"Alpini di Buja nel 75° di fondazione del Gruppo A.N.A." di Sergio Burigotto | |
"L'idea di costituire una Sezione fra gli alpini in congedo anche a Buja venne lanciata nella estate del 1925. Infatti già alcuni centri del Friuli avevano costituito forti raggruppamenti, dove si teneva alto "lo spirito di corpo", cioè la fratellanza schietta, la sincerità cameratesca che si erano sviluppate e cementate nella trincea e nella caserma.... ...Forse nessun altro paese del Friuli aveva tanti titoli quanti ne aveva Buja per costituire una Sezione di alpini in congedo. Buja infatti è eminentemente un paese di alpini!" Comincia così la cronaca, divenuta storia, del come e del perché anche Buja, "nella estate del 1925", ebbe la sua Associazione di Alpini in congedo. La penna che annota i primi passi del nuovo sodalizio è quella rigorosa ed appassionata di Pietro Menis: rigorosa per la precisione degli appunti, delle citazioni e dei riferimenti da storico, quale egli era soprattutto quando si trattava di affidare alla memoria delle carte gli eventi della sua amata Buja; appassionata perché egli stesso aveva prestato servizio nel Corpo degli alpini in armi e, in quell'estate del 1925, aveva partecipato in prima persona alla costituzione ufficiale della sezione di quelli in congedo, diventandone segretario a fianco del primo presidente Nello Marangoni. In 15 pagine corredate di fotografie e note bibliografiche, Pietro Menis ripercorre la vita dell'associazione dalle origini fino al 1975, anno in cui l'opera gli fu commissionata dal Gruppo ANA di Buja, sotto la presidenza del compianto cav. Tarcisio Molinaro, per celebrare il 50° di fondazione. Allo scritto di Menis è dunque necessario fare riferimento per conoscere i primi cinquant'anni di vita di questa struttura associativa, della quale è opportuno ricordare, per completezza di informazione, che inizialmente si chiamava "Sezione" ed oggi va sotto il nome di "Gruppo", componente, insieme ad altri 120 sparsi nella provincia, della Sezione di Udine. "Alpini di Buja." - questo è il titolo del volumetto stampato nel gennaio del '75 presso la tipografia Doretti di Udine - parte da lontano. "Fin dalla fondazione del corpo degli Alpini, nel 1871, si ha memoria che alcuni bujesi militassero nei battaglioni della specialità", ricorda quasi a sottolineare che una radice tanto profonda ben giustifica la crescita del gruppo fino al raggiungimento del traguardo, allora, di 50 anni di vita. on dimentica, a proposito di radici dei valori alpini, di rilevare nomi e fatti di bujesi che, nelle guerre in Libia prima e nella grande guerra poi, hanno onorato con il loro coraggio ed il loro sacrificio, anche della vita, il corpo delle Penne nere. Nei primi due capitoli, titolati "Buja alpina" e "Nella guerra 1915-1918", vengono così ricordati rispettivamente le gesta del battaglione Tolmezzo nelle sabbie del deserto libico, quindi i 246 Caduti del Comune di Buja, con le "ottanta Penne Nere, alpini di tanti Battaglioni operanti dallo Stelvio al mare durante quella micidiale guerra" e, in entrambi i periodi, le alte onorificenze conferite ad alpini bujesi per il loro coraggio. Le pagine successive appartengono poi completamente alla storia dell'associazione. Vi si ritrova la cronaca del 1925 con le proposte di fondazione del gruppo ad opera del farmacista Nello Marangoni, le "entusiastiche adesioni" dei primi iscritti, le assemblee che diedero alla sezione le prime cariche sociali ed un nome (fu dedicata al Caduto Tenente Bepi Marangoni, del 1° reggimento alpini); vi si trovano nomi che avrebbero fatto poi la storia di Buja, come Pietro Giampaoli "scultore rinomato", lo stesso Pietro Menis, Renato Barnaba "alpino fotografo", Domenico Ragagnin "vecchio alpino", Nino Barnaba "capitano alpino" e tanti altri. Vi si rievocano i momenti solenni e commoventi dell'inaugurazione della sezione con il primo gagliardetto, donato dalle donne di Buja e tenuto a battesimo dalle madrine signora Urli e Laura Marangoni, madri di alpini caduti. Con precise citazioni delle fonti giornalistiche dell'epoca (anni '25- '30) ed in particolare de "La Patria del Friuli" e "L'alpino", si ripercorrono i tempi delle prime iniziative commemorative, dei nuovi associati e delle adunate nazionali, spesso costellate di vivaci e piacevoli aneddoti in cui brillano la semplicità e l'arguzia dei protagonisti, insieme alla profondità del loro attaccamento ai valori che l'essere alpini chiede di condividere. Non si nascondono le difficoltà: