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L’ISLAM  CONTRO  L’OCCIDENTE? 

incontro con Carlo Panella

 S. STEFANO  DI  BUJA   -  3 maggio 2007

L'introduzione di Maurizio Piemonte

 

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A tutti i presenti, autorità ed appassionati di storia e letteratura, un caloroso saluto a nome delle associazioni promotrici della serata. Da parte loro un sincero ringraziamento anche alla Provincia di Udine e al Comune di Buja per il loro Patrocinio all’iniziativa, oltre che alla Parrocchia di cui siamo ospiti.

Inoltre voglio pure rivolgere un personale grazie al mio Presidente, del Circolo Culturale Laurenziano, per avermi concesso l’onore (perché tale è) di presentare di dott. Carlo Panella  e di introdurre l’argomento in discussione stasera: “L’Islam contro l’Occidente?”,  richiamandomi, per altro, ai contenuti di due suoi interessantissimi libri: “Il libro nero dei Regimi Islamici”, di un anno fa, e “Fascismo Islamico” del marzo di quest’anno.

 Già da diversi anni il nostro Circolo Laurenziano organizza presentazioni di libri e saggi, di ricerche e tesi di laurea, o dibattiti che ne prendano spunto e che ne sviluppino gli argomenti; per lo più limitandoci all’ambito friulano.      Da alcuni anni all’iniziativa è stata data una veste più organica,  strutturandola di due cicli di incontri, uno in primavera e uno autunnale, e denominandola “Attorno ad un buon libro”.    Con soddisfazione possiamo dire che quest’anno la manifestazione ha raggiunto l’eccellenza, riuscendo a concludere il ciclo primaverile con questa serata speciale, con un ospite di eccezionale spessore internazionale:  Carlo Panella.  Questi, infatti, è un volto noto del giornalismo televisivo nazionale, delle reti Mediaset, ma lo avrete visto come commentatore-invitato anche nelle trasmissioni di approfondimento delle altre reti;  scrive pure sul quotidiano “Il Foglio”.   Nell’intero panorama dei giornalisti italiani, Carlo Panella è uno dei massimi conoscitori del Medioriente, della sua storia passata e più recente, mediante cui riesce ad interpretare le cronache politico-militari di quell’area con una profondità che è ben rara.  Ciò è conseguenza anche della sua venticinquennale esperienza di  “inviato speciale”.

 Quando quest’inverno, tra i soci del circolo, discutevamo su quali libri-autori inserire nei nostri cicli di conferenze, citai la mia ultima lettura, il volume edito alcuni mesi prima da Rizzoli, scritto appunto da Carlo Panella, dal titolo “IL LIBRO NERO DEI REGIMI ISLAMICI – 1914/2006  OPPRESSIONE, FONDAMENTALISMO, TERRORE”.  Una citazione entusiastica, quella mia, per i contenuti che vi avevo trovato, per la linearità cronologica e geografica con cui le vicende storiche di quell’area venivano raccontate; con uno stile semplice e diretto, senza orpelli retorici, com’è nelle caratteristiche dei grandi giornalisti anche quando fanno gli scrittori;  e soprattutto senza condire l’esposizione dei fatti trattati e dei profili biografici dei protagonisti, con eccessi di commenti strettamente personali o con considerazioni ideologiche, bensì ricercando sempre l’obiettività.    Mai, però, avrei pensato che questa mia citazione potesse trovare attuazione, ed invece se ne è subito appassionata anche la collega di circolo Rosj Domini,  la quale, in veste di Assessore Municipale, l’anno scorso aveva coordinato una visita a Buja dell’Addetto Culturale dell’Ambasciata d’Israele in Italia,  a seguito della quale è sorto un rapporto di amicizia tra il nostro Circolo e l’Associazione Italia-Israele friulana; la dottoressa Domini, che perciò devo ringraziare, ha quindi ritessuto le fila di quei rapporti e mediante le conoscenze di tali associazioni udinesi  si è riusciti a concretizzare l’opportunità di avere questo illustre ospite, il dott. Carlo Panella.   …e sono certo con grande soddisfazione di tutti. 

 La serata di stasera prende spunto dagli ultimi due libri scritti da Carlo Panella, quindi quest’iniziativa è assolutamente pertinente con le finalità del circolo culturale, ma altrettanto forte è stata in noi la motivazione che definirei  socio-culturale, di offrire un’occasione di formazione culturale su un tema ritenuto importante. 

