L'amena "Società dei dieci" di Avilla di Gemma Minisini Monassi | |
Per più di cinquant'anni, far parte della "Società dei Dieci" di Avilla, è stato un modo semplice per ritrovarsi, per vivere sentimenti comuni, per sentirsi non soltanto "accanto" agli altri, ma "insieme" agli altri. Pochi, però, a Buja conoscono la storia di questo originale sodalizio. Un giorno di primavera del 1909 Doardo Tove (Edoardo Monassi) stava spillando il vino assieme a suo padre.
Guardando una bottiglia di Verduzzo, pensò che sarebbe stato molto bello poterla bere allegramente, in compagnia di amici, magari su di una collina... Per questo chiese al padre il permesso di tenerla tutta per sé, poi lanciò l'idea al vicino di casa Toni Grì (Antonio Calligaro) di organizzare insieme una gita-spuntino. "Visto che la collina di Susans aveva maggiori privilegi alle altre che ci circondano, con la bottiglia, mezzo salarne e un po' di formaggio, la terza domenica di marzo del 1910, all'una circa,io e Toni partimmo verso Schiratti, arrivando verso le due circa.
Mangiando discorremmo e, con la comodità che si prende con quei momenti, solamente verso sera ripartimmo... Lì gli esposi pienamente i miei desideri e i miei ideali, cioè formare un gruppo di più persone passando amichevolmente una giornata all'anno in allegra compagnia,
Con queste parole Edoardo Monassi ha ricordato, in occasione del 25' anniversario della fondazione, come e perché è nata la "Società dei Dieci" proprio quella domenica di marzo, sulla collina di Susans. Checo Gri, Toni Brusin, Laurin Barbon (cioè Francesco Calligaro, Antonio Baracchini, Lorenzo Ursella), tutti giovani di Avilla, sono stati i primi che, pieni di entusiasmo, si sono uniti ai due soci fondatori. Nel 1915, con la stesura di uno speciale Statuto, che i soci dovevano sottoscrivere e rispettate, si è stabilito che il numero massimo del gruppo doveva essere di dieci.
All'Articolo 1°, infatti, si legge: Si è istituita in Avilla una Società che prende il nome di Società Unione e Fedeltà ovvero Società dei Dieci perché nella detta non possono essere ammessi più di n°10 soci effettivi".
E ancora:
Art. 2 " I componenti la Società devono essere cattolici praticanti estranei ai partiti e alle contese". Art. 3 "Ogni socio è obbligato a visitare e confortare il socio infermo e in caso di morte accompagnarlo all'ultima dimora".
Art. 4 "La Società ogni anno l'ultima domenica si porterà a Susans e dopo una breve visita alla Chiesa salirà al colle ove farà uno spuntino".
Art. 5 "AI ritorno della gita la Società non potrà fermarsi in più di un caffè...".
Simpatica quest'ultima norma, evidentemente si voleva evitare di tornare a casa troppo allegri... e magari sentirle! Il permesso per le gite sociali venne dato addirittura dal Sindaco di Buja, Umberto Barnaba, in data 28 novembre 1926, mentre l'allora Arcivescovo di Udine Mons. Anastasio Rossi, con speciale concessione, autorizzò don Giobatta Masutti a benedire la bandiera che, ancora oggi, è conservata gelosamente nella casa dei Monassi di Avilla.
Era il 16 gennaio 1927. Ogni anno, quindi, i nostri amici partivano, alcuni con un carro trainato da un cavallo, altri a piedi, alla volta del colle di Susans. Sul carro c'era un cassone per il trasporto dei piatti, dei bicchieri, delle posate, della scodella per condire il radicchio, naturalmente non mancavano il cavaturaccioli... ed una coperta. C'erano le bottiglie di vino bianco e rosso, salami, formaggio, uova sode. Arrivati a Susans la prima tappa era la Chiesa e poi, stesa la coperta a terra e piantata la bandiera, incominciava la festa! Tra canti, risate e tanta sana allegria passava la giornata. Non mancava mai il "poeta" Pieri Brusio (Pietro Baracchini) che, con i suoi versi, ren deva ancora più divertente la gita. Nessuno dei Dieci sfuggiva alla sua penna ed al suo spirito:
"Barachin l'è avvilit
cul caratel dut sclenderît!
Mi par che Sior Tonin
con la legna el va benin!
No viot cassù Rico Zonton,
a l'è in Cjargne a fa pleton!"
Ma la "Società dei Dieci" non aveva solo lo scopo di riunire delle persone per ridere, mangiare e scherzare.
Gli iscritti, nei limiti delle loro possibilità e capacità, davano appoggio anche a quanto di bene e di buono si svolgeva nella borgata. Spesso venivano inviati a partecipare, con la bandiera, a manifestazioni pubbliche, come alla Messa in suffragio della Regina Margherita di Savoia, celebrata nel Duomo di Santo Stefano l'11 gennaio 1926 o alla funzione religiosa in commemorazione dei Caduti il 4 novembre 1926, "anniversario della data fatidica che vide finalmente avverata la profezia dei nostri Grandi".
Anche quando è nata la sezione di Buja dell'Associazione Nazionale Alpini, il 21 marzo 1926, la "Società dei Dieci" è stata presente all'adunata tenutasi nella sala del Tabeacco, per poi raggiungere Monte, dove si è svolta la cerimonia ufficiale.
Ma come si faceva per entrare a far parte della "Società"?
Per prima cosa bisognava risiedere nella borgata di Avilla (tradizione sempre rispettata), poi, in base allo Statuto, entro tre mesi dal decesso di un socio, chi desiderava entrare doveva presentare regolare domanda al Presidente che, riunita l'Assemblea generale straordinaria, discuteva la cosa. Il richiedente veniva ammesso se otteneva la maggioranza dei voti.
Mi piace concludere con i versi di Pieri Brusin:
"Vive i Dîs, che in culine
'e àn fat cjantà le rime,
vive i Dîs, plui rârs amîs,
che brindant all'alegrie
i pansirs 'e parin vie!"
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