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Il gioco della "Pilote"

a  Gemona

di Maria Copetti

 

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Solitamente nei dizionari di lingua friulana o in altri testi, che espongono usi e costumi o tradizioni ludiche della Regione Friuli – Venezia Giulia, alla voce “Pilote” si può leggere:

“… Il gioco della Pilote era conosciuto in tutta la Regione (a Cividale e San Vito, in particolare, come ricorda Valentino Ostermann, illustre studioso gemonese di tradizioni friulane), ma in modo particolare era famoso a Gemona del Friuli, dove, a differenza delle altre zone, non si usava il paletòn, una sorte di racchetta di legno (rendendo così il gioco più affine alla Pelota basca), ma si giocava a mani nude… Il gioco si svolgeva all’aperto e consisteva nel lanciare e rilanciare la palla ad opera di due squadre contrapposte, chiamate tradizionalmente gjambars e côcis: una squadra da battuta e una di rimessa…”. Viene poi di seguito illustrato il regolamento del gioco, alquanto lungo e articolato. Per comprenderlo del tutto nella sua complessità è molto più divertente assistere alle partite, lasciandosi coinvolgere dall’esuberante voglia di vincere delle squadre, che, spesso, sfocia in accese contestazioni. Perché, sì, la Pilote è un gioco, che si gioca tutt’oggi a Gemona! Attualmente l’organizzazione del Torneo della Pilote tra le borgate gemonesi (vedi foto n°6), che si svolge da giugno ad agosto, è affidata al Comitato Borgate del Centro Storico, costituito nel 1996 con la primaria intenzione di recuperare le antiche tradizioni del Centro Storico di Gemona.  

Purtroppo alcun cenno viene mai fatto sulle origini, su come, quando e perché i gemonesi abbiano iniziato a giocare alla Pilote. In una nota del Dizionario dei giochi popolari in Friuli si suppone che, dall’uso di frasi e termini veneti, che per regolamento i giocatori usano durante le partite, la Pilote sia stata introdotta in Friuli nel periodo della dominazione veneziana (1420 – 1797).

Una testimonianza scritta risale al 1/6/1905. Si tratta di un documento redatto dall’allora Arciprete di Gemona Giacomo Sclisizzo e inviato al Reverendissimo Don Francesco Castellani, nativo di Gemona, nel giorno (4/6/1905), in cui prendeva possesso della Parrocchia di Pradamano, perché “… le poche notizie gli rammentino spesso il luogo natio…”. Il documento consiste in una ricerca, condotta da Don Valentino Baldissera, sulla storia del Borgo del Ponte e della Chiesa di S. Rocco. Proprio tra le prime righe introduttive si legge:

“… intorno ad essa (n.d.a. Chiesa di S. Rocco) s’agita tutta una vita di borghesi e d’artigiani, con osterie, botteghe, officine, negozi, esercizi e anche con usi propri, come quello del gioco della Pilotta il giorno della sagra (16 agosto), la quale è festeggiata altresì con luminarie e musiche e i confini del borgo vengono distinti e segnati con archi trionfali di frasche e palloncini…”.

Per caso ho scoperto, che il gioco della Pilote è stato “esportato” dagli emigranti friulani in terra di Romania alla fine dell’’800 e che in qualche località si gioca ancora, come afferma l’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti – Pordenonesi nel Mondo in una lettera datata 9/2/2001, indirizzata al Comitato Borgate del Centro Storico. Le mie ricerche stanno ora proseguendo in questa direzione.

Anche il TG3 – RAI Regione Friuli – Venezia Giulia si è interessato alla Pilote con un servizio mandato in onda il 13/08/2000. 

Fino al 1976 il campo da gioco della Pilote era in Via XX Settembre, nel tratto compreso tra Piazza del Ponte e il Bar Pasticceria Cisotto. Risulta che negli anni ’20 si fosse fatto il tentativo di spostare il campo prima in Via S. Giovanni e poi in Piazza del Ferro per problemi di “traffico”, ma non c’erano le condizioni ottimali richieste dal gioco, quindi si tornò in Via XX Settembre.

