SPAZIO GIOVANI 1993

Esperienze di teatro

di Matteo Osso

 

 

Se mi venisse chiesto perché un diciottenne si interessi al teatro saprei rispondere con una sola parola: passione.

Per quanto mi riguarda non esiste altro. Non è moda, non è tradizione di famiglia, non c'è mai stata nemmeno una persona che mi abbia invogliato. Semplicemente, preparando una recita scolastica, mi sono reso conto che quello che stavo facendo mi piaceva più dello sport, più della musica, e che mi sarebbe piaciuto continuare a farlo. Il problema era come: sapevo dell'esistenza a Buja di una compagnia teatrale, ma non sapevo se avesse bisogno di nuove leve, né ero sicuro delle mie capacità.

Ho continuato così a fare lo spettatore finché non ho letto, per caso, un volantino che diceva che la compagnia del Teatro Sperimentai cercava persone per mettere in scena uno spettacolo. Mi sono presentato e, in poco tempo, ho avuto la mia prima parte. Arrivare in scena non è stato facile. Rivedendo, a soli tre anni di distanza, i filmati delle prime prove arrossisco nel rendermi conto di quanto rigido ed inespressivo fossi, e mi chiedo fino a che punto la mia recitazione sia migliorata.

Per quasi due anni abbiamo lavorato tutti per raggiungere un risultato che comunque non è mai sufficientemente perfetto: con un ritmo di due prove alla settimana tutti gli attori hanno cercato di dare il meglio per portare al pubblico il miglior risultato possibile.

Credo che non dimenticherò la sera della "prima", l'emozione che non mi ha lasciato dormire la notte precedente, e il vuoto poco prima di entrare in scena, a Buja, davanti a un pubblico di conoscenti. Comunque ne è valsa la pena: niente come l'applauso alla fine di uno spettacolo ripaga delle fatiche sostenute durante la preparazione.

Ma al di là delle pure emozioni, il teatro mi ha insegnato molto altro: il controllo dei movimenti, ad esempio, o il coraggio di affrontare la paura del pubblico, anche se non passa mai del tutto. Sono esperienze importanti in ogni caso, utili anche in altre situazioni. Per questi motivi invito tutti gli appassionati, coloro ai quali piacerebbe "calcare la scena", a provare.

Non è facile e non ci si deve aspettare medaglie, né celebrità, né, tanto meno, ricchezze. Chi fa teatro lo fa "a fondo perso", deve impegnarsi tanto quanto richiederebbe uno sport e spesso deve metterci del suo, anche economicamente, perché le cose vadano avanti; ma ci sono momenti in cui un pubblico entusiasta sembra valere più di un tredici al totocalcio.