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Attività pastorale nell'emergenza a S. Stefano di Valerio Zamparo | ![]() |
Prima di stendere questo modesto articolo riguardante il terremoto e l'impegno pastorale svolto dai sacerdoti di S. Stefano di Buja dal 1976-1982, non posso non rendere omaggio alla grande figura di Mons. Angelo Cracina, con il quale condivisi sedici intensi anni di vita pastorale e di vita comunitaria. Mons. Angelo Cracina é stato e rimane una grande figura di sacerdote, di elevata integrità morale con due grandi virtù: L'onestà e la lealtà. Durante il terremoto é stato un punto di riferimento spirituale, morale e sociale per tutti i bujesi. Rimasto fedele alla sua Pieve e alla sua gente, anche quando fu invitato dall'Arcivescovo a trasferirsi a Lignano dopo le scosse del 15 settembre 1976, si é prodigato in tutti i modi per aiutare le famiglie in difficoltà e, per dare aiuto e speranza ai parrocchiani: disorientati e scoraggiati da un terremoto terribilmente disastroso. Perciò decise di creare i centri di culto per riunire la gente nella preghiera, nell'ascolto della parola di Dio e per celebrare l'eucarestia domenicale. Ha curato personalmente e particolarmente gli ammalati e gli anziani, ha ascoltato tante persone che venivano da Lui a chiedere consiglio ed esporre situazioni familiari difficili e ha saputo intervenire con saggezza aiutando tanta gente. Nella sua predicazione ha sempre proposto i valori del Vangelo, la carità, l'aiuto vicendevole, il perdono, esortando tutti, laici ed amministratori, a lavorare con onestà. Ha collaborato con tutti ed aiutato quelli che si trovavano maggiormente in difficoltà, senza sprechi e senza interessi personali. Se le sue prediche fossero state maggiormente ascoltate ed approfondite, certamente si potevano evitare certi errori nella ricostruzione di Buja. Noi sacerdoti di S. Stefano siamo stati testimoni di una straordinaria solidarietà da parte di tanta gente, giunta da tutte le parti d'Italia e dall'estero. Non c'é regione o città italiana o stato europeo che non abbia mandato i suoi inviati nelle terre terremotate del Friuli. Nei primi mesi, dopo il terremoto del 6 maggio 1976,le persone che arrivavano a S. Stefano e chiedevano di parlare con i sacerdoti si presentavano come una fila ininterrotta, di volontari, dalla mattina alla sera. Tutti arrivavano e ci dimostravano tanto rispetto e ci chiedevano notizie sulla situazione della gente e di che cosa avevamo bisogno, pronti a ripetere la loro visita. Portavano viveri e vestiario, nella palestra si erano accatastati centinaia di scatoloni pieni di vestiti (alcuni nuovi, ma altri usati) che venivano messi a disposizione delle persone inviate dal sindaco per il ritiro del materiale specifico come: letti, coperte, materassi, lenzuola, vestiario e viveri. Da Chiari di Brescia la Ditta Cappelletti ci ha consegnato oltre un centinaio di letti in ferro e duecento materassi "Permaflex" nuovi che sono stati distribuiti soprattutto nelle borgate di Arrio e di Ursinins Piccolo dove le case erano quasi tutte semidistrutte. Ci fu un medico di Reggio Emilia che arrivò, una settimana dopo il terremoto, portandoci perfino due galline vive, i tortellini di Reggio, fatti in casa, e tutto il necessario per la cucina e ci disse: "Questo é per voi sacerdoti che, in questo momento, svolgete un ruolo importantissimo nell'aiuto dei bisognosi della vostra gente: Io ritornerò presto a trovarvi e vi porterò di nuovo quello che vi ho offerto, oggi: so che ne avete bisogno". Per me quelle parole erano identiche a quelle del Vangelo nel racconto del buon samaritano. Quel medico, dott. Gino Moretti, ritornerà più volte a trovarci. In seguito porterà una roulotte per una famiglia che aveva estremo bisogno. In diverse occasioni inviò denaro destinato alle famiglie bisognose. Ho ricordato questo medico perché é stata una delle prime persone qualificate venute a trovarci dopo il terremoto, ma di esempi simili ne abbiamo avuti tanti. Noi sacerdoti raccoglievamo solo vestiario e generi alimentari. Quando una parrocchia, o un gruppo o un privato portava dei soldi per le famiglie bisognose, noi accompagnavamo direttamente quei benefattori nelle famiglie che ritenevamo in difficoltà, perché essi stessi potessero consegnare personalmente il denaro. Molte famiglie sono state aiutate con offerte straordinarie pervenute dalla generosità di tanti amici benefattori. Sono state proprio, queste visite, questi gesti di affetto e di amicizia a darci una mano per risorgere e sperare. Inoltre noi sacerdoti abbiamo dovuto svolgere una molteplicità di ruoli durante il terremoto per la vastità dei problemi e delle situazioni in cui ci eravamo trovati a vivere. Innanzitutto:
I° L'impegno pastorale: Assistenza agli anziani e ai malati. Immediatamente dopo il terremoto c'era da risolvere il problema degli anziani della Casa di Riposo, costretti a vivere, all'aperto e poi in tenda. Con la collaborazione delle suore e del Presidente furono trasferiti all'Ospedale di Bovolone (Verona), mentre per gli anziani e i malati che abitavano nelle famiglie si é cercato di collocarli nelle Case di Riposo della Provincia. Penso ci sia ancora qualcuno che ricorda quando partivo con il mio furgone blù carico di viveri, di vestiario e di medicine e facevo il giro di Buja, visitando le famiglie più in difficoltà, soprattutto, dove c'erano bambini, ragazzi e giovani. Era un modo nuovo di fare il prete attraverso l'assistenza. Ho mantenuto così il contatto con molta gente e con tanti ragazzi, con i quali sono ancora in stretto rapporto di amicizia. Quanti chilometri ho percorso per le strade di Buja, a tutte le ore, e sono contento di averlo fatto perché così sono rimasto coinvolto e a contatto con la vita dei nostri parrocchiani e con tutte le situazioni positive e negative che li riguardavano. Mentre Mons. Cracina, invece, aveva scelto l'assistenza agli anziani e ai malati che settimanalmente incontrava: arrivava ogni volta con la sua vecchia borsa nera colma di caramelle e di libri riguardanti la vita dei Santi; poi consegnava a ciascuno un sacchetto di caramelle e un libro da leggere.
Il' L'attività pastorale verso i giovani e i ragazzi. Si é continuato, per coinvolgere i ragazzi e i giovani, allora disorientati e che potevano facilmente rimanere coinvolti in situazioni a rischio, con l'organizzazione dei campeggi, come si faceva da anni. Prima a Forni di Sotto, poi a Piani di Luzza, Zovello e alla fine a Ligosullo. Esperienze importanti che aiutavano i ragazzi a stare insieme e a partecipare poi in parrocchia alle attività di gruppo ospitati presso la Scuola Materna di S. Stefano, perciò con l'aiuto prezioso, anche, delle suore. Abbiamo aderito all'iniziativa dell'avv. Bortolo Brogliato di Bertesina (Vicenza), che ospitò tredici ragazzi nella sua abitazione per un anno intero, a sue spese e anche a tutte quelle manifestazioni di indirizzo sportivo e folcloristico che la Polisportiva Juventina, di cui era presidente lo stesso avvocato, aveva organizzato a Buja e a Bertesina. Importante é stata poi l'iniziativa della Parrocchia di Marano Lagunare che, mediante il parroco don Elia Piu, creò, per tutto il periodo estivo, un soggiorno per i ragazzi delle elementari di tutta Buja. Molti giovani parteciparono ai campi scuola organizzati dagli studenti del Seminario fiorentino a Piani di Luzza e poi a Firenze. L'impegno pastorale a favore del settore giovanile ha contribuito a dare ai nostri ragazzi e giovani: speranza, fiducia, e tante ragioni per vivere; cose molto importanti a quell'età onde aver il coraggio d'impostare il proprio futuro su valori che sono fondamentali per l'esistenza degna di un uomo. Quante iniziative hanno saputo realizzare questi giovani: il canto nelle S. Messe, l'assistenza agli anziani: lavare loro la biancheria, stirare, pulire la casa ed altri preziosi servizi. Il merito va dato alle suore della Scuola Materna che predisponevano, con i giovani, il programma e le persone da aiutare. Un'altra iniziativa dei giovani: la pubblicazione di un opuscolo che presentava qualche articolo un po' critico, ma, se fosse rimasto in vita, sarebbe giovato alla crescita della comunità e alla salvaguardia di certi valori caratteristici e tradizionali dei Bujesi.