momenti in cui (il riferimento è agli anni '30) "anche la nostra sezione conobbe gli alti e i bassi che accompagnano fatalmente le cose umane" e la ferrea volontà di sopravvivere, anche quando "il numero dei soci era ridotto al lumicino", con momenti d'incontro, iniziative e cerimonie in cui si ritrovavano i gruppi e le sezioni di tutto l'alto Friuli, ma anche del Veneto e "altre ancora che ci sfuggono". Ma è nel grande capitolo della seconda guerra mondiale che Menis spende le sue pagine più vive, ricordando le tragedie dell'affondamento del Galilea e della ritirata di Russia, che avrebbero avuto come vittime rispettivamente cinque e quarantadue alpini bujesi e come testimoni quei personaggi che tante volte avremmo più tardi incontrato nelle pagine della memoria scritta, come Luciano Papinutto o Angjelin di Mont, e nella vita quotidiana del paese. Il 25° di fondazione (1950) avvenne sotto la guida di Mario Cassetti, succeduto come presidente del Gruppo di Buja ad Ascanio Papinutti, tragicamente scomparso nel campo nazista di Buchenwald. Scrive Menis che la celebrazione dell'anniversario avvenne nel clima di "affannosa ricerca di valori e di strutture sociali nuove" che caratterizzò gli anni successivi al "cataclisma che aveva agitato e sconvolto il mondo alle fondamenta". Ma certamente per gli alpini, cresciuti nella certezza di valori di impegno e di sacrificio che non sottostavano alle ragioni delle varie fortune politiche, non fu difficile trovare nuovi motivi di aggregazione, a volte fondati sull'emozione dei ricordi, a volte ispirati dall'ostinato ottimismo che nonostante tutto teneva viva la speranza di un futuro migliore, all'indomani della tragedia in cui il genere umano sembrava avere toccato il fondo. Forse proprio in quel clima, in quella consapevolezza amara di quanto l'uomo può uscire sconfitto, anche se vincitore sul campo, quando lo scatenarsi dell'odio diventa universale, trovarono terreno fertile i semi della solidarietà sociale e civile che, superando i confini familiari dei legami di corpo, avrebbero ispirato l'attività dell'ANA in anni più recenti. Le ripetute cerimonie commemorative del sacrificio di Nicolajewka (particolarmente solenne quella del 1973, a 30 anni di distanza, presso la casa della Gioventù) ed i grandi momenti di incontro nelle adunate maturavano lentamente negli alpini di tutta Italia ed anche in quelli di Buja una nuova sensibilità da affiancare al ricordo ed alla celebrazione del passato: una sensibilità per combattere le guerre di tutti i giorni che sono il disagio sociale, la povertà, l'impoverimento dei valori e degli ideali che hanno dato dignità alla Patria. "Mentre il Gruppo bujese Alpini in congedo entrava nel suo cinquantesimo anno dalla fondazione, a Udine il 5 maggio 1974, aveva luogo la 47a adunata nazionale dell'Associazione. Duecentomila alpini, ... reduci dalle cento battaglie sui monti leggendari del primo conflitto mondiale, dalle giogaie sconosciute della Grecia, dalle distese senza orizzonti della Russia e quelli che, in comunione ininterrotta di fraternità, sono cresciuti come continuatori di una tradizione che non ha la guerra come motivo di così profonda spiritualità ma é la coscienza di una scoperta che ha nome e sostanza nella solidarietà, nel servizio senza contropartite, nella generosità senza domanda di ricompense... per cinque ore consecutive hanno sfilato per le strade di Udine... La sezione di Buja, forte di 412 iscritti, partecipava con tutti i soci presenti in paese, con altri venuti dall'estero e con la banda cittadina". Con il 1974, anno dell'adunata di Udine, si concludono le pagine di Pietro Menis. Nella sua cronaca, vissuta di persona, sono presenti i segni dei tempi nuovi che aspettano la vita del gruppo: una vita vissuta a fianco delle altri associazioni del paese per far crescere insieme la comunità. Pochi anni più tardi, nel 79, Menis sarebbe "andato avanti", a raggiungere gli Alpini di tutti i tempi che avevano già lasciato questa terra. La prova del fuoco per questi orientamenti dell'ANA sarebbe venuta di lì a poco, nel 1976, con la tragedia del terremoto. È cronaca più volte ricordata, ed in mille occasioni, quella dei giorni in cui i "fradis" di Trento, Bolzano e Verona accorsero in mezzo al dolore delle nostre famiglie e, unendosi alle nostre forze ad ai nostri sacrifici, allestirono a Sottocostoia il campo ANA n° 3 per costruire le 33 casette in muratura in cui trovarono rifugio le prime famiglie colpite. Ed è cronaca cara