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1981

I  «NUMERI UNICI»:

Un valoroso contributo alla 

storia della cultura in Friuli

di Gian Carlo Menis

 

 

Non si rivela certamente un segreto ricordando come una delle più contestate iniziative del Dottor Ciceri alla «Filologica» sia stata la collana dei numeri unici che la Società iniziò a pubblicare in occasione dei suoi congressi annuali a partire dal 1964. Si diceva che erano edizioni troppo lussuose, troppo costose, non popolari, affrettate e non equilibrate nelle loro parti.

Eppure furono tutti libri che registrarono subito un larghissimo ed incontestabile successo, andando regolarmente esauriti nel giro di pochi mesi. In realtà, la collana dei ben diciotto volumi comparsi fra il 1964 ed il 1981 fu una delle più felici intuizioni dell'attività culturale di Luigi Ciceri, pienamente rispondente sia agli orientamenti della moderna letteratura storiografica, sia alla mutata domanda del grande pubblico friulano.

Chi poi, al di là del fatto contingente, consideri nel suo complesso la mole dei contributi originati e raccolti dall'iniziativa del Dottor Ciceri, può facilmente ed obbiettivamente riconoscere che essi, pur con gli inevitabili limiti di simili imprese, costituiscono oggi il più vasto, articolato ed aggiornato tentativo di indagine capillare sulla storia e sulla cultura del territorio friulano (1).

Già nel 1971 Carlo Guido Mor, recensendo i volumi quinto, sesto e settimo della serie, rilevava «i notevoli contributi che nel loro complesso portavano questi volumi della Filologica.....ed il grosso servizio che essi portavano al rafforzamento della cultura friulana, anzi della cultura media e diffusa, che è proprio quella che deve stare più a cuore, prchè è soltanto con essa che si crea un sapere popolare preciso e consapevole» (2).

Il taglio strutturale dato ad ogni singolo volume, chiaramente percepibile fin dai primi numeri, è strettamente conseguente alle precise finalità loro assegnate e che possono essere così sinteticamente enunciate: a) valorizzare tutte le manifestazioni della microcultura locale; b) evidenziare i legami unitari esistenti fra i fenomeni locali e l'intera area culturale friulana(3). Per raggiungere il primo scopo il Dottor Ciceri riusciva sempre a mobilitare e stimolare tutte le persone disponibili localmente, assicurandosi collaborazioni originali ed informate, spesso inedite. Per ottenere il secondo fine egli assegnava precisi temi ad esperti qualificati, che così avevano modo di sintetizzare e puntualizzare aspetti e problemi a più ampio respiro. Il tutto era coordinato dal Dottor Ciceri nei pochi mesi precedenti i congressi con un lavoro intenso e frenetico, punteggiato di lettere agli autori, di incontri con i collaboratori, di corse in tipografia, di sopralluoghi sulle zone studiate e anche di felici scoperte che spesso venivano a compensare la non lieve fatica.

Così, tessera dopo tessera, il Dottor Ciceri andò ricomponendo l'immagine di un Friuli sempre diverso nelle sue molteplici realtà locali, eppur sempre unitario per un suo comune destino storico. La scelta stessa delle località dei congressi, determinata in primo luogo dalla dimensione regionale (interprovinciale) della Filologica e da ragioni di carattere contingente, ma tuttavia condizionata dall'iniziativa del Vice Presidente, rispecchiano con assoluta chiarezza questo ideale disegno. A parte il numero dedicato a Trieste nel '64 (in cui sono privilegiati i rapporti storico culturali fra la città altoadriatica e il Friuli), ecco nel '65 il volume dedicato a Gemona, città friulana e friulanofona al 100 per cento; ma subito dopo appare il volume su Sacile, città di un friulanità di confine e contestata, venetofona, e poi quello dedicato a Forni di Sotto, quasi a ribadire l'insostituibile elemento carnico della friulanità, e poi Aquileia, che richiama la componente latina della cultura locale, e quindi Gorizia, contea mitteleuropea che qualcuno vorrebbe «annettere» definitivamente alla Venezia Giulia, ma che non può rinnegare la sua millenaria integrazione nella vita e nella cultura friulana. E poi, ecco Pordenone nel '70, che qualcuno sull'onda della battaglia autonomistica provinciale vorrebbe estraniare dall'unità friulana, e nel '71 Val Natisone, area in gran parte slavofona, ma da sempre parte integrante del Friuli storico... Ogni volume diventa così una solenne affermazione di friulanità. Una friulanità larga e tollerante, ricca e pluralista, non riduttiva e pauperista.