Con la ricostruzione post-terremoto è stata modificata la “fisionomia” della strada ed è stato necessario di conseguenza spostare il campo di gioco in Via della Cella (vedi foto n°2), appositamente delimitato da righe di porfido bianco (vedi foto n°1). In passato le delimitazioni del campo venivano fatte tracciando con il gesso le righe sull’asfalto.

Il campo è diviso in tre parti:

·  Il campo di battuta (a nord), lungo 5 m circa, all’interno del quale deve trovarsi il giocatore che effettua la battuta;

·  Il campo di rimessa (a sud), lungo 7 m circa, nel quale deve trovarsi tutta la squadra della rimessa fino alla completa esecuzione della battuta;

·  Il campo di gioco (al centro), lungo 20 m circa, dove si svolge il gioco dopo la regolare effettuazione della battuta.

Dopo la regolare esecuzione della battuta le squadre non hanno limiti di movimento all’interno ed all’esterno del campo. 

La Pilote era inizialmente costituita da una vescica di pecora o di altro animale, gonfiata d’aria, avvolta in un panno e poi fortemente legata in giro con spago e resa a forma sferica: così viene riportato sul vocabolario di lingua friulana del Pirona.

Successivamente la Pilote, dal diametro di circa 6-8 cm, è stata sostituita con una palla formata da due o tre pezzi di pelle morbida o cuoio, cuciti fra loro ed imbottita di crine di cavallo molto pressata o di materiale analogo (vedi foto n°7). Fino al 1945 le palle venivano rese più pesanti immergendole nell’olio. Tale usanza è stata abbandonata dopo la Guerra. 

Le due squadre sono formate da un minimo di tre ad un massimo di cinque giocatori. Un tempo il giocatore di Pilote indossava una vera e propria divisa: calzava i stafés, vestiva con pantaloni lunghi e camicia con maniche rimboccate, il gilè con i taschini con la cerniera lampo per tenervi i minûs, necessari per pagare poi da bere in caso di sconfitta. Tale tradizione si è perpetuata e, infatti, ancora oggi a fine partita la squadra perdente paga da bere alla squadra vincitrice e all’arbitro presso il Bar-Trattoria da Treu.

Oggi la divisa da gioco è stata sostituita da un abbigliamento sportivo, il più delle volte costituito da T-shirt, pantaloncini corti e scarpe da ginnastica. Alcuni anni fa il Comitato aveva preso contatti con una sartoria per commissionare una divisa, che ricorda vagamente un costume medievale, uguale per ogni giocatore; un modo per rendere ancora più pittoresca la gara. 

Molto importante è la figura dell’arbitro. Solitamente questo ruolo viene affidato ad una persona “anziana”, che abbia giocato a Pilote in passato. L’ultimo arbitro, fino all’anno prima del terremoto, fu Aristide Vale. In questi ultimi anni, invece, hanno arbitrato Rinaldo Turchetti e Franco Tuti; entrambi hanno giocato nella squadra del gjambar, nell’ultima partita, agosto 1975, prima che i terremoti del ’76 non imponessero un’interruzione obbligata di questo tradizionale gioco.

Il suo giudizio è inappellabile e incontestabile; si fa per dire, visto che sono proprio le contestazioni a dare un’ulteriore nota di folclore al gioco (vedi foto n°4)!

