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La scuola elementare 

tra l'emergenza 

e la solidarietà

di Ermes Taboga

 

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La scuola elementare tra l'emergenza e la solidarietà di Ermes Taboga L'improvviso, violento risveglio dell'Orcolàt sconvolse anche il mondo sereno e operoso della scuola. Come nelle fiabe classiche il crudele mostro fu inesorabile con i fanciulli: fu, infatti, subito chiaro che il terremoto non avrebbe riservato loro qualche giorno di vacanza imprevista e gradita, come in occasione di nevicate raramente eccezionali, né un'anticipata conclusione dell'anno scolastico.

I fatiscenti edifici scolastici di Madonna e di S. Floreano-Avilla riportarono gravissimi danni; gli altri, quelli di Treppo Grande e, soprattutto, di S. Stefano e di Artegna (che allora faceva parte del nostro Circolo Didattico) risultarono subito inagibili e non facilmente ricuperabili. Il monumentale edificio di S. Stefano che troneggiava inconfondibile sul colle Baldo divenne un gigantesco magazzino.

L'accesso all'ufficio della Direzione Didattica era stato letteralmente ostruito da montagne di generi vari ed il cortile della scuola era affollato da persone in ansiosa ricerca di tende che vi erano state concentrate. Ma soprattutto la struttura dirigente era in crisi: il sottoscritto, che, in assenza del direttore titolare, dott. Zanoni, svolgeva dal mese di gennaio la funzione di direttore didattico vicario cimentandosi esclusivamente con il protocollo e con circolari di routine, si sentiva totalmente incapace di riorganizzare l'ufficio, improvvisamente privato della necessaria collaborazione del Segretario Eddi Giacomini, assorbito totalmente dal suo ruolo di Sindaco; i giovani Organi Collegiali erano impreparati a gestire un'emergenza di quella portata.

E tuttavia fu proprio il Collegio Docenti, in una commovente seduta, svoltasi all'aperto nella settimana successiva ai tragici eventi che avevano seminato lutti anche tra gli scolari, ad affrontare coraggiosamente il gravissimo problema della scuola nella zona colpita dal sisma: qui non si poteva prendere atto della sospensione delle lezioni come nel resto della Regione: era necessario fornire un servizio qualificato e affidabile che consentisse alle famiglie di dedicarsi a una prima sistemazione, intrattenesse i ragazzi nel modo migliore per aiutarli a superare le emozioni vissute e creasse un punto di riferimento capace di infondere, nei limiti del possibile, serenità e fiducia.

Nacque la scuola nelle tende. In ogni tendopoli, una decina, gli insegnanti accoglievano i fanciulli, e li impegnavano in varie attività, che, formalizzate dalle delibere degli Organi Collegiali competenti, proseguirono fino a tutto giugno. Ma la terra continuava a tremare, i pericoli incombevano ovunque, i disagi di una sistemazione fin troppo precaria apparivano intollerabili per i fanciulli. Emersero i limiti di quella scelta.

Ma la solidarietà non si fece attendere. Non potremo mai dimenticare, anche se ci è quasi impossibile ricordarne tutti i volti e i nomi, le persone, le Associazioni, gli Enti che parteciparono con slancio a quella gara di generosità che tanto sollievo portò nelle nostre comunità, offrendo anzitutto soggiorni gratuiti in località al sicuro dalla furia sismica.

L'O.D.A. si offri di accogliere a Lignano i nostri fanciulli a gruppi di 70, assistiti da nostro personale, ma si preferì aderire alla proposta della Comunità di Marano Lagunare dove, a turni mensili, da giugno a settembre, furono ospitati molti fanciulli che goderono di un trattamento famigliare grazie al coinvolgimento delle famiglie che "adottarono" un bambino ciascuna e col supporto della Parrocchia, guidata da Don Elia Piu e Don Luigi Regeni, riproposero la generosa iniziativa nell'estate successiva.

In quell'occasione si distinsero per l'instancabile collaborazione i colleghi Eligio e Giuliana Piemonte, che fecero conoscere l'iniziativa, reclutarono i fanciulli, mantennero costantemente i contatti con i Maranesi, Fausta ed Elena Piemonte, Fiorella Bernardinis, Lorenzina Nicoloso, oltre ad alcuni genitori, che, soggiornando a turno a Marano, assistettero i fanciulli assicurando loro un indispensabile e rassicurante legame con il loro paese.

Si crearono allora meravigliosi rapporti di amicizia tra le famiglie maranesi e quelle buiesi che condivisero negli anni successivi tante tappe della vita dei loro figlioli. A testimonianza della loro gratitudine i genitori di Buja donarono una giostrina di metallo per il parco giochi della Parrocchia di Marano". Altri soggiorni furono offerti sull'altopiano di Asiago, a Borca di Cadore, sui laghi di Garda e di Lugano. Ad essi si aggiunsero quelli di Lignano, nelle colonie O.D.A., grazie all'assistenza del Patronato Scolastico che godeva di consistenti contributi inviati dal Ministero, da Enti, Associazioni, Scuole.