Infatti, il tema dei rapporti Europa-Medioriente è di pregnante attualità;   sia direttamente, per le dolorose vicende terroristiche successe questi anni nelle nostre città o per le iniziative militari di pace che i contingenti dei paesi europei svolgono in quelle insanguinate terre;  sia pure indirettamente, per le conseguenze politiche, economiche, umanitarie e delle alleanze  che i contrasti e i conflitti interni a quell’area comunque inducono su tutto l’Occidente.

Ma cosa conosciamo del Medioriente?   Quanto ne sappiamo veramente della sua storia e di quelle realtà?    In base a quali conoscenze giudichiamo le posizioni e le contrapposizioni delle varie fazioni o stati mediorientali?  Le nostre opinioni sulle scelte fatte della nostra classe politica riguardo a quell’area si fondano su conoscenze autonome ed obiettive o sono conseguenza di prevenzione ideologica o di schieramento di appartenenza?

A dar risposta questi interrogativi, a colmare questi deficit di conoscenza e culturali è finalizzata l’iniziativa del nostro circolo stasera, non certo a guidarvi verso scelte politiche o a giudizi storici, che invece saranno responsabilità di ognuno, sulla scorta del proprio bagaglio di conoscenze, raccolte anche in questa occasione e grazie alla relazione del nostro qualificato relatore.

 Da tanti anni sono un appassionato di politica, e la seguo e ne leggo molto, credendo di capirne abbastanza…   ma quando ho cominciato a leggere il libro di Carlo Panella mi son reso conto che su questo argomento praticamente non ne sapevo nulla; …che le mie convinzioni non si reggevano che su qualche flash pseudo-storico tra un sostanziale vasto buio culturale;  …che mi ero fidato di considerazioni di parte, e spesso di parti ignoranti.    Non credo, però, di essere in uno stadio di non-conoscenza molto diverso della maggior parte della gente, di voi.    Ho dovuto semplicemente convenire che effettivamente questa storia non la sappiamo, non ce l’hanno insegnata, che la scuola arriva a malapena alla prima guerra mondiale, poi o è politicamente indirizzata o è assente.     La paura di non essere politicamente corretti, ha fatto sì che nei programmi scolastici la storia recente dell’altra sponda del Mediterraneo, fosse  completamente evitata, nonostante l’importanza sostanziale e le onerose ricadute che ha sull’Europa e sull’Italia in particolare.

 Ma come facciamo a parlare delle vicende mediorientali se non le conosciamo se non superficialmente? A discutere degli stati arabi se, ad esempio, neanche sappiamo che non hanno che alcuni decenni di vita, e sono perlopiù frutto di colpi di mano tribali o di accordi oligarchici?  Nell’immaginario collettivo passa l’idea che lo Stato d’Israele è il frutto di una concessione o imposizione occidentale in mezzo a stati sovrani; ma ben pochi sanno che invece tutta la suddivisione statuale mediorientale è conseguenza degli equilibri e degli indirizzi politici delle potenze europee, inglesi in particolare.   E poi abbiamo chiaro di quale tipo di sovranità?  Quella dell’Arabia Saudita? Un’eclatante esempio… lo leggo dal libro di Panella: quello stato è nato attorno alla metà degli anni venti del secolo scorso, a seguito dell’intraprendenza politica, ma anche sanguinaria e soprattutto “familiare” di tal Abdulaziz ibn Saud, un capotribù di basso rango nelle gerarchie religiose;  “intraprendenza familiare”  nel senso che, pur non violando il precetto coranico che vieta di avere più di 4 spose contemporaneamente, riuscì ad accumularne ben 103, con una sessantina di figli maschi,  riunendo così attorno a sé quasi tutte le tribù e clan della penisola arabica.  Ancor oggi la sola istituzione politica dello stato Saudita è la famiglia reale, mentre la corte, caso unico al mondo, è anche proprietaria del regno, nelle sue piene disponibilità.  Le istituzioni sono la proiezione amministrativa della corte, le aree di potere e di influenza sono spartite tramite accordi privati tra i vari principi, così come è regolata da accordi tra privati la successione dinastica, per altro con termini e clausole assolutamente segrete.   

