l’invasione degli arabi sembra al popolo egiziano quasi una liberazione dai despoti romani. La popolazione accoglie di buon grado i nuovi sovrani e oltre ad adottare la lingua araba, si converte alla fede islamica. E’ un epoca contraddistinta da un ritrovato benessere; tra le opere più importanti c’è la fondazione della nuova capitale Fusfat, l’attuale città del Cairo, e la costituzione dell’università di El-Azar, tutt’ora esistente. Ma è un periodo segnato inevitabilmente da forti cambiamenti, difficili da metabolizzare e dalla potenzialità tanto positiva quanto distruttiva: infatti, una profonda crisi religiosa tra il monoteismo islamico sunnita e quello sciita, terminata nel XI secolo con la vittoria del movimento sunnita, mette nuovamente il Paese in ginocchio; gli arabi, a causa di questa guerra interna, falliscono nel progetto di porre l’ Egitto come baluardo per l’ esportazione della fede islamica verso l’occidente. L’Egitto, già falcidiato dalla guerra civile e dalla sanguinosa frattura tra le due correnti islamiche, nel 1517 deve sopportare l’invasione dei Turchi Ottomani che segregano il popolo sotto la feroce oligarchia militare dei Mamelucchi. Il Paese vive così i tre secoli più neri e bui di tutta la sua storia, dove l’analfabetismo imposto dai Turchi costringe la gente alla più completa ignoranza, ponendola nella condizione di non poter reagire. Il primo spiraglio di luce si ha nel 1798, quando Napoleone Bonaparte sconfigge i Mamelucchi nella “battaglia delle piramidi” costringendoli alla resa; ma l’avvento del generale francese, ha più il carattere di un’illusione. Infatti, la sua campagna fallisce nel 1801 e i Mamelucchi ritornano al potere. Solamente nel 1805 arriva la vera svolta per l’Egitto con l’elezione a furor di popolo di Mohamed Alì, ufficiale albanese che aveva militato nelle forze ottomane. Mohamed Alì, è il primo sovrano che apre le porte dell’Egitto alla cultura e al sapere dell’occidente e pone le basi per la creazione di quella realtà che oggi rappresenta l’Egitto, cioè il collegamento, il cuscinetto, il ponte tra occidente e oriente, tra Africa ed Europa, tra religione islamica e religione cristiana. Nel 1882, l’Egitto viene invaso degli inglesi che preferiscono lasciare al trono i legittimi eredi di Mohamed Alì. La dinastia albanese di Mohamed Ali finisce col re Faruk nel 1952, quando Nasser con un colpo di stato scaccia gli inglesi e costringe ad abdicare Faruk. Nasser è famoso nella storia moderna per “la guerra del canale di Suez” nel 1956 in cui l’Egitto fu bombardato dagli israeliani, dai francesi e dagli inglesi e per “la guerra dei sei giorni” nel 1967 in cui gli israeliani occuparono il Sinai con la conseguenza che il suo successore, Sadat fu costretto a liberare il Sinai con la guerra del 1973. Facendo un analisi puramente numerica, si evince che dopo la fine dell’epoca faraonica, in 2000 anni di storia, solamente gli ultimi sessanta sono stati caratterizzati dalla presenza di un sovrano egiziano. Da ciò si può capire come l’alternanza di popolazioni e quindi di culture, mentalità e realtà completamente differenti tra loro, abbia creato una frammentazione dell’identità dell’individuo. Il popolo egiziano si è trovato senza una linea guida che lo facesse progredire, costretto il più delle volte a cancellare quel poco di sapienza, conoscenza e di identità socio-culturale che con fatica era riuscito a costruire. La mancanza di tutto ciò ha portato inevitabilmente a questa costante presenza di contraddizioni interne. Altro aspetto da non sottovalutare, correlato comunque al precedente, è il legame indissolubile tra sapere e religione: al tempo dei faraoni, la conoscenza era custodita dai sacerdoti e veniva trasmessa alla gente nei templi; con l’entrata del cristianesimo, il tempio è stato chiuso e il Paese ha dovuto adattarsi all’educazione della Chiesa; quando si era raggiunto una sorta di equilibrio, l’arrivo degli arabi sconvolge nuovamente la realtà con l’introduzione della Madrassa che comunque raggiunge un ottimo livello generale di preparazione introducendo materie di attualità quali l’astronomia, la medicina, la matematica e la filosofia. Con i turchi, però, la popolazione viene costretta all’analfabetismo... del resto quando un popolo è senza cultura, è soggiogato a sottostare alla legge del più forte e non ha possibilità di ribellarsi! Oggi la situazione non è delle più rosee... l’economia è controllata dal regime militare che trattiene per sé tutta la ricchezza prodotta; le nascite sono superiori alle capacità di sussistenza e la parte abitata non supera il 5% del territorio totale dell’Egitto. Inoltre, ad aggravare ancora di più la situazione ci sono problematiche come l’integralismo e il fondamentalismo islamico che minacciano la stabilità e l’unita del popolo. Esiste, tuttavia, un fattore che pur sembrando marginale, può essere considerato più potente della storia, della religione, della cultura, dei governi... è la mentalità dell’egiziano, che ha paura di chiedere i suoi diritti per poi sentirsi in obbligo di doveri; è il carattere passivo dell’egiziano che si lascia scivolare le cose senza in realtà viverle; è la concezione del tempo e la sacralità del lavoro che mancano: l’egiziano lascia il ritmo della sua vita andare come scorre la corrente del Nilo... lentamente! e questa caratteristica è così predominante proprio perchè nasce da quella serie di piccoli o grandi avvenimenti, dettati a volte da caso o dalla sorte, che hanno causato piccoli o grandi modifiche, che a loro volta in un meccanismo di continuo causa-effetto hanno creato un popolo, dove, un piccolo granello di sabbia avrebbe forse potuto far raccontare una storia diversa da quella che in realtà è stata! La mia speranza personale, da italo-egiziano che ama profondamente la sua terra natale, è che l’Egitto riviva gli antichi splendori e che prima o poi possa realizzare quel progetto di democrazia e libertà di cui ogni nazione ha diritto. |