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Dalle piramidi alle colline moreniche

 Iside e Osiride

Lettura fra le righe nella mitologia egizia

di Bashir Hassan

 

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Mi ero ripromesso, grazie a questa rivista, di continuare a raccontarVi qualcosa di inedito sull’antico Egitto... terra di faraoni, scienze, mitologia, culti e religioni. Ed è proprio la religione, filo conduttore dell’esistenza umana, a essere la protagonista di questo racconto tratto dagli  antichi geroglifici .

Senza ombra di dubbio, la religione egizia è stata, ad oggi,  la più duratura della storia umana, una della più misteriose ed affascinanti. Per far capire la bellezza e la complessità di questa antica religione, il modo migliore e quello di raccontare la leggenda di Iside e Osiride, chiave di tutta la mitologia faraonica. Inoltre nel corso della nostra storia si scopriranno valori, significati e concetti, nascosti fra le righe, simili a credenze presenti nelle principali religioni monoteiste.

La leggenda narra che in principio c’era solo acqua, elemento cardine della vita per i Faraoni (questo ammasso di acque viene descritto come un oceano primitivo chiamato Nun, che ricopriva tutto il globo).

La volontà di Dio fece scendere il livello delle acque e da esse affiorò la  collina primigenia chiamata il “Benben” a forma piramidale, all’interno della quale il dio creatore Atum Ra (dio del Sole) generò se stesso. Dopo aver fatto questo,  uscì dalla terra sotto forma di un uccello bianco chiamato Benù per poi trasformarsi nel disco solare.

Atum Ra creò due divinità: Shu, dio dell’aria, e Tefnut, dea dell’umidità, che a loro volta generarono  Geb, dio della terra  e  Nut, la dea del cielo. Geb e Nut si unirono in matrimonio (cielo e terra erano sovrapposti in un unico elemento), ma il loro legame era talmente forte che fra i due non poteva esistere  nulla al punto tale che non potevano nemmeno avere figli. Per questo motivo, Shu, loro padre, li separò, così finalmente Nut poté partorire due coppie di gemelli (due maschi e due femmine) che furono inviati tra la gente, rappresentando le due forze della vita: il bene ed il male. I quattro fratelli erano Osiride, Iside, Set e Nephtys. 

Osiride, amato da tutti,  divenne Re d’Egitto ed insieme ad Iside, divenuta sua sposa,  governò il Regno insegnando alla gente da come coltivare la terra a come adorare gli Dei. Set, fratello geloso di Osiride, accecato dall’invidia, escogitò una trappola per ucciderlo. Prese le misure del corpo di Osiride, fece costruire un bellissimo sarcofago d’oro massiccio e lo portò in occasione di una cerimonia,  annunciando che il sarcofago sarebbe andato in dono a chi vi fosse entrato perfettamente. Dopo vani e inutili tentativi da parte degli invitati anche  Osiride provò il sarcofago e il suo corpo entrò alla perfezione con gran stupore di tutti gli invitati. Fu così che Set, aiutato dai suoi servitori, inchiodò il sarcofago con all’interno il fratello e lo buttò nelle acque del Nilo. Il sarcofago trascinato dalla corrente del fiume raggiunse il Delta del Nilo dove fu bloccato da un albero di Sicomoro (albero sacro per gli egizi) il quale, dopo aver inglobato il sarcofago stesso, si trasformò in una colonna per custodire il corpo di Osiride. A quel punto Iside, aiutata da Anubi, dio della mummificazione rappresentato con la testa da sciacallo, trovò la colonna e con l’ uso della magia tentò di ridare la vita a suo marito.

Set, venendo a sapere ciò che stava succedendo, smembrò il corpo di Osiride in quarantadue pezzi e li sparse per tutto il Paese. Iside, percorse tutto l’Egitto alla ricerca dei pezzi martoriati del cadavere, riuscendo a recuperare tutte le parti  tranne l’organo maschile, gettato nel Nilo e mangiato da un pesce. Dopo aver riunito il corpo di Osiride, grazie alla sua cintura magica, Iside ridonò la vita al marito ed egli, prima di andare a governare           l’Aldilà diventando il giudice delle anime, mediante un’ unione spirituale, mise incinta la sua sposa che diede alla luce Horus, il dio del bene.

Iside, per proteggere suo figlio dall’ira di Set, fu costretta ad abbandonarlo nel Delta del Nilo ed esso trovò un rifugio in “Hatur”, la mucca sacra, che divenne sua madre adottiva allattandolo e proteggendolo.

Quando Horus divenne adulto, finalmente potè vendicarsi di suo zio: fu così che iniziò la  lotta fra  il bene e il male. La leggenda si conclude con la vittoria di Horus che riuscì a governare la terra in pace fino al suo ricongiungimento con il  padre,  lasciando così il trono al Faraone.

Questa leggenda, che può apparire come una favola a lieto fine, ha in se elementi presenti nelle religioni contemporanee e lascia trasparire un sottile filo conduttore che ci accompagna dal tempo degli antichi egizi sino ai giorni nostri. La credenza egizia che sostiene che l’acqua è l’ inizio di tutto, ad esempio, assomiglia in qualche modo al  credo islamico; infatti in un versetto del corano, libro sacro dell’islam, Dio dice: “abbiamo fatto dall’acqua tutto l’essere vivente”.

Analogie si riscontrano nelle vicissitudini di invidia e di odio, sfociate nell’atto estremo  dell’uccidere, tra Osiride e il fratello Set che richiamano alla mente  il passo biblico di Caino ed Abele.

Anche Osiride nel morire e poi nell’essere riportato in vita per regnare nell’Aldilà, si può accomunare ad un punto cardine di tutte le religioni monoteiste: la vita dopo la morte.

Altra similitudine sta nella terminologia usata per definire Osiride: infatti, egli viene chiamato il Signore dei Signori, Re dei Re, Dio degli Dei, il Buon Pastore, l’Eterno.

Altro punto interessante: Il cristianesimo nato in Egitto nel primo secolo dopo Cristo è stato più facilmente capito e accettato dal popolo, grazie all’affinità della figura di Iside, che genera un figlio in uno stato di “verginità” dando alla luce  Horus, il salvatore della terra, con la Vergine Maria Madre di Gesù.

Inoltre per gli egizi Osiride fu il dio-uomo che soffrì, morì e risorse per regnare eternamente nell’Aldilà assieme a suo figlio Horus come se fossero una figura unica.

Ma tra teorie ed interpretazione, laicità e fede, una realtà è indiscutibile; l’uomo ha bisogno da sempre di credere e di sperare, nella continua ricerca di una guida superiore che dia comprensione a quegli eventi che la ragione non spiega di quella linea continua che coinvolge l’intera umanità e che trova espressione massima nella parola amore… inteso come solidarietà, fratellanza,  altruismo o più semplicemente come un semplice sorriso.