III' L'impegno: Sgombero di materiale riguardante: la canonica, il Duomo, le Chiese e ricostruzione delle opere Parrocchiali. Un impegno molto rischioso ed impegnativo fu quello di trasportare il materiale prezioso dell'archivio parrocchiale: libri, documenti antichi, mobilio, quadri ecc. dalla canonica allo scantinato della palestra. Ci hanno aiutato in questo lavoro molti giovani. Lo stesso lavoro é stato fatto per le cose più preziose del duomo: stalli del coro, via Crucis, statue, paramenti, arredi sacri. Tutto il materiale che era possibile trasportare, é stato collocato in un grande box in lamiera a fianco del duomo. Così per le chiese di S. Floreano e di Ursinins Grande. Per la chiesa matrice di Monte era intervenuta la commissione di arte sacra della diocesi, salvando tutto il patrimonio artistico e liturgico, alla presenza del signor Rino Calligaro di Monte che ottenne un documento inventario di tutto il materiale trasportato a Udine. Mons. Cracina provvide a collocare un prefabbricato a S. Stefano, a Ursinins Grande e a S. Floreano per la celebrazione della S. Messa domenicale, e affidò l'incarico per il ripristino di queste due ultime chiese (Ursinins Grande e San Floreano). Noi sacerdoti ci eravamo proposti, se fosse stato possibile, di ripristinare alcune opere parrocchiali con l'aiuto dei volontari e dei benefattori, senza ricorrere ai fondi regionali. Ciò, per un motivo ben preciso: non volevamo compromettere con le nostre richieste di fondi la costruzione delle case, di quelle appartenenti alle famiglie più povere e bisognose e degli edifici pubblici essenziali. Il nostro obiettivo era quello di ricorrere ai fondi della Regione per ripristinare il Duomo, che era di grande valore storico e affettivo per tutta la popolazione Bujese, per le altre chiese e per la costruzione della Canonica. Per quest'ultima non c'era immediata necessità dal momento che ci era stato donato dalla Caritas Austriaca (di Klagenfurt, di München, della Parrocchia di S. Ili e S. Egiden degli Sloveni della Carinzia) un prefabbricato collocato in fondo alla Casa della Gioventù. Ci siamo impegnati per il ripristino di tre grandi opere: la Scuola Materna di S. Stefano con i volontari di Villa D'Almè; la Casa della Gioventù con il contributo della ditta Tagliapini e amici di Brescia, della rivista Madre, tramite il sindaco di Buja, Gino Molinaro, collegio S. Pio X di Treviso e tanti altri benefattori. Così pure é stato fatto per il campanile di S. Stefano. Per quanto riguarda il Duomo, devo dire che noi sacerdoti abbiamo incontrato tante difficoltà presso gli uffici curiali e del Genio Civile di Udine. Si aveva l'impressione che non ci fosse la volontà di ripristinare il Duomo di S. Stefano, così com'era prima del terremoto. L'arch. Tondolo, a cui era stato dato l'incarico il 27 maggio 1977 di presentare il progetto, si é visto respingere il progetto stesso "per ben sei volte" quasi si volesse costringerlo a desistere da tale improba impresa. È stata la caparbietà dell'arch. Tondolo che non volle cedere davanti l'ennesimo rifiuto e ripresentò per la settima volta il progetto, rifatto, alla Commissione del Genio Civile di Udine, e la tenacia di Mons. Cracina che continuava a scrivere alle autorità della regione pretendendo il ripristino