E sempre, alla generosità dei donatori si aggiunse la collaborazione degli insegnanti locali. Per quei fanciulli che non volevano o non potevano allontanarsi dai paesi, il Patronato Scolastico organizzò lo svolgimento nelle varie tendopoli di attività parascolastiche estive nel `76 e nel `77 che si proposero, fra l'altro, di evitare il disgregarsi del compromesso tessuto sociale. Le nuove, terribili scosse di settembre seminarono il panico tra la popolazione e si temette veramente che la nostra terra, diventata ostile, venisse abbandonata.

L'esodo ebbe però dimensioni contenute. Per gli sfollati a Lignano, grazie anche alla collaborazione di quella Direzione Didattica e di quella di Osoppo, vennero formate nella cittadina balneare delle classi che raccoglievano gli alunni secondo i luoghi di provenienza e furono assegnate, quando possibile, a nostri insegnanti sfollati. "All'avvicinarsi dell'autunno gli Organi Collegiali collaborarono con l'Amministrazione Comunale a risolvere il problema dell'avvio del nuovo anno scolastico.

Le lezioni ebbero inizio 1'8 novembre al Villaggio Brescia, dove due prefabbricati (uno dei quali donato dal "Giornale di Brescia) ospitarono gli alunni di Madonna e Avilla che si alternavano con quelli di S. Stefano nei doppi turni giornalieri. Mensilmente veniva scambiato anche l'ordine dei turni per evitare sperequazioni. In ottobre gli uffici della Direzione Didattica avevano finalmente trovato una confortevole sistemazione in un prefabbricato a Sottocolle che l'ins. Laura Nicoloso aveva gentilmente messo a disposizione dopo che lo stesso, donato da Susanna Agnelli per scopi sociali, aveva accolto durante l'estate i bambini del luogo.

Fino ad allora la Direzione Didattica era stata ospitata nell'angusto prefabbricato di lamiera che fungeva da chiosco sul campo sportivo di S. Stefano". Nei nuovi prefabbricati i fanciulli trovarono finalmente uno spazio per ritrovarsi e riprendere il loro lavoro. Qui essi continuarono a ricevere altre manifestazioni di affetto e di solidarietà grazie agli amici del Giornale di Brescia e di Bolzano, che vi fecero giungere rispettivamente i graditissimi ospiti S. Lucia e Babbo Natale, delle scuole di insegnamento di lingua italiana dell'Istria e di Fiume che inviarono tanti preziosi sussidi didattici (lavagne luminose, una lavagna sonora, ecc.), degli abitanti del Burgenland (A) che donarono indumenti invernali...

Qui rientrarono a primavera gli alunni sfollati a Lignano e via via quelli che si erano prudentemente allontanati da Buja. Le scuole beneficiarono anche di generosi contributi che giunsero da tantissime scuole e associazioni e permisero di sostituire il materiale perduto e di integrarlo.

Una citazione a parte meritano la Regione Lombardia che offri i prefabbricati che accolsero la nuova scuola materna statale di Avilla e quella non statale di Madonna, e il Governo degli Stati Uniti che finanziò la costruzione del moderno edificio scolastico del Capoluogo dove gli alunni fecero ritorno nell'80, mentre quelli di Avilla e Madonna avevano inaugurato nel `78 i nuovi edifici costruiti dalla Provincia e destinati ad accogliere gli utenti dei due bacini periferici. Così, grazie all'impegno e alla generosità di tantissime persone, oltre che alla solidarietà nazionale, Buja riebbe finalmente tre scuole, uguali nel funzionamento, a tempo pieno, capaci di soddisfare al meglio, come sottolinearono gli Organi Collegiali, le esigenze didattiche, psicologiche, culturali, sociali di un'utenza che contava oltre 450 obbligati, esigenze ancor oggi ritenute prioritarie rispetto al presunto, ma incerto, poco significativo risparmio che si otterrebbe sulle spese di manutenzione con il consolidamento in un unico edificio dei tre plessi scolastici.

Con il ritorno alla normalità si dimenticarono disagi e paure, non la straordinaria solidarietà.

E proprio per esprimere la loro gratitudine, per testimoniare la fecondità del seme gettato dai loro benefattori le scuole di Buja, sempre attente e sensibili ai problemi delle zone colpite da altre calamità, si sono impegnate da tempo ad assicurare il funzionamento della scuola nel campo dei profughi bosniaci a Uçka, presso Fiume, in Croazia.