La sanità che cambia di Ottorino Dolso | |
Il progresso è inarrestabile; tutto cambia celermente e quindi è inevitabile che cambi anche la sanità; infatti in questi ultimi decenni la sanità è cambiata in modo radicale perfino nei presupposti teorici fondamentali, per cui si è superato il concetto di sanità come competenza specifica degli addetti ai lavori a favore di quello di salute come diritto fondamentale di tutti. La salute d’altronde è il primo requisito indispensabile di ogni sviluppo economico, politico e sociale; la povertà infatti è la principale causa di cattiva salute; però bisogna tener ben presente che le discriminazioni in fatto di salute possono aver effetti deleteri anche per le persone ricche e sane; quindi la promozione della salute non può essere compito esclusivo della sanità, ma deve interessare responsabilmente anche tutte le componenti politiche, amministrative e sociali di tutte le comunità. Il vero progresso della sanità non è stato determinato solo dalla scoperta di farmaci sempre più potenti, dai mezzi diagnostici sempre più sofisticati, dalla chirurgia sempre più avanzata e quasi miracolosa, ma soprattutto dalle migliori condizioni di vita, di igiene, di alimentazione e di abitazione. Questo naturalmente sta a significare che i protagonisti nella lotta per la salute sono stati senza dubbio innanzitutto i medici e gli operatori sanitari, ma un ruolo importante lo hanno avuto anche i politici, gli urbanisti, gli architetti e in particolare gli educatori. La sanità sta cambiando continuamente: il progresso scientifico e tecnologico, messo a disposizione degli operatori sanitari, rende possibili interventi terapeutici portentosi e inimmaginabili; il rapporto medico-paziente si presenta in via di trasformazione per il tramonto definitivo del “paternalismo” del medico a favore di una sempre maggiore partecipazione attiva e cosciente del malato alle scelte terapeutiche che lo riguardano (consenso informato), ma anche per la sempre maggior richiesta di umanizzazione dei servizi e di modalità di interventi rispettose della sua dignità di persona. Certamente il computer e gli altri strumenti del progresso sono un ottimo ausilio per il medico moderno, ma non devono assolutamente essere di ostacolo a un cordiale e reciproco fiducioso rapporto medico-paziente. La sanità sta cambiando in parte anche nella epidemiologia; negli anni cinquanta e sessanta le patologie che maggiormente preoccupavano erano le malattie infettive, che ora, per merito delle sempre più efficaci vaccinazioni e della scoperta di antibiotici sempre più potenti sono relegate a un ruolo del tutto secondario, se si eccettuano l’AIDS, l’epatite C e la ricomparsa della Tbc; ora invece la mortalità è data principalmente dalle malattie degenerative, dagli incidenti stradali, dall’abuso di alcool e altre sostanze tossiche e tali morti evidentemente sono nella maggior parte evitabili, non con farmaci o altre terapie efficaci, ma solamente con una solerte e costante prevenzione. Essa è stata lanciata con grande risalto e con forte impegno dalla legge di Riforma Sanitaria del 1978, ma purtroppo è stata attuata con altrettanta forza e determinazione solamente per quanto riguarda il fronte delle vaccinazioni e non per quanto attiene la difesa dell’ambiente, dell’alimentazione e l’educazione sanitaria. Sono questi i capisaldi basilari di una adeguata prevenzione primaria che può essere attuata con la fattiva partecipazione di tutte le componenti politiche, civili e sociali della comunità; in particolare va segnalata l’importanza che riveste in questo contesto l’educazione alla salute che ha come scopo la propaganda di uno stile di vita sano e che va iniziata in famiglia fin dai primi anni di vita e specialmente nelle scuole di ogni ordine e grado. Viviamo anni in cui i mass-media ci bombardano in continuazione con notizie sempre più allarmanti sulle guerre più atroci, sulle tragedie più tremende, sul progressivo inquinamento dell’atmosfera, sui tossici contenuti nei nostri alimenti quotidiani e sulle gravi malattie che ne possono derivare; senza dubbio molte notizie sono vere, ma altre certamente sono gonfiate o rivedute e corrette a nostro uso e consumo. La verità purtroppo è che siamo arrivati a queste aberrazioni specialmente in fatto di alimentazione e di inquinamento a causa dell’egoismo sfrenato di molti uomini che vedono solo il proprio interesse e ignorano totalmente il bene generale della comunità. D’altra parte se la sanità sta purtroppo soffrendo nel nostro Paese è molto spesso o quasi sempre per la questione economica; infatti mentre le risorse sono limitate, le necessità e le varie richieste sono notevolmente aumentate e sempre più abbondanti per cui è necessaria una oculata e razionale programmazione per una giusta e sapiente allocuzione delle risorse. Da vari studi e da serie indagini dell’OMS risulta che la medicina primaria del territorio è quella che si adatta meglio alle esigenze quotidiane di salute della popolazione ed è senza dubbio la più economica; l’ospedale d’altronde deve servire a risolvere i casi acuti e più difficili delle malattie; è quindi evidente che bisogna migliorare tutti i servizi del territorio e in questo contesto l’opera del medico di medicina generale risulta indispensabile e di grande rilevanza, come d’altronde appare chiaro che la preparazione, la formazione continua, la disponibilità e il buon rapporto col paziente devono essere i cardini basilari dell’opera del medico; l’allocuzione delle risorse previste dalla legge sono il 55% al territorio e il 45% all’ospedale. Un altro problema che ci sta complicando la vita in questi anni è l’esasperante burocratizzazione di ogni atto medico; la burocrazia è sempre esistita anche negli anni passati e probabilmente lo sarà sempre, ma ora è divenuta veramente asfissiante (note CUF, tiket, esenzioni per malattia, per età, per reddito, certificazioni, firme e controfirme,ecc.); per fortuna l’attuale ministro della Sanità sembra disposto a ridurre questo gravoso peso burocratico e qualcosa ha già fatto, ma certamente non si può e non si deve far perdere tanto tempo al medico sulle scartoffie e così togliergli la possibilità e la voglia di visitare gli ammalati, di studiare, di aggiornarsi. I continui prodigiosi progressi della scienza certamente saranno molto utili alla medicina del futuro, ma quello che veramente dovrà elevarla e sublimarla sarà il fiducioso e amichevole rapporto medico-paziente e una nuova cultura della salute dove al malato viene riconosciuto il valore e la dignità di persona e viene trattato con rispetto e benevolenza. |