del Duomo, come unico monumento storico di Buja rimasto inalterato. Il principio del ripristino, contro il parere del Genio Civile fu accolto dalla Commissione Regionale di Trieste, pur con qualche osservazione, il 2 luglio 1982, pochi giorni prima della nostra partenza. Per la Casa Canonica, il progetto era stato approvato nel 1981 e l'appalto dei lavori affidato all'impresa Piemonte di Ursinins Grande nel mese di maggio 1982. A Distanza di vent'anni dal terremoto mi chiedo come abbiamo potuto realizzare tante cose, molte volte da soli, affrontando tanti ostacoli. Le realizzazioni più belle le abbiamo fatte con la solidarietà di tanti amici e di benefattori. Grazie a tutti per questo prezioso aiuto.
IV' L'impegno di carattere sociale: Coordinamento dei gruppi di volontari. Un ruolo importante svolto dai sacerdoti fu quello di coordinare i lavoro dei gruppi di volontari che arrivavano a Buja al fine di indirizzarli su impegni concreti e necessari alla popolazione e alle istituzioni. Così si poté affidare al gruppo di volontari di Villa D'Almè di Bergamo la ristrutturazione della Scuola materna di S. Stefano. Al gruppo alpini di Trento, il ripristino della casa della Gioventù: demolizione delle pareti pericolanti, la costruzione di una scala esterna in collegamento con il sottopalco ed altri lavori di sistemazione. Il gruppo del dott. Cavallini da Firenze fu indirizzato alla riparazione di alcune case (in modo provvisorio) al fine di renderle abitabili almeno durante il giorno, sgombero delle macerie nella zona di S. Stefano, Arrio e Sottocostoia. Il gruppo parrocchiale di S. Gaetano di Torino, che era venuto con il suo sacerdote don Beppi, lavorò a Ursinins Grande sistemando il prefabbricato in lamiera adibito a cappella con rivestimento nell'interno e intervenendo su tre abitazioni in modo quasi definitivo; realizzò poi altri lavori minori. Il gruppo Caritas di Firenze, pur avendo una sua autonomia e una presenza ben specifica, era costantemente in contatto con la parrocchia che segnalava casi di bisogno e di particolare necessità.
Concludendo: Sommersi in tutti questi problemi e preoccupazioni, noi sacerdoti, abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, non siamo arrivati dappertutto, né abbiamo risolto tutto. Forse poco: ma quello che posso dire é di esserci adoperati con tanto amore e generosità: nessun ostacolo, nessuna difficoltà ci ha fermati. Con questo scritto, non voglio essere considerato nè un eroe nè un santo.
Ho fatto il sacerdote e mi sento assolutamente tranquillo in coscienza. Posso dire che non ho nulla da rimproverarmi: sono rimasto fedele al mio sacerdozio e ai miei voti, davanti a Dio e alla Chiesa. Sono rimasto solidale a Mons. Cracina, anche nella partenza, benché non prevista, avvenuta il 9 luglio 1982, nel giorno dell'anniversario della morte di Mons. Urbani, anche se mi sono attirato sospetti, non meritati. Ringrazio innanzitutto il Signore che, nonostante avversità e pericoli, mi ha conservato in vita e mi ha dato la forza di superare tante difficoltà. Ringrazio pure tutte le persone di Buja che mi sono state vicine e mi hanno sorretto con la loro amicizia, il che mi ha permesso di fare qualcosa di buono per i bujesi e, in particolare, per tutti i giovani della parrocchia. |