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N°1 anno 2000

Nuove strade per il 

Teatri Sperimentâl di Vile di Buje

di Domenico Zannier

 

 

La presenza sulle scene del “Teatri Sperimentâl” di Avilla di Buja data da molti decenni con tenace promozione della drammaturgia friulana e della produzione letteraria in genere. Dai drammi di Alviero Negro a “I Turcs” di Pasolini le interpretazioni degli attori di Avilla hanno avuto consensi in campo regionale e nazionale. Recentemente, all’insegna della ricerca, la compagnia ha messo in scena con avvincente drammatizzazione un nuovo lavoro “Paîs in cjase” (Paese in casa).

L’opera è tratta dai romanzi della scrittrice bujese Maria Forte e precisamente da “Cia Dreôr” e “Cja Fors” e offrono uno spaccato storico di vita di paese inserito nel complesso di vicende di più vasta estensione che lo sovrastano. Abbiamo una interrelazione tra casa e paese, tra famiglia e comunità, tra storia locale e storia nazionale ed europea. Si capisce che le poche decisioni di vita immediata e di sussistenza vengono prese tra le pareti domestiche. Anche i momenti del sentimento e dell’amore e la loro realizzazione.

Tutto il resto è deciso altrove, viene da lontano: la politica, la guerra, il richiamo migratorio. La casa e la famiglia sono come una conchiglia che riceve gli echi di un mare immenso e oscillante. I brani letti e drammatizzati rispondono ai titoli “Dome la cjampane di San Bortul”, “Mabile la lunghine”, “La Madone de pâs”, “La cjase dal Murat”. Osserva Francesco Ursella, uno degli attori, che nelle poesie e nei racconti di Maria Forte troviamo delle risposte per riempire i vuoti che ancora ci sono nelle case dei nostri paesi e che la storia scritta diventa piccola davanti ai sentimenti e alle emozioni di ciascuno. I racconti prendono vita e sostanza dalla dizione narrativa di fondo e si vivacizzano nelle battute e nel dialogo diretto dei personaggi: uomini e donne fatti adulti e dal tempo e dalla precocità dei problemi dell’esistenza, che esigono lavoro, fatica, risparmio, conflitti di interessi. Il pane è sempre una dura conquista. Le situazioni portano, specialmente in terra straniera, a una certa ambiguità sentimentale, contenuta a stento. Il contrasto tra avere e non avere appare marcato. L’ingenuità e la debolezza in un simile contesto pagano poco.

Infine c’è sempre chi sopravvive e si salva e giunge a rivisitare il suo passato, dai campi alle fornaci, da una guerra all’altra, tra eroismo, rassegnazione, viltà e astuzia. Non manca l’evento nuziale con il suo soffio di allegria scacciapensieri. Il ritorno della pace ogni volta accende speranza e infonde serenità. Pare che il mondo si rinnovi.

La fede è vissuta come sostegno e rifugio, protezione e aiuto dall’Alto, in un mondo di necessità incombenti, in maniera quasi terragna. Ma se la base teologale vacilla, lo slancio affettivo e devozionale si rivela sincero. Portare sulle scene episodi narrativi concreti, seppure avvolti dal tempo, è stato un compito piuttosto impegnativo. Gli attori della compagnia di Avilla lo hanno risolto in modo originale e coinvolgente.

Il teatro non era quello di una sala e di un palco, ma un’intera casa padronale antica con cortile, rimessa in sesto con precisi restauri architettonici e ambientali, dopo il sisma del 1976. E’ la cjase di Bet, vicina alla chiesa, di San Floreano di Buja. Vicina è anche l’osteria del borgo. Gli attori impegnati sono nove con l’aggiunta di un suonatore di fisarmonica. Gli spettatori sono anch’essi nove per recita.

Vi è quindi una parità integrativa tra chi opera e chi assiste, che ad un certo punto perviene a una fusione tra interpreti e spettatori, divenendo pure quest’ultimi attori. Non cambiano quinte e fondali, ma tutti i presenti cambiano stanze e salgono e scendono scale e sfociano nel cortile. L’intera casa si anima. Gli spettatori portano lampade ad olio. Le lampade si spegneranno di fronte all’irrompere della luce elettrica oltre la metà del tempo. La musica di festa abbraccia tutti nella danza popolare. I momenti più tragici e pensosi sono accompagnati da riflessi silenzi.

Infine si ritorna più consapevoli a vivere la nostra presente realtà. E’ chiaramente un esperimento, ma anche una realizzazione, un aprire una strada nuova, sebbene non siano nuove modalità di interazione tra lo spettatore e l’attore, come avvenuto in passato e pure oggi. Qui è anche la casa che diventa una grande attrice, animata dagli uomini, dalle luci, dalle voci, dai suoni, da misteriosi silenzi. C’è da ringraziare chi l’ha resa disponibile per l’azione teatrale. La regia è accurata e puntuale. Forse questo trovarsi del pubblico di punto in bianco in medias res richiede una preventiva illustrazione del percorso interpretativo e contenutistico, ma c’è il rischio di non immedesimarsi nella scoperta con curiosità e interesse. “Paîs - prin moment - in cjase” invita a confidare nella memoria, una memoria che riemerge con gli eterni problemi di una umanità e di una terra. La testimonianza di Maria Forte è stata resa e ricreata dal Teatri Sperimentâl di Vile con intensa efficacia.

Intes poesiis e intes contis de mestre Marie Forte o cjatìn rispuestis par incolmenà i vueits che a son ancjemò tes cjasis dai nestris paîs.

... Catin, Toni, Mabile, Nande, Jacum, la Madone, partigjans...

Storiis di amôrs che si cunsumin dentri i mûrs di une cusine. Altris, come inmagâts, invessit a cressin te tenerece e te passion.

La angosse dal paîs in vuere. Peraulis che si zontin intun glimuç di ricuarts.

Moments che a lein il timp di iar cun chel di vuè come intun zuc di spielis.

E la storie scrite e devente piçule denant dai sintiments e da lis emozions di ognidun.

  

in cjase di Bet:
te confidence de memorie

regjie di Francesco Accomando

atôrs: Baracchini Aldo, Baracchini Carlo, Baracchini Franca, Di Tommaso Rossana, Ghiraldo Lorenzo, Taboga Milena, Ursella Francesco, Ursella Stefania, Zuliani Monica.

sunadôr di fisarmoniche: Ursella Domenico

tecnic: Taboga Luciano

aiût regjie: Travaglini Costanza