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Giovanni Patat D'Artegna di Domenico Zannier

 

Nel suo regno di pietra, di marini, di creta, di bronzi e ferro Giovanni Patat, folta barba bianca e occhi neri vivacissimi e limpidi, sembra un mitico Vulcano nella sua fucina o il classico Eolo, re dei venti, possessore di energie scatenanti. Usciamo dalle immagini mitiche, pur significative, per accostarci all' uomo e all'artista che in questo caso fa tutt'uno come qualità di esistere e come forza morale.

Andiamo a trovarlo e verifichiamo nella sua vasta, antica, con apporti nuovi, casa patriarcale con la sua opera la validità di quanto abbiamo affermato. E' un immenso museo storico della sua produzione scultorea e museo storico della sua vita, della storia del Friuli e del mondo.

Vedi la progressione civile e religiosa dell'umanità dai primordi ad oggi, i richiami della classicità lineare e composta, l'impressionismo naturalistico, l'esplosione barocca infuocata, l'afflato religioso, le moderne evoluzioni di una materia planetaria. E insieme anche la vita locale, la dimensione devozionale, gli episodi degli umili, i temi familiari.

Se poi facciamo una passeggiata oltre le stanze, il ponticello casalingo sul rivo, il vasto e polveroso laboratorio dove lui quotidianamente si cimenta con se stesso e con roccia, domata e avulsa dal suo contesto, attraverso le balze della collina circostante, eccoci davanti a un'Isola di Pasqua di monumenti di pietra tra formale e informale, tra mostri senza mostruosità. Nulla è al suolo abbattuto. Tutto emerge dalla terra e tende al cielo. Possiamo andare a cercare similitudini e affinità nell'arte passata e attuale, ma l'impronta di Giovanni d'Artegna è propriamente sua, di una genialità tanto espansiva quanto sofferta, che trapassa senza soluzione dal realismo figurante alla realizzazione metaformale.

Dico metaformale perchè la forma in Patat non è mai distrutta, ma piegata al pensiero e come superata. In questa cripta dell'antichissima Pieve di San Lorenzo l'artista ci offre una antologia limitata della sua ampia produttività, ma sufficiente a mostrare un percorso creativo molteplice. Si evidenzia il sentimento religioso di impronta cristiana del nostro essere che troppi oggi vorrebbero diluire e dissolvere in un generico e confuso minestrone concettuale da irresponsabile abraçons-nous ideologico. L'artista crede, soffre, spera, ama in queste sue creature immobili, ma suscitatrici dei movimenti interiori e della contemplazione spirituale.

Il Cristo sofferente, le Madonne madri di umiltà e d'amore, immagini di tante nostre madri friulane, angeli e santi di fermezza e dolcezza come Francesco. Ognuno può attingere e io mi auguro in un domani una rassegna maggiormente rappresentativa in quel di Buja e altrove.

Purtroppo il primo ostacolo a chi lavora in Friuli è il Friuli stesso, così restio a riconoscere, a lanciare la sua gente e a osannare quasi sempre il buono e meno buono pubblicizzato che arriva da fuori.

 Fosse a Milano o a Firenze Giovanni Patat d'Artegna avrebbe ben altra considerazione e fama. Noi comunque siano contenti e orgogliosi di lui e gli chiediamo perdono per le tante discriminazioni che ha subito in certi tempi, non certo per causa nostra, ma di Friulani come noi. Da questa Pieve, dirimpettaia a quella di Artegna, che si fronteggiamo come sorelle, diamo all'artista un caloroso benvenuto e gli auguriamo continuità e avvenire. Domenico Zannier S. Lorenzo in Monte - Buia 6 Agosto 2005.