In passato l’arbitro doveva portare una camicia con le maniche rimboccate, un gilè con taschini per tenere il gesso con il quale segnava i punti sulla lavagna. Inoltre, non doveva portare il cappello per non intralciare il gioco. Dopo il 1950 la lavagna è stata sostituita con una tabella in legno verniciata in marrone con dipinti il gambero e la zucca, simboli delle due squadre (vedi foto n°9). Anche la ragione, per cui sono stati scelti il gjambar e la côce per rappresentare le squadre, non viene riportata su alcun testo. Azzardo una supposizione: i colori dello stemma di Gemona sono il giallo-oro e il rosso, quindi…

All’inizio di ogni incontro l’arbitro richiama i giocatori all’ordine con la frase “a tutto bon, siori, a giochi cinque”; dopo aver effettuato il sorteggio del campo, facendo giocare un punto secco a morra i due capitani delle squadre, dà l’avvio al gioco con la parola “bala”, ripetuta dal battitore (vedi foto n°3), al quale un giocatore della rimessa risponde “daga” o “vegna”. A battuta effettuata sono formalmente iniziati i giochi. 

Successivamente ad una battuta regolare, un giocatore della squadra della rimessa deve colpire a sua volta la Pilote con la mano nuda o con qualunque parte del corpo scoperta, rinviandola verso il campo della battuta o il campo di gioco. I giocatori della squadra del battere la rinvieranno verso il campo di rimessa e così via finché la Pilote non rimbalzi a terra per due volte consecutivamente o non venga commesso un fallo da una delle due squadre.

Ad ogni punto acquisito su azione o derivante da un fallo commesso dall’altra squadra viene assegnato un punteggio di tipo tennistico: niente, 15, 30, 40 e giochi. Si parte dal punteggio di “niente per omo”, dichiarato dall’arbitro prima di iniziare il gioco. La squadra che vince per prima cinque giochi si aggiudica la “dama”; la partita si gioca al meglio di tre “dame” per le partite del torneo, al meglio di cinque per la finale del torneo stesso.

Se, dopo le battuta e il successivo rilancio della rimessa, la Pilote si ferma spontaneamente o viene fermata da un giocatore dopo il secondo rimbalzo a terra, l’arbitro posiziona una frasca (un tempo tralci di vite, “cjacis”) all’altezza del punto in cui si è fermata la Pilote (vedi foto n°5). Nel momento in cui viene posizionata una seconda frasca, le due squadre invertono campi e ruoli, iniziando una nuova azione, nella quale il campo non è più diviso in tre parti, ma in due parti all’altezza della prima frasca, che verrà tolta non appena sarà assegnato un punto. Il gioco procede con le stesse modalità anche per la seconda frasca. 

Insomma, la Pilote è un gioco complesso con tutta una serie di regole e di falli, soprattutto a seconda di dove va a finire la palla (muri delle case, grondaie, imposte, terrazze, ecc…) o se va a colpire gli abiti di un giocatore, in questo caso il fallo è denominato “peciòt”. Come ho già avuto modo di suggerire è consigliabile assistere di persona alle partite.

Oggi le squadre sono formate da giovanissimi, che giocano con vera passione, segno che questa antica tradizione, che si perde nella storia delle invasioni in Friuli, continuerà a vivere con sempre nuova linfa.

 

BIBLIOGRAFIA

-  AL REVERENDISSIMO  D. FRANCESCO CASTELLANI – Arc. Giacomo Sclisizzo – Gemona Tipografia Luigi Bonanni 4 Giugno 1905.

-  IL GIOCO DELLA PILOTE – di Marco Sabidussi – Società Filologica Friulana Udine 1978.

-  GIOCHI TRADIZIONALI DEL FRIULI – Edizioni La Libreria di Demetra - Colognola ai Colli (VR) 1^ edizione Maggio 1996.

-  DIZIONARIO DI … PAROLE DIMENTICATE DA RICORDARE IN FRIULANO – VOCABOLI, CURIOSITA’, STORIA E FOLCLORE – di Adriano Del Fabro – Edizioni La Libreria di Demetra - Colognola ai Colli (VR) 1^ edizione Febbraio 1998.

-  DIZIONARIO DEI GIOCHI POPOLARI IN FRIULI – di Diego Lavaroni e Daniela Sciarrini – Edizioni Kappa Vu Udine 1999.

-  REGOLAMENTO DEL GIOCO DELLA PILOTE – Comitato Borgate del Centro Storico – Gemona del Friuli - aggiornato all’11 Giugno 2002.