A torzeòn pal mont
di Roberto Bortolotti | |
Partiti il 12 agosto 2007, percorsi 1.000 km, valicati 22 passi, 13.000 metri di dislivello, 9 giorni di pedalate, questi sono i numeri significativi della traversata dei Pirenei, dall’Atlantico al Mediterraneo, effettuata da sei ciclisti: Roberto Bortolotti e Claudio Calligaro di Buja, Antonio Guerra e Claudio Miserini di Gemona del Friuli, Fabiano Antoniutti di Moggio Udinese e Antonio Pielich di Resia. I passi Pirenaici più significativi di questa “cavalcata” sono: l’Ibaneta (Roncesvalles) (1.057 m), Col du Pourtalet (1.794 m), Col d’Aubisque (1.709 m), Col de Soulor(1.474 m), Col du Tourmalet (2.115 m), Col d’Aspin (1.489 m), Col du Peyresourde (1.569 m), Col du Portillon (1.293 m), Tunel de Vielha (1.572 m), Puert de Cantò (1.725 m), Port d’Envalira (2.408 m), Col du Puymorens (1.915 m), Port de la Collada de Toses (1.800 m), Col de Canes (1.120 m). Va sottolineato che questa esperienza pirenaica, per alcuni di questi pedalatori, fa parte di uno dei tanti viaggi. Patagonia, Alaska, Ecuador, Tibet, Nepal, Mongolia, Paesi Baltici, Irlanda, Germania, Francia, Portogallo, Spagna, Repubblica Ceca, ecc., infatti, fanno parte della collezione di questo gruppo che ha scelto di conoscere genti e paesi in bici. “Vogliamo sottolineare che queste, (fra l’altro abbiamo un’età media di 48 anni), non sono cose straordinarie,” evidenzia Toni Guerra, uno dei veterani del gruppo, assieme a Roberto Bortolotti ed ad Antonio Pielich, “con una buona preparazione, con spirito di sacrificio e di adattamento alle situazioni più precarie, con motivazioni forti, sono esperienze che molti possono fare”, “Credo” conclude Guerra “che questo sia un messaggio importante soprattutto per i giovani, dove molti modelli sono estremizzati: velocità sulle strade, alcool, droga, trascuratezza fisica, ecc. Per questo proporre questo tipo di protagonismo avventuroso sulle strade del Mondo, è qualcosa di diverso, appagante, arricchente, come esperienza vissuta, utilizzando un mezzo semplice come la bicicletta”. Questi viaggi danno modo di fare sempre incontri interessanti, dicono i protagonisti, “per esempio, incrociando il “Cammino di Santiago” da Roncesvalles a Pamplona, abbiamo incontrato un anziano pellegrino, operato di cancro, partito da Digione (Francia) da 90 giorni, che, calcolava di giungere alla meta dopo 5 mesi, percorrendo circa 15 km al giorno. Salutandoci ci ha lasciato un bigliettino da visita, dove c’era scritto: “Se Dio mi aiuta vedrò Santiago de Compostela”. Il gruppetto di ciclisti è partito da Hondarribia sull’Atlantico, punta estrema della Spagna, fino al confine Spagna-Francia sul Mediterraneo al Col Cerbere (262 m), un’itinerario vissuto sugli stupendi paesaggi pirenaici, con giorni di grande caldo e 2 giornate di pioggia. Un percorso che i protagonisti consigliano a chi, amante della bici vuole provare a cimentarsi sulle grandi salite dov’è stata scritta la storia del Tour de France. |