Con questo esempio non intendo esprimere giudizi di merito, dirvi quel che sia bene o male, democratico o liberticida; intendo solo farvi risaltare le diversità tra quello stato e i nostri, tra ciò che  quelle realtà effettivamente sono  invece di ciò che si immagina siano.  Vorrei che ognuno si rendesse conto del rischio che subiamo nel rimanere superficiali: di lasciarci cullare dall’onda conformistica dei grandi interessi petroliferi e bancari, se non addirittura di quelli dei venditori di yacht o di fuoriserie o di gioielli,  riducendoci così a classificare impropriamente amici e simpatici taluni paesi,  e per contro a rimanere indifferenti quando vediamo bruciare le bandiere di altri Stati,  magari di quelli che ce l’hanno con una stella a sei punte, e ritenuta da taluni infami meno degna di rispetto di quelle con la stella a cinque punte, che invece possono tranquillamente sfilare per le piazze italiane.

Tutti noi conosciamo la definizione di “terra martoriata” riguardo al Medioriente, ma quanti sanno che le violenze sono perlopiù di carattere fratricida: che in questi ultimi quattro decenni ci sono stati circa un milione di arabi morti per mano di altri arabi? Quanti di noi sanno che il terrorismo in Iraq uccide 9 mussulmani per ogni cristiano-occidentale?   Chi ci ha mai insegnato che pressoché la totalità delle nascenti realtà nazionali arabe erano alleate del nazismo?   Di questi interrogativi, di queste mie, ma penso anche nostre, lacune storico-culturali, la lettura del libro di Carlo Panella ne fa emergere numerosi.

 Un altro tema di assoluta attualità è l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea; ecco, anche su questa questione potremmo esprimerne una valutazione ponderata solo con una conoscenza storica.    Infatti, ben pochi di noi sanno di com’era strutturato l’Impero Ottomano, che ha rappresentato il mondo islamico fino alla conclusione della prima guerra mondiale; con le varie etnie arabe succubi e soggiogate ai turchi.  Né conosciamo lo spessore della rivoluzione modernizzatrice che ha attraversato la Turchia dopo la sconfitta in tale conflitto mondiale: il suo nuovo leader Kemal Ataturk,  il 3 marzo 19 24  attuò un passaggio istituzionale di portata storica, drastico e straordinariamente radicale; abrogò il Califfato islamico, l’istituzione che per secoli aveva guidato le nazioni islamiche, dando il via all’emancipazione della Turchia,   anche se nel contempo spalancò  il campo alle dispute per il potere alle più disparate altre fazioni dei popoli arabi.

La Turchia, ad evitare un ritorno di un sistema teocratico con il dominio della sharia , la legge dell’Islam, ha già nella propria Costituzione chiaramente precisata la laicità delle proprie istituzioni statali, indicandone nei militari i garanti; questo ad occhi occidentali può apparire un inaccettabile condizionamento, ma nella realtà islamica…?    In questi ultimi anni in Turchia si assiste ad un “risveglio” del peso religioso nella vita politica, con una pericolosa saldatura tra nazionalismo di destra e fondamentalismo islamico, che ha provocato anche recentemente l’assassinio di diversi cristiani, quasi a seguire una precisa strategia (con regia sopranazionale? è un interrogativo da porsi…)  che porti ad allontanare quel Paese dall’Europa per riportarlo a regime religioso.    Allora è giusto per l’Europa emarginarlo?  È giusto chiedergli l’attuazione di regole democratiche identiche alle nostre  oppure garanzie di laicità nei confronti di una religione che quando raggiunge il potere diventa regime?   Certo è una tematica delicata, che le cancellerie dovrebbero affrontare con prudenza, di certo non con l’arroganza di quanti vorrebbero censurare la Chiesa cattolica, che pur da secoli non ha mire temporali, negandole il diritto stesso a parlare dei propri principi religiosi e valori morali, seppur con ricadute politiche?

 Concludendo, possiamo tutti convenire che la conoscenza e la crescita culturale sono indispensabili affinché un popolo possa essere protagonista della propria essenza e del proprio futuro. Questo ragionamento rimane valido anche nell’ambito limitato della nostra comunità, che è un granellino nel vasto e variegato panorama europeo, nell’articolata composizione della nostra civiltà:  senza la riscoperta delle proprie radici e dei propri valori giudaico-cristiani (anche a seguito di un sereno ma serio confronto con gli altri)  forse la società europea-occidentale sta andando alla deriva.   Ecco, anche grazie all’apporto culturale e di conoscenze come quelle che ci fornirà lei stasera, dott. Panella, noi speriamo di essere sì granelli, ma di senape, che pur minuscoli poi sanno dare frutti importanti, e contribuire a che nella definizione di “occidente che forse sta andando alla deriva”, soprattutto per i nostri figli, si prospetti un “forse” sempre più marcato e un “deriva” che vada scolorendosi, per un futuro dell’Occidente, di rinnovata libertà e vera prosperità.