Questo preciso intento programmatico delle edizioni annuali dei numeri unici si palesa con particolare evidenza in una paginetta stilata dal Ciceri per il numero unico dedicato a Grado nel 1980. «A chi si chiedesse perchè la Società Filologica Friulana tiene quest'anno il suo congresso a Grado - scrive egli - ricordiamo quali istanze hanno determinato la sua origine: nacque la Filologica per volontà di uomini illuminati nel 1919 a Gorizia, appena riunita al resto del Friuli, dopo lunga appartenenza al dominio austriaco. Intendiamo così ritornare al nostro momento inaugurale, segnato dal desiderio di unità, perchè non c'è altra via su cui fondare l'avvenire. I primi anni del nostro sodalizio furono i più felici, perchè segnati da un comune desiderio di riscoperta della nostra comune particolare cultura latina. Dopo la seconda guerra mondiale, invece, spiriti di disgregazione sono sorti come una minaccia persino peggiore delle dominazioni politiche, perchè non c'è miseria maggiore della disunione, che porta alla vulnerabilità. Portando i nostri congressi in tutte le parti della regione, da Trieste a Sacile, dalle Valli del Natisone al mare, abbiamo inteso dimostrare di non essere un sodalizio udinese, né un club di friulanisti sciovinisti, ma una associazione che tiene ad oggetto dei suoi studi e del suo affetto il popolo di tutta la nostra regione 'piccolo compendio dell'universo'. Ammiriamo l'amore che ciascuna zona ha per i suoi usi e la sua parlata e riteniamo che le differenze possono rappresentare una ricchezza, nella varietà e nel confronto, se non sono inasprite da una maligna volontà di ostilità reciproca... Certo, lungo i secoli, divisioni patriarchine e politiche hanno nuociuto, ma noi ci appelliamo a ragioni storiche e geografiche più profonde, a ragioni di complementarietà anche pratiche, ricordando i continui scambi tra la gente di mare e quella di terraferma. L'unità del Friuli viene proprio dal suo popolo e la linea della nostra società vuole conservarsi fedele alla vera cultura popolare» (4).

Le «ragioni storiche e geografiche più profonde... le ragioni della complementarietà... » che fondano l'identità culturale di tutti i friulani: ecco il tema unitario dei diciotto numeri unici realizzati da Luigi Ciceri, con la collaborazione interdisciplinare di un numero sterminato di studiosi. È letteralmente impossibile dar conto, anche solo sommario, dei singoli contributi (5). Basterà osservare come essi percorrano tutto l'orizzonte della vita culturale friulana di ieri e di oggi, dalla preistoria all'età moderna, dalla storia all'archeologia, dalla letteratura all'etnografia, dall'arte alla religiosità popolare, dalla lingua alla musica... Senza alcuna ambizione accademica, senza pretese di completezza o di autorevolezza, la collana costituisce ormai uno strumento di conoscenza e di ricerca fondamentale sull'articolazione territoriale della cultura friulana.

Un cenno a parte meritano i contributi personali del Dottor Ciceri, presenti sempre numerosi in ogni volume. È attraverso questi che non solo si palesa l'ambito preferito di studi ma anche si svela, in tutta la sua cordiale sincerità, la personalità vivacissima, battagliera e perspicace del redattore.

Gli argomenti ricorrenti affrontati dagli articoli del Dottor Ciceri riguardano la storia in generale, la preistoria, l'artigianato, ma soprattutto l'etnografia. Con piglio tutto personale, egli aggredisce l'argomento presentando «fatti», documenti, testimonianze, oggetti, quasi sempre inediti, scovati durante le sue inesauste perlustrazioni; si preoccupa più del rigore documentario che dell'arbitraria interpretazione o del paludato apparato scientifico. È, infine, nelle pagine siglate solitamente L. C., in cui affronta argomenti di attualità, che il Dottor Ciceri dà libero corso alla sua indomabile passione per il Friuli. Un amore caparbio e intransigente.

 

 

0) Ecco le località cui sono dedicati i diciotto volumi con l'indicazione dell'anno di pubblica­zione: Trieste, 1964 - Gemona, 1965 - Sacile, 1966 - Forni di Sopra, 1967 - Aquileia, 1968 - Gorizia, 1969 - Pordenone, 1970 - Val Natisone, 1971 - Venzone, 1972 - S. Vito al Tagliamento, 1973 - Cor-mons, 1974 - Aviano, 1975 - Palmanova, 1976- Gradisca d'Isonzo, 1977 - Latisana, 1978 - Valvaso-ne, 1979 - Grado, 1980 - Arta e la Carnia, 1981. A queste si potrebbe aggiungere Resia cui la Società Filologica offrì un numero unico curato dal Dottor Ciceri nel 1967, in occasione della sua Frae di primevere.