al Gruppo di Buja l'inaugurazione della sede ANA proprio nella casetta n° 33, che affidava agli alpini una "casa" nella quale doveva simbolicamente prendere vita, sotto la sicurezza di un nuovo tetto, la certezza che rinascita ci sarebbe stata, perché gli alpini avrebbero fatto la loro parte per realizzarla. Da quel momento (1977) ad oggi, chiuso il libro di Menis che ha documentato i primi cinquant'anni della loro storia, gli Alpini di Buja affidano la memoria scritta della loro presenza e della loro attività ai verbali delle loro assemblee annuali. La festa dell'Epifania, scelta dal 1966 come giornata nella quale vecchie e giovani Penne nere si incontrano per fare il bilancio di un anno di lavoro, è diventata l'"Epifanía Alpina" cui partecipa tutta la comunità. È interessante, da uno sguardo a quei verbali, trarre alcune informazioni significative che commentano da sole quel "nuovo corso" dell'ANA auspicato in embrione fin dal primo dopoguerra. 1978, maggio-agosto: ricostruzione della chiesetta di Muris; 20 soci, 30 ore lavorative; novembre-dicembre: pavimentazione della chiesa prefabbricata di Santo Stefano; 1979, ottobre: organizzazione del "Trofeo di bocce Gallino". 1980 giugno: conferimento della cittadinanza onoraria agli alpini in congedo doti. Tito Nicolis e geometra Giancarlo Ligozzi di Verona, geom. Nilo Salvotti di Bolzano e perito Sergio Zanella di Trento, per il prezioso servizio prestato al paese in seguito al sisma del '76 ; 1981, gennaio-febbraio: partecipazione all'operazione "Solofra", in Irpinia, in aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto del dicembre precedente; 42 soci e 9 "amici degli alpini"; settembre-novembre: lavori di consolidamento e parziale ricostruzione del muro di cinta della Pieve di San Lorenzo in Monte; ottobre: dono della bandiera italiana alla scuola media "Enrico Ursella" di Buja.. 1982, giugno-agosto: partecipazione ai lavori di ricostruzione della chiesetta di Andreuzza. 1983, maggio: adunata nazionale ad Udine, con cerimonie di accoglienza degli ospiti e momenti commemorativi presso l'ex cantiere n° 3 di Sottocostoia. Date e impegni, dalla registrazione dei quali sono escluse tutte le iniziative, pur numerose, di carattere ricreativo ed escursionistico e le commemorazioni che segnano con ritualità obbligata il calendario degli Alpini di ieri e di oggi, testimoniano chiaramente che le grandi protagoniste che si stanno affermando nelle iniziative del gruppo sono la riconoscenza e la solidarietà, "valori che sembravano perduti e sono riemersi", come scriveva su "Alpin jo Mame" il sindaco Gino Molinaro nel salutare gli ospiti accorsi all'adunata di Udine. Gli anni successivi, il 1984, 1985 e 1986, sono anni di profondi mutamenti interni: il cav. Tarcisio Molinaro lascia la carica di Presidente dopo anni di presenza in mezzo a noi e solo due anni più tardi ci lascia per sempre. Al sottoscritto l'onere e la fatica, ma anche la grande soddisfazione, di condurre il gruppo nell'avventura di nuove iniziative. E ancora le sintetiche annotazioni dei verbali-parlano per dare la loro testimonianza forse un po' fredda, ma oggettiva: 1986, novembre: dono del Tricolore alle scuole elementari di Avilla e di Madonna; 1987, agosto: partecipazione ai soccorsi in favore degli alluvionati della Valtellina; 1988, sistemazione della sede definitiva in Monte e prima riunione del Consiglio direttivo nei locali della nuova sede; 1989, novembre: inaugurazione della sede di Monte; 1990, marzo: partecipazione ai lavori di sistemazione dell'area estema all'Abbazia di Corno di Rosazzo; novembre, Redipuglia e Cargnacco: partecipazione alle veglie per il Milite Ignoto caduto in terra di Russia; 1991, novembre: incontro con gli anziani della casa di riposo; 1992, luglio: partenza dei primi tre volontari che parteciperanno alla costruzione di una scuola materna a Rossosch, in Russia; luglio: ripristino del sentiero n° 604 dei Due Pizzi-settembre: partenza per Rossosch del 4° volontario bujese dicembre: sistemazione di un prefabbricato ad uso scolastico per i bambini del campo profughi di Ucka, in Croazia; 1993, febbraio-marzo: ripristino del parco della casa di riposo - centro anziani di Ursinins Piccolo, 500 ore lavorative; maggio: ripristino del Parco Pro Loco, in Monte; 600 ore lavorative 1994, novembre: primi due interventi di ripristino della Casa per bambini Down a Zovello; 1995, settembre: terzo intervento a Zovello; 1996, marzo-maggio: interventi di ripristino della Croce luminosa