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I gemellaggi 

nel terremoto del Friuli ….. 

di Aldo Bressani

 

State ascoltando l'intervento di Mons Aldo Bressani in occasione della inaugurazione della mostra fotografica dedicata all'Emigrazione (San Floreano 1992)

Il gemellaggio pare essere stato la scoperta più significativa e ricca del post-terremoto, nei paesi disastrati e tra la gente sconvolta dagli eventi tellurici, alla luce dello Spirito del Concilio Vaticano Secondo.

Il gemellaggio, infatti, voleva realizzare una presenza continuativa di chiesa tra la gente provata dal terremoto nel Friuli, fino a quando fosse perdurata la emergenza.

Fu la Caritas Italiana che, per intuizione del suo pro-Presidente Mons. Giovanni Nervo, fra i vari interventi escogitati propose il gemellaggio tra le Diocesi Italiane e le Parrocchie disastrate del Friuli.

Il gemellaggio si è caratterizzato quale sostegno materiale e morale, tendendo alla personalizzazione degli interventi, che avveniva attraverso i contatti diretti.

Veniva collocata un'antenna nel paese terremotato la quale consisteva in un gruppo di volontari della Caritas (giovani, suore o persone di estrazione diversa); questi avevano il compito di conoscere i bisogni della gente per comunicarli alle diocesi di provenienza, perchè potessero intervenire.

All'indomani del terremoto, molte diocesi e parrocchie, dal nord al sud d'Italia sono intervenute mediante l'invio di fondi e di materiale, attraverso gruppi di persone che sono state presenti per operare a sostegno delle popolazioni terremotate.

L'invito della Caritas Italiana alle Chiese particolari, a realizzare un gemellaggio con le parrocchie disastrate, è del primo giugno 1976 e le prime risposte sono cominciate a confluire il 15 giugno.

Settantasei diocesi hanno risposto all’appello, più le Chiese della Sardegna, che hanno voluto unire i loro sforzi, aderendo al gemellaggio a livello di regione conciliare. Almeno altre duecento diocesi hanno manifestato in modi diversi, ma sempre efficaci la loro solidarietà.

Può essere utile ricordare i vari gemellaggi tra diocesi italiane e parrocchie disastrate del Friuli, perchè pressoché inediti e perché ricordano gesti eroici e stupendi realizzati in quei momenti drammatici immediatamente dopo l'immane tragedia.

La diocesi di Roma fu gemellata con Osoppo, Bologna con Resia, Torino con Gemona, Napoli con Subit, Milano con Tarcento,Bergamo con Colloredo M., Bari con Lestans, Genova con Venzone la

Sardegna con Cavasso N., Vicenza con Artegna, Padova con Sedilis, Trento con Moggio Ud., Firenze con Buja S. Lorenzo, Corno con Avilla, Trieste con Urbignacco, Brescia con Madonna, Tortona con Tomba di Buja, Alba con Amaro, Albano con Lusevera, Alessandria con Vendoglio, Ancona con Trasaghis, Aosta con Magnano in Riviera, Arezzo con Flaipano di Montenars, Ascoli Piceno con Aprato, Asti con Verzegnis, Avezzano con Magredis, Biella con Torlano, Capri con Pignano di Ragogna, Casale Monferrato con Attimis, Chiavari con Anduins, Chieti con Coia di Tarcento, Cremona con Pers, Cuneo con Montemaggiore di Taipana, Faenza con Cergneu, Fano con Fanna, Fidenza con Masarolis, Fiesole con Canebola, Foligno con Dogna, Gorizia con Chiusaforte, Imperia con Bordano, Livorno con Ospedaletto, Lodi con Billerio, Lucca con Portis di Venzone, Mantova con Oseacco, Messina con Terzo di Tolmezzo, Mileto con Chialminis di Nimis, Modena con Cesclans, Mondovì con Farla, Noia con Raspano, Novara con Forgaria, Otranto con San Leopoldo La Glesie, Perugia con Peonis, Piacenza con Pradielis, Reggio Emilia con Resiutta, Prato con Clauzetto, San Miniato con Susans di Maiano, Savona con Pioverno di Venzone, Siena con Vito D'Asio, Sora con Avasinis, Treviso con Tricesimo, Trivento  con  Prossenicco,  Verona  con

Nimis, Vittorio Veneto con Campeglio.

E' impossibile ricordare tutto ciò che è stato realizzato con questi gemellaggi: i protagonisti di essi possono richiamare alla memoria quello che vi si è operato e sopratutto ricordare la qualità degli interventi continuati fino a quando la tragedia bussava alla porta del cuore dei terremotati, delle famiglie provate e delle case distrutte.

I   gemellaggi iniziavano con la conoscenza dei bisogni e si concretizzavano con la ricerca delle soluzioni insieme con la  popolazione,  sensibilizzando  e  coinvolgendo le chiese particolari di provenienza, e coordinando le iniziative delle diocesi gemellate.

Il  gemellaggio è apparso l'intervento più significativo e l'esperienza più originale di comunione ecclesiale; è risultato uno dei momenti più efficaci di educazione alla carità, che non solo è impegno a dare, ma disponibilità a ricevere.

Basti dire che le Caritas Diocesane di Roma, di Bologna, di Torino e di varie altre Chiese sono nate in occasione del terremoto del Friuli.

Tutti abbiamo imparato come si può diventare uomini solidali e cristiani autentici, e abbiamo appreso com'è e deve

essere la Chiesa del Concilio Vaticano Secondo.