di Monte; marzo - aprile e agosto - settembre: ricostruzione della cappella di Tonzolano maggio: adunata nazionale ad Udine, con momenti di accoglienza degli ospiti, in particolare provenienti dalle sezioni venete ed altoatesine che operarono nel cantiere di Sottocostoia. Cerimonia di intitolazione di una via alla memoria di Franco Bertagnolli, presidente nazionale dell'ANA che guidò le operazioni di soccorso in Friuli dopo il terremoto; ottobre: 4° intervento a Zovello per la sistemazione della casa in favore dei bambini Down. 1997, marzo, aprile, giugno: 5°, 6° e 7° intervento a Zovello, con inaugurazione della Casa; maggio: gemellaggio con la sezione ANA del Venezuela; 1998, partecipazione di alcuni volontari alle operazioni di soccorso in favore dei terremotati di Nocera Umbra; dicembre: partecipazione all'organizzazione dei campionati regionali di ciclocross, a Zegliacco; 1999, gennaio: organizzazione di gare ciclistiche a Zegliacco, in collaborazione con l'Associazione Ciclistica Bujese; luglio: ripristino dell'area campeggi a Forni di Sopra; settembre: partecipazione all'iniziativa "Puliamo il mondo" per l'educazione ambientale degli alunni delle scuole elementari; ottobre: manifestazioni celebrative del 50° della ]ulia, con salita al Jôf di Miezegnot; novembre: partecipazione alla giornata del "banco alimentare". È un lungo elenco di cose fatte concretamente e testimoniate puntualmente, tra l'altro, anche dalla stampa locale come il "Messaggero Veneto" e da quella dell'associazione ("Alpin jo mame"!). Da questo elenco sono esclusi, per ragioni di spazio, tutti quegli appuntamenti che fanno storicamente parte della quotidianità alpina: adunate, commemorazioni e cerimonie celebrative, rapporti di collaborazione che rispondono alle necessità di enti e istituzioni, prime tra tutte la Protezione civile, le parrocchie e le altre associazioni del comune, ma anche le escursioni che rinsaldano i legami delle Penne nere con la montagna, le manifestazioni sportive nelle quali mettono alla prova la tenuta delle loro abilità fisiche (come non ricordare i piazzamenti ai primi posti nazionali del nostro Gianni Bortolotti nel tiro a segno, le corse in montagna e sugli sci o le più tranquille gare di bocce!) oppure le iniziative pensate per stare insieme, come le "veglie verdi" ed il semplice accogliere nella sede di Monte amici e simpatizzanti, davanti al tanto celebrato, e a volte a sproposito, bicchiere di vino. È chiaro, da questo elenco, che un crescendo di attività ha accompagnato la vita del Gruppo. I bambini, soprattutto quelli più sfortunati perché colpiti dalle tante forme di povertà e dalla malattia, ma anche i nostri, più fortunati bambini che hanno comunque bisogno di crescere sull'esempio di modelli positivi, sono diventati sempre più spesso gli interlocutori privilegiati delle iniziative del Gruppo. I bambini, come gli anziani e gli sventurati provati dalle calamità naturali, si sono confermati come i destinatari di un impegno che viene dal cuore perché memore dei momenti in cui la solidarietà, alpina e non, ha sollevato la nostra sofferenza di provati dalla sorte. Riconoscenza e solidarietà, dunque, vanno più che mai di pari passo sulla strada dei nostri programmi, oggi sostenuti da oltre 500 soci e numerosi "amici degli alpini". E se riconoscenza è anche non dimenticare, nei sentimenti degli Alpini di Buja ci sarà sempre un posto per coloro che, "andati avanti", aprono ogni anno le riflessioni dell'assemblea generale del 6 gennaio. Alpini, "amici" o semplici simpatizzanti, i loro nomi scandiscono gli anni della nostra storia e pesano sui nostri affetti man mano che i giorni della loro scomparsa si fanno più recenti. Il Presidente Tarcisio Molinaro, scomparso nel 1986, dott. Nicolis, che ci lasciò nel 1988, Angjelin di Mont, testimone fedele della tragedia di Russia, scomparso nel 1996 e il sindaco della ricostruzione, Gino Molinaro (1997), che ha condiviso col cuore, oltre che con gli atti amministrativi, la vita del nostro gruppo sono i nomi ai quali è necessario rendere omaggio nella consapevolezza di quanto hanno rappresentato per l'associazione. Questi nomi, insieme agli altri di ogni età, e spesso troppo giovani, che ci hanno lasciato consegnandoci il compito di continuare a lavorare per la crescita della Terra dei Padri, riempiono la nostra memoria di gratitudine per ogni loro impegno, ogni loro attenzione spesi in sintonia con i principi ed i valori che da 15 anni guidano la nostra Associazione. |